.
contributo inviato da verduccifrancesco il 4 maggio 2012
Il sequestratore di Romano di Lombardia non è un criminale ne un folle depresso ma una persona che, nell’attuale situazione socio/politica/economica, non ha trovato riscontri ne sociali ne politici alla sua situazione economica.
Certo, si può dire che azioni più o meno violente portano sempre ad altra violenza, che in democrazia sono altri i metodi da usare, che la società mette a disposizione le strutture adeguate (quali?), ecc., il che è vero in situazioni normali, in un’economia sana e non in crisi.
Quando, però, l’economia è in crisi e i gestori politici ed economici della cosa pubblica non sanno che pesci pigliare e, cosa aberrante in democrazia, non vogliono saperne di contribuire ai sacrifici, tutti gli schemi sono destinati a saltare.
La confusione attuale delle strutture preposte ad affrontare la crisi non fa che aumentare il disagio, di per se già forte per ragioni economiche, di quanti si trovano a pagare la crisi in prima persona.
Il fatto che il disagio si sia manifestato, inizialmente, con azioni suicide da parte di coloro che ne erano maggiormente affetti, appunto, è stato determinato dalla confusione, ovvero, dalla mancanza di riferimenti a cui ricorrere per sopportare il peso della crisi. Questo non significa che la confusione continuerà a persistere. L’episodio di Romano di Lombardia sta a dimostrare che le persone prendono coscienza che i loro problemi non sono determinati dalla loro incapacità ad affrontare i problemi o dalla loro incapacità a far fronte ad eventi ritenuti incontrollabili, ma da forze che si possono sia controllare che combattere.

Quello di Romano di Lombardia è un passo avanti nella presa di coscienza. Significa che il suicidio, di per se, non risolve il problema ma che bisogna portare all’attenzione della popolazione, anche con azioni eclatanti, la situazione cui viene a trovarsi parte della società.
Questo Signore, non deve essere trattato come un criminale - anche se l’azione in se lo prevede - ma come un cittadino che non può più sopportare l’azione macchinosa delle strutture.  
Le leggi vanno bene finché sono fatte a misura d’uomo, cioè, quando tengono conto delle difficoltà di rispettarle. Quando, invece, la legge è fine a se stessa, quando cioè viene fatta rispettare semplicemente perché è legge, allora - considerando che le leggi non le fanno i cittadini - i cittadini hanno il diritto/dovere di contestarla.

Credo che il fatto di Romano sia da includere nella categoria di chi agisce fuori dalle leggi per necessità.
TAG:  TASSE  PROTESTA  ROMANO DI LOMBARDIA 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
10 marzo 2009
attivita' nel PDnetwork