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contributo inviato da dianacomari il 23 maggio 2012

Negli ultimi mesi, giornali e televisioni non hanno fatto altro che parlare di Beppe Grillo e del suo movimento (il quale, però, viene presentato appunto come “di Grillo” o “i grillini”). Grande è l’aspettativa che i media hanno creato intorno al personaggio che mancava dalle scene televisive da anni e vi è rientrato prepotentemente e assiduamente grazie a pochi comizi in piazza. Dopo la vittoria alle comunali di Parma, Comacchio e Mira (tutti comuni che prima erano governati dal centrodestra pur essendo nella rossissima Emilia), Grillo viene accreditato da tutti come il vincitore delle elezioni, cosa che non è (dato che numericamente sono molti di più i comuni vinti da una coalizione di centrosinistra e l’unico partito che ha resistito e anche bene è il PD).
Ma la notizia di questo fenomeno “nuovo” è troppo ghiotta perché i media la accantonino e, allora, come è tipico del loro linguaggio, la enfatizzano, la esaltano (a volte la distorcono pure) fino a darle una rilevanza che non ha o almeno non nel modo in cui vogliono farla intendere.
Oltretutto si prende la città di Parma come esempio del “grillismo”, l’ex comico stesso l’ha definita la sua “Stalingrado” che aprirà la strada per conquistare “Berlino”, ma la città emiliana non può essere esempio di niente perché la situazione disastrosa in cui versava è un’anomalia assoluta in tutta Italia: ci sono esponenti della precedente giunta indagati, altri in carcere, altri accusati di ruberie e corruzione… Insomma, un terreno più che fertile per un voto di protesta tout court, dove ci sono cittadini giustamente arrabbiatissimi e in cui è molto più facile che a vincere sia chi urla contro tutti i politici dicendo che fanno tutti schifo allo stesso modo. Oltretutto si tratta di voti prevalentemente del centrodestra (quindi di elettori ancora più arrabbiati e delusi per le vicende di Pdl e Lega e che hanno idee politiche ben diverse da quelle del centrosinistra per cui sarebbe difficile anche un loro voto all’altra coalizione).
Tuttavia, la conquista di “Berlino” è possibilissima: i sondaggi Ipsos quotano il Movimento 5 Stelle al 18% in caso di elezioni nazionali e a questo dato ci si arriva non solo per la forte ondata di antipolitica che ingloba voti di protesta di gente arrabbiata che non vede l’ora di spazzare via tutti i partiti esistenti (e soprattutto le persone che li rappresentano) ma ci arriva in prevalenza grazie all’enfatizzazione mediatica del fenomeno di Grillo ad opera di giornali e tv.
Sistema di potere che oltretutto Grillo ha sempre mostrato di amare poco, tanto che ha cercato anche di vietare agli esponenti del “suo” movimento di andare in tv e rilasciare interviste. Tuttavia, Grillo, pur non rilasciando dichiarazioni, in tv e sui giornali c’è ripetutamente tutti i giorni e ne è ben consapevole. I media indirizzano le opinioni e le percezioni delle persone: lo sanno quelli che li gestiscono, lo sapeva Berlusconi (che, infatti, ci metteva i suoi uomini al comando) e adesso lo sa Grillo che, di fatto, è mediaticamente aiutato gratis.
Il rischio è che si crei un effetto simile a quello della Polverini, passata dal salotto di Ballarò alla poltrona di Presidente della Regione Lazio, i cui meriti (della candidatura e della vittoria) le derivavano solo dalle apparizioni televisive. insomma, "stanno creando un mostro". La tv amplifica e potenzia un fenomeno che di per sé è già sicuramente molto interessante, ma forse è presentato in modo non troppo corretto.
Tutti, infatti, continuano ad essere interessati a Grillo e ai suoi comizi in cui se la prende con tutto e con tutti, ma pochi hanno scoperto il Movimento 5 Stelle. Il ruolo dei giornalisti, invece, dovrebbe essere quello di cercare la notizia scavando dentro i fatti per coglierne l'essenza, fare emergere la realtà. Qui tutti rincorrono l'apparenza. In realtà Grillo potrebbe valere meno di come lo presentano o comunque è un fenomeno diverso da come viene divulgato.
Da questo punto di vista è interessante l’intervista rilasciata al Messaggero dal nuovo sindaco di Parma, che è del Movimento 5 Stelle ma ha preso subito le distanze dal suo guru.
Forse adesso inizierà la “caccia ai grillini” da parte dei media ma questo potrebbe essere utile perché si scoprirebbe anche che cosa pensano (al di là della protesta e dei comizi a battutacce di Grillo, che la gente va sentire solo per il gusto di vedere uno spettacolo gratis o il fenomeno del momento, ma che poi alla fine potrebbe non contare molto). L’impressione, infatti, è che “i grillini” non siano affatto un’estensione di Grillo e, oltretutto, loro hanno preso i voti e magari potrebbe essere interessante capire chi sono (non solo per curriculum ma politicamente). Sarebbe utile che i giornalisti cominciassero ad andare a vedere anche i programmi con cui i candidati del Movimento 5 Stelle hanno vinto e sarebbe curioso sentire cosa pensano le persone che hanno votato quei candidati (anche per pura protesta) cosa pensano dei loro programmi. Forse il fenomeno si depotenzierebbe, forse tutto questo presunto elettorato potrebbe non esser più tale; a meno che la rabbia verso gli altri partiti sia talmente forte da far decidere che piuttosto che votarli si sia disposti anche a votare per un programma che non si condivide affatto (cosa che può succedere se gli esponenti degli attuali partiti non si mettono presto in sintonia con le richieste del Paese e non aprono una grande fase di rinnovamento).
 

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