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contributo inviato da fabio1963 il 12 maggio 2012

 

 Alberto Rotondi 

Nei sistemi chiusi, che non scambiano energia con l’esterno, il disordine (entropia) non può mai diminuire. Aumentando il disordine, l’energia tende ad assumere la sua forma più degradata, le temperature tendono ad una distribuzione uniforme, il che non permette più di compiere lavoro con le macchine termiche. Quindi, aumentando il disordine, diminuisce la possibilità di mantenere la vita, che si basa sull’ordine e la possibilità di compiere lavoro. L’ordine è ben rappresentato dalle molecole complesse del DNA (la cui origine è tuttora un mistero).

Sulla terra è possibile mantenere la vita perché siamo in presenza di un sistema aperto, che riceve energia dall’esterno e che crea ordine attraverso una macchina complessa. La sorgente di energia è il sole, e la macchina che crea ordine è la fotosintesi clorofilliana. In parole povere,  senza il mondo vegetale, che da molecole semplici, sfruttando l’energia del Sole, crea molecole complesse, la vita sulla terra sarebbe destinata a sparire.

Però la macchina Sole-fotosintesi è lenta. Se l’uomo accelera il consumo delle risorse, in pratica rende la terra un sistema chiuso, dove il consumo delle risorse (minerali e biologiche) non si rinnova. Chi studia queste cose è da tempo arrivato alla conclusione che la terra, dal punto di vista dello sviluppo umano, è ormai da considerarsi un sistema chiuso, perché l’umanità ha raggiunto l’impronta ecologica di 1.4: in altre parole, si richiede alla terra un 40% in più rispetto alla sua capacità di rinnovamento, e l’entropia sta aumentando.

La migliore  definizione di sostenibilità è quindi: non aumentare l’entropia del sistema.

Cosa c’entra tutto questo con l’economia? C’entra eccome, perché l’economia di un sistema aperto prevede che si possa prelevare dal sistema quello che si vuole e buttare nell’ambiente tutto ciò che si vuole, tanto non ci sarà nessuna conseguenza. L’unica legge valida sarà pertanto quella della domanda e dell’offerta. Liberismo  e poco intervento pubblico. Nell’economia di un sistema chiuso,  invece, occorre regolare il mercato e la produzione con politiche di intervento pubblico per assicurare l’integrità dell’ambiente e la sostenibilità. Come si vede, il sistema aperto è compatibile con politiche che possiamo definire di destra, quello chiuso richiede  politiche di sinistra. Per questo motivo lo scontro sulla sostenibilità si è fatto subito politico, ed i dati di fatto sono stati spesso forzati, dall’una e dall’altra parte, per motivi ideologici.

Non sono un economista, ma la mia impressione è che il paradigma dominante tra gli economisti sia ancora quello del sistema aperto. Se questa mia impressione fosse vera, avrebbe ragione Fabio Marinelli, e gli economisti liberisti fautori della crescita continua, che consigliano i politici, ci porteranno tutti verso la catastrofe.

Non sono in grado di indicare come, ma vorrei dire agli economisti: ”per favore trovate una teoria economica in grado di assicurare lo sviluppo del mondo povero e la sostenibilità  impedendo che, insieme allo sviluppo, crescano le disuguaglianze, il dissesto irreversibile dell’ambiente e il consumo delle risorse. E’ possibile uno sviluppo senza crescita?”

Credo che se gli economisti non sapranno rispondere a questa domanda saranno guai per tutti (anche per loro).

Il cambio di paradigma è molto difficile, ma in Fisica, negli ultimi 100 anni, ce ne sono stati almeno 3 (la relatività, la meccanica quantistica e oggi la materia e l’energia oscura). Dal punto di vista entropico, noi ci nutriamo di molecole vegetali (o animali, che comunque derivano da quelle vegetali) complesse e produciamo escrementi (molecole più semplici) aumentando il disordine. Però abbiamo un organo meraviglioso che produce ordine: il cervello e i suoi pensieri. Se all’ordine dei pensieri seguisse anche quello delle azioni, attraverso la politica, forse ci salveremo.

Alberto Rotondi 

P.S. Allego alcune trasparenze su questo argomento. Consiglio anche la lettura di:

La terra svuotata di Ugo Bardi, Editori Riuniti, 2011.

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TAG:  ENTROPIA  ECONOMIA  ECOLOGIA  NICHOLAS GEORGESCU-ROEGEN  ALBERTO ROTONDI  FABIO MARINELLI 

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