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contributo inviato da Achille_Passoni il 18 maggio 2012


È semplicemente inqualificabile il comportamento della Champion, che si è rifiutata di presentarsi all'incontro organizzato dalla Regione Toscana per discutere della decisione di chiudere lo stabilimento di Scandicci, dopo aver comunicato alle dipendenti che l’unica opzione, prendere o lasciare, è il trasferimento a 150 km di distanza. Mi auguravo che l'azienda dimostrasse un sussulto di responsabilità, ma il suo comportamento la pone sullo stesso livello dei padroni delle ferriere.

Dispiace davvero che un noto marchio italiano svilisca così la sua storia e il suo prestigio, non solo facendo venire meno quel minimo senso di responsabilità sociale nei confronti delle proprie dipendenti e dei loro famigliari, ma addirittura rifuggendo il confronto con le istituzioni accampando motivazioni del tutto pretestuose, definendo la sede della Regione non appropriata per un incontro finalizzato a trovare soluzioni di sostegno per le legittime difficoltà dei lavoratori.

Un’azienda che intende continuare a competere in un mercato molto competitivo quale quello dell’abbigliamento sportivo  dovrebbe riflettere su tutto ciò che attiene ai diritti, alle regole e ai diritti dei lavoratori, e quali ricadute sulla propria immagine abbiano delle decisioni sbagliate su questi temi.
TAG:  CHAMPION  SCANDICCI  TOSCANA  FIRENZE  LAVORO  ECONOMIA  DONNE  DIRITTI  SINDACATO 

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