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contributo inviato da Achille_Passoni il 15 maggio 2012


Ad una settimana dal risultato delle amministrative e ad una dai ballottaggi, mi pare che il quadro sia sufficientemente chiaro. L'esito delle elezioni amministrative di domenica e lunedì è lo specchio di una crisi della politica e della rappresentanza che non scopriamo certo oggi, ma che dopo il voto assume i connotati di un vero e proprio tsunami.

Il Popolo delle Libertà praticamente non esiste più, la Lega è al disastro, il Terzo Polo ottiene un risultato a dir poco deludente, avanzano con forza il Movimento cinque stelle di Grillo e infine l'astensione - cosa quest'ultima da non sottovalutare - anche dove governiamo da sempre o quasi. L'unico partito che mantiene la solidità è il Pd.

Per noi è un risultato certo importante, perchè innanzitutto consente al centrosinistra di conquistare la stragrande maggioranza dei comuni già al primo turno e ci dà un' ottima prospettiva di vittoria ai ballottaggi. Detto ciò, ed è molto, non possiamo sottacere il calo di consensi al partito in termini assoluti, e il fatto che non si sia intercettato il voto in libera uscita dal disastro del centrodestra. E' un risultato, dunque, che ci consegna indubbiamente una responsabilità ancora maggiore per i mesi a venire.

Il Partito Democratico infatti non può accontentarsi - come dice giustamente Bersani - di "vincere sulle macerie". Il cambiamento di scenario che era nell'aria e che ora è stato certificato dai cittadini, pone inevitabilmente il Pd al centro della scena politica, con tutti i rischi e le opportunità che questa situazione comporta. Parlo di rischi perchè temo che da oggi il Pd sarà, ancora di più, il bersaglio dell'antipolitica e di chi si oppone a questo Governo, di cui i democratici sono e saranno leali sostenitori. Ma siamo di fronte anche a una situazione ricca di opportunità: anche perchè i nostri elettori hanno compreso il senso profondo del nostro leale sostegno al governo Monti e non scambiano le giuste e costruttive critiche che pur avanziamo quando le cose ci sembrano sbagliate con gli strumentali atteggiamenti del Popolo delle libertà, finalizzati esclusivamente a difendere interessi di parte. In più, persistendo nell'errore di scambiare causa con effetto. La drammaticità della situazione che vive, infatti, la gran parte degli italiani a reddito da lavoro o da pensione, il centrodestra non può imputarla che a se stesso e alla sua sciagurata stagione di governo.

E, purtroppo, le reazioni di questi giorni - al netto del fatto che sono "sotto botta" - confermano questa sciagurata confusione. Anche da qui, quindi, l'opportunità grande per il Pd e cioè l'occasione di guidare la transizione verso una Terza Repubblica, di porci al centro della scena politica con credibilità per intercettare le istanze dei riformisti e di chi vuole cambiare davvero questo Paese.

In questo momento il Pd può e deve - questo è il nostro modo serio di sostenere lealmente il Governo - favorire lo spostamento dell'azione dell'esecutivo sui binari della crescita. Sfruttando anche lo slancio che in questo senso deriva dalla vittoria di Hollande in Francia, si tratta di accompagnare le aperture che Monti ha già cominciato a fare verso la costruzione di un nuovo quadro di politica economica che consenta al tema crescita di diventare la cornice di specifiche politiche europee e nazionali a questo finalizzate - senza mai far venir meno l'attenzione alla finanza pubblica e ai conti dello Stato, specie per un Paese come il nostro con un debito gigantesco e una necessità altrettanto enorme di finanziarlo.

Nel contempo, il Pd deve proseguire con ancora più forza nella strada della riforma della politica in tutti i suoi aspetti, nella drastica riduzione del finanziamento pubblico ai partiti, a partire dal dimezzamento della rata di luglio - a questo proposito mi pare non ci sia più nulla da discutere con gli altri partiti: si vada in Aula e ognuno si assuma la propria responsabilità di fronte ai cittadini. E ancora, dobbiamo proseguire sulla strada della trasparenza, pubblicità e controllo dei bilanci per tutti i partiti, come già avviene nel nostro, fin dalla sua nascita; sulla strada della riforma dei partiti stessi per renderli tutti davvero rispondenti al dettato costituzionale, della moralità ed eticità di chi fa politica - anche qui, come nel caso del codice etico del Pd - ancora di più dopo i troppi casi che sono miseramente saliti alla ribalta delle cronache.

Questi temi, insieme a quelli per fronteggiare la gravissima crisi economica, devono tradursi subito in proposte concrete e in una risposta del Pd alla crisi della politica, perchè solo noi, solo il nostro riformismo - per la stessa ragione della nostra nascita - può offrire una piattaforma credibile a tutte le forze interessate al rinnovamento dei partiti e indicare ai cittadini una alternativa alla crisi dilagante di credibilità. L'unica certezza in questa confusione è proprio il Partito Democratico: da questa certezza dobbiamo ripartire per ricomporre questo "quadro in pezzi" che è l'Italia. E' un compito difficilissimo, ma non ci sono alternative. E non c'è alternativa a che lo faccia il Pd.
TAG:  PD  ELEZIONI  GOVERNO  AMMINISTRATIVE  CRESCITA 

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