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contributo inviato da ilbarbarosognante il 23 maggio 2012

Il paesaggio ferito nell’età dell’oro dei geometri
Il poeta aveva compreso la sofferenza causata dalla distruzione dell’orizzonte

di Salvatore Settis

In un’intervista di Maurizio Chierici, apparsa sull’Unita del 21
febbraio 2005, Andrea Zanzotto ha avuto modo di esprimere il suo
doloroso sconcerto davanti alle devastazioni del paesaggio (veneto, ma
non solo), che la subitanea ricchezza ha trasformato in un orizzonte
di orrori. Non solo fabbriche e supernegozi, ma ville, villette,
villone, in una perversa rincorsa “da Palladio ai geometri”. Una
ferita alla memoria storica, che lo sguardo acuto del poeta riconduce
alla miopia delle classi dirigenti, «che sono rimaste ferme a un’età
pregeologica. Per loro non c’è un tempo della realtà, cioè un tempo
della storia, che è minimo rispetto al tempo della geologia, quindi
hanno inventato il mito dell’impresa dalla crescita senza fine. La
natura non la sopporta. Tutti, dico tutti, da Bush, Putin e compagni
di briscola, lottano credendo di diventare chissà chi perché si
impadroniscono di un bruscolo di polvere che è la terra. Difendere il
paesaggio vuol dire difendere la bellezza della natura, che è la
bellezza della vita anche se può essere un inganno, come dice
Leopardi, “perché di tanto inganni i figli tuoi”». In queste parole,
improvvisate nella forma parlata quanto meditate nella sostanza,
Zanzotto coglieva benissimo il contrasto fra i tempi lunghi della
storia (la “geologia”) e i vantaggi immediati e di corto respiro in
nome dei quali i nostri paesaggi vengono quotidianamente
cannibalizzati. Coglieva, anche, la gravità crescente dello stress
psico-fisico innescato dalla violenza al paesaggio, dalla bellezza
distrutta e dal brutale consumo del suolo. Perché la natura che non
sopporta tanta violenza non è fatta solo di alberi e animali, di aria
e acque e luoghi. È fatta di donne e uomini, che nella carne e
nell’anima soffrono del brutale assalto alla bellezza e alla salute
che vediamo consumarsi sotto i nostri occhi.

Il paesaggio fisico che ci circonda corrisponde infatti a una
geografia mentale, la cui familiarità ci conforta e ci incoraggia
almeno quanto può farlo, quando c’è una serena memoria e coscienza di
sé. La distruzione dei suoi valori produce disorientamento, frantuma
antiche familiarità, innesca meccanismi di ansia e di ripulsa, fa di
ogni cittadino un disadattato.

Nessuno ha compreso la sofferenza esistenziale davanti alla
distruzione del paesaggio meglio di Andrea Zanzotto. Per lui, «il
paesaggio è trovarsi davanti a una grande offerta, a un immenso
donativo che corrisponde all’ampiezza dell’orizzonte. È come il
respiro stesso della psiche, che imploderebbe in se stessa se non
avesse questo riscontro». Le irresponsabili mutazioni dell’ambiente e
del paesaggio non innescano solo patologie psico-fisiche, generano
anche una diffusa patologia sociale. Accentuano le disuguaglianze,
perché colpiscono in modo assai più grave famiglie e cittadini meno
abbienti, costretti da spietati meccanismi di mercato ad abitare in
case sempre più piccole e infelici, in periferie senza carattere e
senza verde, spesso drammaticamente lontane dai luoghi di lavoro e con
trasporti inadeguati, prive degli spazi di relazione che per . molti
secoli hanno costituito il cuore e il vanto delle aggregazioni urbane
in Italia. Non meno importante è quello che un sociologo olandese,
Kees Keizer, ha chiamato “la diffusione del disordine”.

Chi vive in un quartiere brutto, sporco, mal tenuto, nel quale non
riconosce nulla dei propri orizzonti interiori, niente in cui
identificarsi, tende a violare ogni norma e ogni legge. Al
deterioramento dell’ambiente urbano si aggiunge così il degrado
provocato dai singoli, che può essere innescato da un’inconsapevole
rabbia contro la propria forzata emarginazione. È il principio “della
finestra rotta” (Wilson e Kelling): ogni vetro non sostituito invita a
tirare un sasso su quello accanto, e presto l’intero fabbricato va in
rovina.

Secondo gli studiosi di environmental criminology, il degrado del
paesaggio, specialmente urbano, è un importante fattore (situational
precipitator) che innesca comportamenti criminosi o violenti; al
contrario, il miglioramento della situazione ambientale, cioè della
qualità della vita, riduce o annulla l’incidenza dei comportamenti
deviati.

TAG:  CULTURA  ARTE  VENETO  PAESAGGIO  INFRASTRUTTURE 

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commento di magnagrecia inviato il 25 maggio 2012
[10] Piano di edilizia residenziale pubblica e popolare.
GESTIONE DEL TERRITORIO
Negli ultimi decenni, tra la destra e la sinistra, non è emersa, in particolare a livello locale, una marcata differenza nel modo di governare il territorio italiano, elemento fondamentale non soltanto per le sue intrinseche finalità, ma anche per lo sviluppo del turismo (*) e la qualità della vita delle persone, influenzata sia dal controllo del proprio tempo (spostamenti da e per i luoghi di lavoro), sia dalla relazione - sottovalutata – tra il territorio (urbanistica e architettura) e la psicologia delle persone. [...]
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