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contributo inviato da MarcoBorciani il 20 maggio 2012
La voglia di fare alcune considerazioni su questo weekend italiano ha trovato nel tweet di poco fa di Andrea Sarubbi un prezioso punto di partenza. La citazione di un versetto delle Letture della Liturgia odierna (Ef 4,4) mi ha dato il la a scrivere queste poche righe.
Le notizie che si affollano sulla prima pagina odierna sono, pur nella enorme diversità tra loro per tipologia, due immagini tristi e forti di un Paese che riscopre la sua debolezza. Ciò che unisce queste due tragedie (termine forte, ma esplicativo del disagio complessivo) non può essere solo la contiguità temporale. Deve essere, invece, quello spirito popolare che il versetto dell'Apostolo Paolo richiama alla Chiesa di Efeso.
Di fronte, insomma, a due eventi luttuosi e tragici, ciò che possiamo e dobbiamo sentirci dentro è proprio quel senso di unità e solidarietà che ci consenta di reagire, nell'un caso e nell'altro, non ripiegando nella sola paura, ma rialzandoci e rifacendoci popolo.

La tragedia di ieri, immane e deprecabile, ha innescato subito in tutti noi quella voglia di non piegare la testa, di riaffermare valori umani e civili fondamentali. Quelli che la barbarie di chi ha pensato e perpetrato quella strage hanno, forse solo per qualche minuto, prevaricato e cancellato. Un atto tanto vile quanto atroce ha scatenato una reazione di protesta civile, civica e pacifica attraverso tutto il Paese che si è mobilitato per dire "No. Noi non siamo così".
Quale che sia la matrice del gesto (mafiosa, stragista, terroristica, solitaria, seriale), è disumano quel che è accaduto. Ma al tempo stesso è tremendamente umano e confortante quello che si è generato di lì a poco: piazze piene in ogni parte d'Italia, scuole aperte oggi a Brindisi, risveglio di una coscienza critica nazionale. La prova, insomma, che il nostro Paese di fronte alle pagine più nere della sua storia reagisce non piegandosi alle logiche perverse di chi firma quelle pagine.

Ovviamente ben diversa è la natura dell'evento di questa notte - l'opera della natura non ha paragoni nemmeno lontani con la barbarie umana. Ma simile è, però, la reazione umana all'accaduto. La mobilitazione di solidarietà civile e operante delle popolazioni vicine è una straordinaria prova che il nostro popolo può dare. Certamente non può essere demandata alla spontaneità dei singoli, ma va ricondotta a chi (Protezione Civile e Vigili del Fuoco in primis) ne ha la competenza. Ma è la solidarietà territoriale, la cooperazione tra conterranei quello che ci fa essere orgogliosi del nostro essere italiani: capaci di esserci reciprocamente vicini, sinceramente sodali e fortemente com-passionevoli (nel senso latino del termine, quello del patire cum, provare l'emozione con).

Allora, davvero grande è la prova di popolo che stiamo dando e che dobbiamo continuare a dare. Una prova di unità e di solidarietà che ci aiuta ad attraversare le tragedie contingenti e che, alla lunga, ci rafforza come popolo, facendoci crescere e dandoci la spinta per attraversare il tunnel di questo periodo storico di crisi. 
Un solo corpo e un solo spirito.
TAG:  SAN PAOLO  EFESINI  SARUBBI  BRINDISI  TERREMOTO IN EMILIA  POPOLO ITALIANO 
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