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contributo inviato da pdpratobicocca il 11 maggio 2012

Bella serata politica quella trascorsa mercoledì 9 maggio al Circolo Pd di Affori, dove - con Mariangela Rustico (coordinatrice Pd della Zona 9) e Franco Mirabelli (Consigliere Regionale) - si è discusso di Regione Lombardia e si è fatta una prima analisi dei risultati elettorali dei comuni della provincia di Milano.

Ad aprire la discussione è Mariangela Rustico che ha presentato un po’ il nuovo scenario a cui hanno dato luogo le elezioni amministrative, con 6 comuni già conquistati dal centrosinistra in provincia di Milano e molti altri che andranno al ballottaggio in forte vantaggio rispetto al centrodestra. “Il Partito Democratico ha tenuto bene”, ha commentato la coordinatrice del Pd della zona, ricordando che “rischiavamo un risultato molto più critico” data la forte ondata di antipolitica che tende ad equiparare tutti e a prendersela indistintamente con tutti. Diversa è la situazione del Pdl che si è frantumato, secondo Mariangela Rustico anche perché “non è un partito, non ha un’anima e gli elettori si sono sentiti tutti liberi”.


“C’è una crisi grandissima del centrodestra: non c’è più, non ha una leadership e un progetto credibile”, è stato il commento di Franco Mirabelli agli esiti elettorali. “Il fallimento del Pdl e della Lega non sono dovuti esclusivamente all’ondata di antipolitica e agli scandali di questi mesi”, ha sottolineato Mirabelli, segnalando che “c’è stato soprattutto un loro fallimento politico”. Un fallimento evidente in Lombardia, dove Pdl e Lega sono nati e hanno avuto maggior forza perché hanno cercato di farsi interpreti delle domande del Nord, di chi voleva liberarsi dall’apparato statale, dall’eccesso di burocrazia e anche dalle tasse. Un fallimento delle ricette proposte da Pdl e Lega per rispondere alle esigenze del Nord e senza le quali ora resta un vuoto e tocca al Pd riempirlo.
“Non è più il tempo di ipotizzare un partito del Nord o di rincorrere altri”, ha affermato Mirabelli, segnalando che “adesso dobbiamo mettere in campo un progetto nazionale in grado di rispondere alle domande del Nord”.
In merito alle vicende della Lega, il consigliere regionale, ha detto che quella in atto è una “faida profonda interna che non si ricomporrà” e, conseguentemente, tutto il campo del centrodestra dovrà ricomporsi e sarà diverso da quello attuale.

Guardando i dati elettorali, secondo Mirabelli, è preoccupante che vi sia un astensionismo così alto per delle elezioni in cui si vota per i sindaci: “il dato dell’astensionismo indica che c’è una distanza sempre più ampia tra i cittadini e le istituzioni”, ha commentato il consigliere. La crisi della politica ha coinciso ed è stata alimentata dalla crisi sociale e questo, per Mirabelli, si è tradotto in un non voto o nel voto al Movimento Cinque Stelle. Movimento quello dei grillini che Mirabelli ha ricordato che non va sottovalutato perché la loro vicenda ricorda molto gli inizi della Lega. “Noi dobbiamo togliere l’acqua di cui sia alimenta il movimento di Grillo”, ha chiarito Mirabelli, affermando che “provvedimenti come quelli sulla riduzioni dei rimborsi elettorali che si è votato in Parlamento o quello sulla trasparenza dei bilanci e sullo statuto dei partiti – che si spera vengano presto calendarizzati e approvati – vanno in questa direzione”.

Secondo Mirabelli c’è stato anche il tentativo di far passare l’idea che tutti sono uguali per voler rimuovere i fallimenti del governo Berlusconi ma, con questo voto, i cittadini hanno dimostrato chiaramente di sapere chi ha delle responsabilità per la situazione in cui siamo arrivati.
“Il centrosinistra ha conquistato comuni come Cernusco o Pieve Emanuele ed è arrivato al ballottaggio in luoghi dove fino a poco tempo fa era impensabile, come Legnano e Magenta”, ha commentato Mirabelli, segnalando che l’analisi dei risultati andrebbe fatta tenendo presente che a questa tornata elettorale si sono presentate numerose liste civiche legate al Pd per dare maggiore forza ai candidati e che, comunque, in questo scenario, in cui “ci sono macerie ovunque, c’è un partito che tiene ed è il Pd e questo dobbiamo rivendicarlo ed esserne orgogliosi”.
“La crisi sociale ha provocato la crisi del sistema politico. – ha evidenziato Franco Mirabelli - Il risultato ottenuto dal Partito Democratico non va minimizzato: siamo in un sistema politico terremotato e dentro ad una crisi sociale che ha prodotto questo terremoto in tutta Europa. Nessun commentatore aveva previsto che il Pd avrebbe tenuto in questo scenario”. “Abbiamo retto, nonostante gli scandali Lusi e Penati, perché siamo un partito, perché non abbiamo cercato la risposta in un leader ma abbiamo cercato la partecipazione con le primarie e discutiamo (a volte anche troppo sui giornali) e questo ci fa essere un partito popolare, radicato sul territorio e da lì riusciamo a costruire un rapporto con i cittadini”, ha affermato il consigliere, rivendicando che “Dobbiamo scommettere sul Pd, il Paese deve scommettere sul Pd. L’alternativa a questo è il populismo, si chiami Grillo o Montezemolo”.

In un quadro in cui la politica fatica a trovare risposte nazionali e ad essere incisiva perché ci sono centri decisionali sovranazionali che scavalcano gli Stati, secondo Mirabelli, è facile che trovi spazio chi cavalchi le proteste e, nei prossimi mesi, cercheranno di colpire chi è rimasto in piedi e quindi il Pd deve essere preparato a questo. “Se non ci fosse stata la crisi, il disagio sociale e famiglie che sono passate dall’essere ceto medio al non avere più niente, non sarebbe stato così facile attecchire per l’antipolitica”, ha sottolineato Mirabelli.
In questo scenario, secondo il consigliere Pd, quattro sono le tematiche su cui puntare: innanzitutto occorre recuperare il tema della credibilità perché “non dobbiamo lasciare passare l’idea che siamo tutti uguali” e questo è possibile mandando segnali concreti come quello sul taglio dei rimborsi elettorali; poi un altro tema è quello della necessità di mettere mano al patto di stabilità per permettere ai comuni che hanno i soldi di usarli per finanziare progetti concreti e utili; una proposta da portare avanti è poi quella di utilizzare i soldi recuperati dalla lotta all’evasione fiscale per sostenere chi non ha reddito; e infine una riforma elettorale che vada verso il doppio turno alla francese (come previsto dal documento approvato dall’Assemblea Nazionale). Per fare tutto questo, secondo Mirabelli, ci vorrà del tempo ed è impossibile andare alle urne ad ottobre.

 

Venendo alle vicende della Regione Lombardia, Franco Mirabelli ha sottolineato che ormai si è esaurita la spinta propulsiva di Formigoni e il governatore resta chiuso nel palazzo e pensa solo a difendersi degli scandali che lo hanno travolto. La crisi di Formigoni coincide con la crisi del centrodestra ed è sicuramente una crisi morale, in quanto ci sono 8 assessori di giunte attuali o precedenti, scelti personalmente da Formigoni, che sono inquisiti e alcuni sono anche stati condannati o si trovano in carcere e, a questo, “non si può rimediare semplicemente con un rimpasto di giunta”, ha denunciato il consigliere Pd. Rimpasti che – ha segnalato Mirabelli - oltretutto, non sono stati fatti nel tentativo di rilanciare l’azione politica per la Lombardia, ma solo per sostituire delle persone arrestate o perché mancavano le donne (come ha stabilito il tribunale) e queste sostituzioni sono state fatte secondo logiche interne alle fratture della Lega e al congresso del Pdl.

La crisi morale si lega anche ad una crisi politica di quello che è stato un modello, un sistema di potere che è stato costruito in questi anni, secondo Mirabelli che ha segnalato come questo si veda anche in Consiglio Regionale dove tutto si regge su rapporti di scambio all’interno della maggioranza composta da Pdl e Lega (per cui vengono approvate legge incostituzionali come quella sul dare la precedenza agli insegnanti lombardi nelle scuole o la legge Harlem contro i negozi di kebab, ma vengono anche spartiti posti in Asl, ospedali e società). “Oggi c’è una maggioranza che non è in grado di dare niente alla Regione” ha commentato Mirabelli, ricordando che, invece, “la Lombardia, con le sue potenzialità dovrebbe essere la locomotiva per aiutare ad uscire dalla crisi”. Mirabelli, però, ha segnalato anche che, con questi risultati elettorali, è chiaro che il centrodestra resterà arroccato ancora di più in Consiglio Regionale perché Pdl e Lega non sono in grado di andare da nessun altra parte e, in caso di elezioni, potrebbero perdere tutto.

Mirabelli ha denunciato un sistema centralista di gestione e delle nomine che ha portato alla costruzione di un sistema opaco in cui scarseggia la trasparenza. Anche per questo, secondo Mirabelli, sarebbe necessario un limite ai mandati perché altrimenti il rischio di concentrare troppo potere su una sola persona per troppo tempo provoca delle degenerazioni.
“Oggi, l’unico posto in cui il centrodestra ha la maggioranza in Lombardia è il Consiglio Regionale e il fatto che, dopo questi risultati elettorali, Formigoni si sia affrettato a dire che la sua maggioranza è salda, non fa altro che contribuire all’aumento della distanza che c’è tra i cittadini e la politica”, ha commentato Mirabelli, segnalando che in questo modo, si rischia di dimostrare che “la politica sta da un’altra parte rispetto a quanto hanno chiesto i cittadini con il voto”.

Mirabelli ha precisato che il Partito Democratico, a breve, chiederà che Formigoni si dimetta da Commissario all’Expo e presenterà un’altra mozione di sfiducia al governatore ma, considerati i numeri in Consiglio Regionale, è difficile che passi. Merito del Partito Democratico in Regione, però, è quello di esser riuscito a tenere unite tutte le opposizioni e su questo occorre continuare a lavorare: “Dobbiamo essere bravi a costruire una proposta politica con un’alleanza tra le forze politiche e le forze della società civile che vogliono un cambiamento in Lombardia”. Mirabelli ha anche ricordato che la Regione è un’istituzione molto importante, dove si giocano le politiche per la casa, la sanità e altri settori chiave e su questo occorre fare iniziativa politica, mentre troppo spesso ci si è concentrati esclusivamente su Comune e Provincia. “Serve dare l’idea di una Regione diversa, non centralista e trasparente. Dobbiamo cominciare a dire cosa vogliamo fare e che il candidato presidente sarà scelto con le primarie. Serve anche avviare un percorso per cominciare a mettere insieme le competenze e far relazionare i vari mondi, per costruire una credibilità sui progetti che si vogliono portare avanti”, ha concluso Mirabelli.
 

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