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contributo inviato da Claudia Castaldini il 28 aprile 2012

Le parole del Ministro Passera a proposito delle scelte in materia di energia che il governo attuale intende fare sono inequivocabili:  un sostegno alla ricerca di idrocarburi nel nostro Paese che, a suo dire, sarebbe foriero di sviluppo e posti di lavoro. La contrapposizione con le idee precedentemente espresse sulle rinnovabili, descritte come un costo in bolletta (elettrica), è parsa subito evidente ed è stata criticata aspramente da organizzazioni ambientaliste e di settore.  Secondo Passera, “se si aumentasse la produzione nazionale (di idrocarburi), adeguando la normativa italiana a quella europea, si potrebbe avere una riduzione della nostra dipendenza dall'estero, un aumento di 25.000 occupati con un aumento del Pil dello 0,5%", e ipotizza che "potrebbe consentire di attivare 15 miliardi di euro di investimenti, con 25mila posti di lavoro stabili e addizionali”.
Per chiarire, va detto subito che gli idrocarburi come gas e derivati del petrolio servono prevalentemente per i trasporti e per il riscaldamento, mentre le rinnovabili a cui si fa riferimento quando si esamina la struttura della bolletta sono quelle in grado di produrre elettricità. Quest'ultima è ottenuta ancora per la maggior parte con gas e petrolio, ma le rinnovabili sono in rapida crescita e coprono ormai una quota rilevante - secondo il GSE il 24% del CIL.
Le rinnovabili termiche e l'efficienza energetica, che sarebbero in grado di modificare in parte consistente la nostra necessità di combustibili da destinare al riscaldamento, restano indietro e per qualche ragione in posizione da sempre sottovalutata nel dibattito.
Detto questo, non si vede ancora una strada coerente che il governo intenda percorrere per affrontare la questione energetica: sembra piuttosto che i tentativi di coniugare modernità e mantenimento dello status quo si intersechino casualmente, offrendo apertura eccessiva a coloro che stanno tentando di ostacolare una vera transizione verso un nuovo sistema energetico. Il sostegno che troppo spesso la stampa fornisce è un terreno di coltura formidabile, nel momento in cui si saldano le preoccupazioni espresse ormai da anni per l'impatto sul territorio degli impianti a fonti rinnovabili alla quota in bolletta elettrica destinata agli incentivi, addirittura presentata nei telegiornali come la causa dell'aumento di questi giorni (vedi il post precedente).  Inoltre, una maggiore apertura alle trivelle non può non far pensare agli interessi di potenti compagnie per gli idrocarburi non convenzionali, ottenuti con tecniche altamente invasive per l'ambiente a partire dalle rocce del sottosuolo (scisto bituminoso).
Da qui la preoccupazione, a mio avviso corretta, che emerge dal mondo ambientalista e da coloro che hanno investito nel settore:  che in realtà si ritardi o si cerchi di arrestare lo sviluppo delle rinnovabili in un'ottica che non ha nulla a che fare con la sicurezza del sistema elettrico italiano, o più in generale del sistema energetico, ma che semplicemente difende interessi consolidati e particolari, e che tutto ciò sia parte di una cultura di governo dell'energia.
Questo è l'esatto contrario di ciò che dovrebbe fare la politica (energetica), e cioè delineare una strategia di lungo termine in cui il percorso verso un sistema energetico più pulito, sicuro e meno costoso sia guidato progressivamente, e non proceda a balzi in un verso o nell'altro a distanza di sei mesi, ed in cui i principali attori siano pienamente coinvolti. 
Per fare questo, bisogna intervenire con una programmazione nazionale coerente e di lungo periodo, con una revisione del Piano d'Azione Nazionale per le rinnovabili, che è nato con cifre assolutamente discutibili ed ora è già largamente obsoleto, con un Piano dei trasporti (altrimenti è inutile parlare di idrocarburi o meno), esaminando la situazione di una fonte strategica e che lo sarà sempre più in futuro come il gas, di cui peraltro non manca di sicuro la capacità ricettiva, anche se andrebbe diversificata. 
Ho i miei dubbi che il presente governo sia in grado di fare questo, come molte altre cose che si fanno attendere, forse perchè non sono nelle corde del gruppo dei "tecnici". In primis, la crescita economica, che non si fa soltanto facendo quadrare i conti, ma con iniziative specifiche. Queste ultime, a mio avviso, per le scelte che comportano possono costituire pienamente soltanto l'attività di un governo politico, nel senso che sia frutto di una scelta degli elettori.

La notizia con le parole del Ministro Passera può essere letta al seguente indirizzo della Reuters:
http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE83P04A20120426
 

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