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contributo inviato da Achille_Passoni il 27 aprile 2012


Il Senato ha dato l’ok alla risoluzione di maggioranza sul Documento di economia e finanza per il 2012. Il DEF ruota attorno ai tre concetti che sono al centro della politica economica del Governo, e che abbiamo sentito ripetere tante volte: rigore, equità e crescita.

In particolare - per quanto riguarda il rigore - in nostro Paese ha pensato per lungo tempo che si potesse vivere senza vincolo di bilancio, con un intreccio perverso tra politiche sociali (spesso buone e positive), spesa improduttiva, inefficienza burocratica e corruzione diffusa. E ad essere maggiormente danneggiata da questa situazione era l’Italia della produzione, dei servizi, del lavoro. Imprenditori e operai, impiegati e tecnici, artigiani e liberi professionisti che venivano penalizzati da un sistema inefficiente e non competitivo rispetto alla concorrenza europea.

E intanto il debito pubblico - la pesante eredità che grava sul futuro dei nostri figli - cresceva inesorabilmente, in modo strutturale e costante. È per questo che c’è bisogno di un cambio culturale nel nostro Paese: il rigore non è solo una necessità perché ce lo chiede l'Europa, ma può e deve essere un'opportunità. Questa concezione del rigore, come noi la intendiamo, è lotta all'evasione fiscale, alla corruzione, all'inefficienza, all'idea di un bilancio che si può sempre sfondare perché poi qualcuno pagherà sempre, ed è anche lotta al parassitismo.

Ma ovviamente - e lo diciamo da tempo - il rigore da solo non basta, se non è accompagnato dalla crescita economica. Lo ha detto chiaramente anche il Presidente Monti allo European Business Summit, sottolineando come le riforme strutturali e il consolidamento di bilancio, da sole, non generino crescita: per questo, è necessario salvaguardare quelle spese che produrranno la crescita per il domani.

E noi di questo ne siamo profondamente convinti: nella risoluzione che abbiamo votato, c’è scritto chiaramente che la ratifica del fiscal compact deve essere accompagnata dall'impegno per una politica di investimenti finalizzati allo sviluppo dell'impresa e dell'occupazione, con l’obiettivo di ridurre il differenziale di competitività con gli altri Paesi europei. È necessaria un’azione politica che favorisca l’integrazione europea, di cui l’Italia può e deve essere protagonista, che metta al centro la ripresa dell’economia, le liberalizzazioni virtuose, la tutela dei redditi e l’eliminazione degli sprechi. Perchè senza crescita ed equità, il rigore è un’arma spuntata.
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commento di pasquino50 inviato il 27 aprile 2012
Che senso ha mettere faccia e firma su impegni che si sa saranno disattesi nei fatti e nella volontà? Per convincere "politicamente" l'opinione pubblica tedesca come dice Fassina? O meglio per dare munizioni allo sbandato esercito dei "progressisti" in attesa dello scontro finale contro i "conservatori"?
Il libro dei sogni pazientemente costruito dal '43 ad oggi è bruciato nel falò della realtà con il fallimento stesso del liberismo voluto cocciutamente da chi oggi ne persegue ancora la strada. A chi fa gola un'europa così indebolita e frantumata? Che realtà ha un euro così valutato?
Pare che ognuno abbia le sue risposte, in attesa di verificare quelle concludenti, l'italia è svenduta al miglior offerente, con la pancia vuota e le banche piene...
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