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contributo inviato da Claudia Castaldini il 8 maggio 2012

Ciò che è accaduto alle elezioni di ieri (6/7 maggio) può essere riassunto nel modo seguente:  il PdL si riduce al lumicino mentre la Lega farebbe lo stesso se non ci fosse Verona e il Terzo Polo quasi non esiste, il PD tiene e vince, ma non raccoglie tutti i consensi che la grave caduta del centrodestra potrebbe far pensare, il Movimento 5 stelle di Grillo emerge con grande evidenza.  Senza entrare nel dettaglio, è possibile esaminare il dato restando sul piano generale, assumendo che il risultato di un'elezione amministrativa e parziale indichi una tendenza.
Innanzitutto, la destra ha fallito sotto ogni profilo e questo sembra ben chiaro ormai a chiunque:  le promesse sono andate perdute, le politiche hanno addirittura causato un serissimo problema alla tenuta dei conti dell'Italia, tanto che è stato necessario l'intervento di un governo di tecnici per evitare il peggio. L'immagine del suo leader (che mai è stato "carismatico" in vita sua) è appannata, e il suo successore è già grigio di suo.  I gadget leghisti nell'immaginario collettivo affiancano ormai all'ampolla con l'acqua del Po, diamanti, lingotti e presunte lauree albanesi.
Questa situazione è estremamente favorevole ai progressisti, all'area centro-sinistra, per cui la vera domanda da porsi è perchè non sfondi. Il Partito Democratico viene confermato dal peso che gli hanno dato gli elettori come affidabile, vedremo ai ballottaggi se anche vincente fino in fondo, ma sicuramente il grande partito che non si "liquefa", per usare le parole di Beppe Grillo, e che rappresenta una valida proposta politica per il futuro. Le posizioni chiare tenute in questi mesi di sostegno al governo dei tecnici, come il punto fermo sull'articolo 18, sono state a mio avviso comprese.
Nonostante questo, il PD non raccoglie ciò che dovrebbe raccogliere dallo stato di estrema difficoltà della controparte di destra. Forse, l'ascesa dell'astensione e del Movimento 5 stelle può indicare alcune delle ragioni. Non è dato sapere da dove provengano astensioni e sostenitori di Grillo, ma tra le fondamenta del rifiuto degli uni e della politica degli altri - perchè di questo si tratta, e non di "antipolitica", denominazione assurda per un movimento che si propone di governare il territorio - c'è un'abbondante dose di sfiducia nelle formazioni politiche che hanno operato finora.
Non sono gli errori, come comunemente si dice, a generare sfiducia negli elettori, ma i mancati interventi.
La carenza nella capacità e nella tempistica decisionale, che deve intervenire prima che salga la protesta popolare o che vengano pubblicati libri di successo (p.es. i costi della politica), e la carenza nell'interpretare nuove esigenze, come i numerosi temi riferibili alla questione ambientale, o il legame con il proprio territorio (che non è nuovo, ma è in questi tempi che viene alterato). Si tratta di temi molto sentiti dalla popolazione, che si tratti di inquinamento locale o di consumo di suolo o di santuramento della propria città, del proprio borgo, della propria campagna, che negli anni non hanno ricevuto mai risposta. Il fortissimo legame esistente in Italia con il proprio campanile è stato interpretato dalla Lega, con i risultati che vediamo.  Mentre alle istanze ambientali non ha mai risposto nessuno, con senso di realtà e concretezza, se non in misura minima.
Questi temi sono già negli interessi e nelle aspettative dell'elettorato del PD, che si aspetta che vengano affrontati e, per quanto possible, risolti. Se il futuro dell'economia, dell'energia, dell'industria risiede in buona sostanza nell'innovazione a basso impatto ambientale, il futuro della nostra vita individuale e sociale risiede nelle opportunità offerte da città, paesi e campagne vivibili e non snaturate da outlet, svincoli stradali e assenza di verde. Gli amministratori PD che, spero, vinceranno anche i ballottaggi dovranno tenerne conto.
 

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