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contributo inviato da Achille_Passoni il 4 maggio 2012


Questa mattina a Scandicci ho incontrato una rappresentanza delle lavoratrici della Champion, azienda che ha deciso di chiudere lo stabilimento locale comunicando alle dipendenti che l’unica opzione, prendere o lasciare, è il trasferimento nella sede di Carpi, a 150 km di distanza. La proprietà sta avendo un atteggiamento sconcertante nel rifiutare il dialogo con le istituzioni locali e le sue lavoratrici: sebbene non ci siano costi a suo carico, infatti, la Champion nega alle dipendentii che non hanno l’opportunità di trasferirsi qualsiasi ammortizzatore sociale, inclusa la misura minima della mobilità.

Mi auguro davvero che nei prossimi giorni la Champion torni sui suoi passi, e con un atto di saggezza riapra il dialogo con le lavoratrici e il loro sindacato. Chiudere uno stabilimento rientra certamente nelle legittime scelte di un’azienda, dunque quello che si chiede alla Champion è qualcosa che dovrebbe sentire come una sua precisa responsabilità sociale, ovvero semplicemente quel livello minimo di attenzione e disponibilità verso i problemi veri delle persone, in questo caso donne e in gran parte madri di famiglia, che incomprensibilmente non ha dimostrato sinora.

Peraltro, proprio in un momento in cui si stanno discutendo in Parlamento le nuove e necessarie regole per il mercato del lavoro, sarebbe giusto per le lavoratrici - e opportuno per l’azienda - quantomeno un ritorno al dialogo. Sarebbe un bel segnale al Paese, e ricorderebbe a tutti che le regole sono importanti, ma non sostituiscono mai il necessario senso di responsabilità che deve sempre guidare le scelte per un rapporto positivo e corretto tra imprese e lavoratori. Spero dunque che l’atteggiamento della proprietà cambi, e si torni al più presto alla ragionevolezza.
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