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contributo inviato da MarcoBorciani il 7 maggio 2012
In attesa di avere dati definitivi e chiari sul voto italiano (che già, però, presenta non pochi spunti di riflessione), vorrei fare qualche considerazione su quanto avvenuto ieri nelle urne aperte in Europa.

Parto da un dettaglio che viene dalla Grecia e che, ancorché contestualizzabile, ha evidenti segni di gravità e di preoccupazione. Mi riferisco non tanto all'eccessiva frammentazione partitica e alla sonora bocciatura di quanti già sedevano al Parlamento e, pertanto, sono stati identificati come responsabili della situazione drammatica in cui versa il Paese. Il dato preoccupante, allarmante e grave è l'accesso di "Alba dorata" al Parlamento greco, un partito di palese e acclarata ispirazione neonazista. Ora, ribadisco, il dato necessita di una contestualizzazione che tenga conto della delusione, della protesta e del disamore politico della gente: non farlo sarebbe un errore di valutazione madornale. Ma non si può non avere timore di un dato tanto pesante: un consenso del 7% (o simile) deve farci paura e deve far riflettere l'intero sistema politico europeo. Il clima di sfiducia e delusione che tiene in pugno la Grecia è un pericolo da non sottovalutare, soprattutto perché può avere ripercussioni altrove.
Un dato che, con opportune correzioni e proporzioni, va a braccetto col 18% ottenuto dal "Fronte National" di Marine Le Pen due settimane fa in Francia: gli estremismi di destra nuovamente serpeggiano in Europa e occorre aprire ben bene gli occhi per non rischiare di sottovalutarli.

Sul dato elettorale tedesco, pur non eclatante né troppo significativo, credo che la stentata tenuta della coalizione governativa della Merkel sia emblematica della crisi del modello ultra-rigorista che ha messo le briglie al Continente e alla sua economia. Un segnale buono che apre uno spiraglio di non poco conto nella politica europea in senso ampio.

Ovviamente, poi, fondamentale e storico è il dato elettorale francese: il trionfo di Hollande è quel "vento di cambiamento" che si aspettava da tempo in Europa e che tutti noi, a sinistra, salutiamo con una gioia immensa. La sconfitta di Sarkozy suona come una bocciatura sonora allo stesso rigorismo di cui sopra. L'apertura di credito al candidato Socialista è l'apertura di una nuova era politica, innanzitutto per la Francia, ma soprattutto per l'Europa: con il cambio al vertice della Francia possiamo, e dobbiamo, auspicare un'importante inversione di rotta nella guida dell'Europa. Da qui, dunque, dalle urne francesi soffia un vento nuovo che, è l'auspicio di quanti hanno salutato con entusiasmo i risultati di ieri, dirotterà l'Europa verso un nuovo clima di politica economica.
Da questo vento, poi, i vari partiti centro-sinistra sparsi nel Continente potranno e dovranno trarre i debiti insegnamenti e le giuste ispirazioni politiche per l'amministrazione dei loro territori - il PD per primo.
TAG:  VOTO EUROPEO  6MAGGIO  GRECIA  GERMANIA  FRANCIA  HOLLANDE 
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