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contributo inviato da MarcoBorciani il 27 aprile 2012
Quale che sia l'idea di ciascuno sul tema della politica, dei partiti, dell'antipolitica, è sufficiente la lettura del discorso tenuto dal Presidente Napolitano a Pesaro il 25 aprile (http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=2422) per capire a cosa il nostro Paese stia andando incontro.

Ora, se mi metto dalla parte di un cittadino che, magari anche distrattamente, segue quotidianamente i telegiornali e gli aggiornamenti di cronaca  politica, non posso non provare un generale senso di smarrimento e di ripudio di certe forme di politica. Bastano, ormai, i soli nomi di Lusi, Belsito, Lavitola, Rosi Mauro, Renzo Bossi, Formigoni, Orsi, Guarguaglini, per richiamare pratiche amministrative lungi dall'essere pratiche politiche pure.

Ma se mi metto dal lato opposto, quello del mondo politico che, sì variegato e inclusivo anche di (tante) mele marce, ha ancora dei buoni esempi di politica seria, competente, meritoria di sostegno, beh, da questa parte non potrei non sentirmi umiliato da quegli omuncoli di cui sopra né potrei esimermi dal voler dimostrare a qualunque costo di quanto la funzione politica sia indispensabile per il Paese e per la sua rinascita.
Oggettivamente, è molto difficile oggi stare tra la gente e tentare di "difendere" la funzione politica in uno stato democratico: è troppo grande la sfiducia, perché troppo grandi sono le delusioni giunte da tutti i fronti politici - alias, è la politica stessa ad aver fornito le "armi" per essere ripudiata dalla gente. E come negare ciò? Non è possibile, semplicemente perché non corrisponderebbe al vero; anzi, è urgente riconoscere l'errore politico che ha indotto la degenerazione prima e la disaffezione poi della/dalla politica.

Di fronte ad uno scoramento generale come quello che si percepisce oggi, quello che ad un buon politico (o a chi, come me, ancora vuole credere nella funzione politica) resta da fare è indurre una riflessione seria e profonda, sulla falsa riga di quanto ha detto proprio il Capo dello Stato a Pesaro. Ovvero, non esiste e non può esistere uno stato democratico in cui manchino i partiti: una cosa è la riforma dei partiti (magari, come va dicendo il PD da tempo immemore, nella piena attuazione dell'Art. 49 della Costituzione), un'altra cosa - ben diversa - è la rimozione o sostituzione o rinuncia ai partiti. Quest'ultima sarebbe un "suicidio politico" di portata drammatica, a dir poco.
Si rifletta, in questo senso, su quanto accadde negli anni 1919-1921: in un arco temporale brevissimo, si susseguirono poco meno di 10 Governi, alla guida di un Paese, il nostro, attanagliato da un'innumerevole sfilza di problemi. Ciò che ne seguì, dal 1922 in poi, è ben noto a tutti. In quel clima di tensioni sociali (gli storici definiscono "biennio rosso" quel periodo di costanti e ripetute manifestazioni di protesta sindacale nelle fabbriche), di sfiducia e disinteresse generale verso la guida del Paese, aggravata dal tributo di sangue pagato nella Prima Guerra Mondiale, trovò terreno fertile un antipolitico quale era, in principio, proprio Mussolini. Analoga potrebbe essere l'analisi sulla Repubblica di Weimar in Germania e sull'ascesa di Hitler. 
Ma il senso è facile da cogliere: ad una crisi di fiducia nella politica, ad un disinteresse generale e diffuso verso i partiti e la gestione democratica di uno Stato, non possono che venir meno proprio i pilastri fondamentali della democrazia e, dunque, della libertà di manifestazione e aggregazione politica.
Certo, siamo ben lungi da questi estremi. Non è questo l'orizzonte più prossimo. Ma il nostro Paese non può permettersi il sonno del disinteressato: non fosse altro che per l'urgenza di una rinascita economica e produttiva. Ma occorre vigilare contro queste derive e questi pericoli: la loro sottovalutazione facilita enormemente il dilagare di una diffusa ignoranza, quella stessa che si trasforma in un convinto supporto politico alla demagogia e al populismo di certuni (senza giri di parole, l'ex comico che ora fa soldi per sé facendo politica, Beppe Grillo) e che, alla lunga, diventa offesa anche per la memoria storica del Paese. 

A questo proposito, la rabbia che ha manifestato ieri il Segretario Bersani nei confronti delle offese di Grillo ai Presidenti Napolitano, Monti, Schifani e Fini, e verso i Partigiani, è stata anche troppo tenue rispetto a quanto gli andrebbe detto. Si sciacquasse la bocca prima di parlare, a qualunque titolo e in qualunque contesto, di Partigiani e di lotta di Resistenza! Se non altro perché loro, in quei giorni, scelsero da quale parte stare e decisero quale fosse il Bene per il Paese. Cosa anni luce distante dall'attività politico-propagandistica di Grillo e dei suoi compari.

In chiusura, una citazione che ritengo di fare per una risposta che il Consigliere Regionale Beppe Pagani si è trovato a dare ad una lettera di protesta di un elettore, evidentemente deluso e irritato dalla gestione dei "costi della politica". (http://www.giuseppepagani.it/2012/04/sui-costi-della-politica/) Forse nel merito letterale di quanto ho scritto finora, questa lettera non entra, ma è evidente - forse semplicemente anche per la conoscenza personale del Consigliere - lo spirito con cui Pagani scrive la risposta, in riflesso a quello con cui esercita un ruolo politico. Ecco, per parte mia, sono esempi come questo, spiriti di Servizio come questo a dover essere portati come argomentazioni a quanti vestono i panni dei dissidenti e dei demagoghi. C'è bisogno di gente così per ripartire dalla politica e salvare il nostro Paese.
TAG:  POLITICA  POPULISMO  DEMAGOGIA  NAPOLITANO  GRILLO  BEPPE PAGANI  SCANDALI  DISINTERESSE 
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commento di MarcoBorciani inviato il 29 aprile 2012
Come ti ho già detto prima, il tuo astio e il senso di frustrazione politica che pervade le tue parole non possono che indurre in me un senso di compassione. Forse lo scambio democratico di idee ti urta e, quel che è peggio, ti induce a uno sproloquio deturpato da scurrilità populistiche e di bassa lega. Quanto, poi, ad eccessi di autostima, hai un bel da lrddicare a me se poi mi inviti a studiare te (cosa poi? Scditti, meditazioni, orazioni, trattati? ...) boh. In ogni caso, tranquillo sto studiando già da altri "buoni maestri" dai quali suggere qualche argomentazione in più contro opinionisti improvvisari e finti oratori. La dialettica delle idee mi appassiona, il confronto aspro anche di più. Fare da contraltare alla tua frustrazione ideale e verbale è quantomeno spassoso.
commento di seamusbl inviato il 29 aprile 2012
Comrade MarcoBorciani tu ti sopravvaluti e di molto, ma lungi da me voler infiacchire le tue autoillusioni. Che pero’ devono restare circoscritte al piano clinico personale.
Che lo dica nel dolce stil nuovo o in turco le cose che hai scritto sono delle fesserie. E i comrades devono essere informati in merito. Delle tue convinzioni personali non me ne importa molto infatti.
Chi si dovrebbe sciacquare la bocca prima di citare i partigiani e la guerra di liberazione sono i criminali e nazifascisti al potere, governo attuale e cortigiani vari, che sarebbero fucilati se i partigiani uscissero dalle tombe.

Il tuo prolisso predicozzo e’ mera distrazione di massa, non sai cogliere le cause del disastro economico attuale, le responsabilita’, le manovre di guerra di classe condotte dall’oligarchia negli ultimi decenni, la droga spacciata dai cortigiani vari e pseudopartiti progressiti del cazzo.
E ricordati anche se non lo hai mai saputo e capito, che i regimi dittatorialli sono sempre installati dall’oligarchia (che poi magari diventa antifascista in prima linea), Mussolini o Hitler sono solo le teste di cazzo usate per occupare il proscenio e gestire il teatro per la massa di cani.
Quando i bollettini dell troie attaccano per fascismo motherfucker Silvio o altri e’ perche’ non sono (ancora) dei loro e da loro completamente controllati.
Take care e sforzati un poco per andare oltre la mistificazion propinata dai bollettini delle troie e sepolcri imbiancati.
Studiami e ripeti dieci volte al giorno che anche tu puoi farcela vedrai che migliori.

commento di pasquino50 inviato il 29 aprile 2012
Disporsi nel far coagulare attorno al 1°maggio, ridandogli centralità, la volontà espressa di voce univoca e inequivocabile che la nostra repubblica è fondata sul lavoro sarebbe un bel passaggio, per il pd. Magari propedeutico per lo sciopero generale politico che inevitabilmente si dovrà effettuare. Rimanere attaccati alla gonnella di monti non porta da nessuna parte. E poco risulta credibile continuare a battere sul chiodo della responsabilità per il bene del paese, quando, a non voler essere sordi, il paese di cotanto bene non sa che farsene...Aderire o partecipare non è più sufficiente, occorre organizzare in prima persona, quindi coerentemente esporsi. Quando deciderà il pd di esporsi "coerentemente" senza fare il portatore d'acqua? ( per chi e a chi sembra non sia dato sapere...dai comuni mortali... :) :)
A Roma lo scippo si effettuava con due moto: la prima scippava e mettendo al sicuro il bottino scappava, fiduciosa che la seconda moto, che seguiva "anonimamente" la prima, avesse fatto da "ciocco" ovvero rallentava gli eventuali rabbiosi inseguitori...
commento di MarcoBorciani inviato il 29 aprile 2012
Ti ringrazio dei complimenti!
Mi fanno pensare due cose.
La prima è che forse tanto fastidio nasce dalla verità che potrei aver detto: mi spiace per te se nei miei liberi pensieri hai trovato elementi di fastidio.
La seconda è una consolazione: se qualcuno non condivide le mie opinioni evidentemente non sono né un populista né uno stupido. Avere un contradditorio è uno stimolo alla dialettica democratica.

PS: se vuoi occuparti di politica e ditorni, ti suggerisco di usare un linguaggio più consono e meno scurrile: troversti più persone disposte ad ascoltarti.
commento di MarcoBorciani inviato il 28 aprile 2012
Mi è chiaro il tuo intervento. E lo condivido appieno.
È proprio questa contaminazione tra chi i partiti li conosce da dentro e li vive e chi li approccia (spontaneamente o per chiamata dall'interno) per la prima volta. La visione "esperta" dei primi (intesa come fondata sulla esperienza) necessita di quella "pura" dei secondi. Questa mescolanza rinvigorisce la forza dei partiti e ne aggiorna e migliora il cammino nel tempo.
Certo, questa è una visione un po' idealizzata. Ma non è così lontana dal vero: nei territori periferici ciò avviene costantemente - parlo anche della mia esperienza diretta - e mantiene i partiti vivi sul territorio. Il problema è che ciò non avviene "al centro" dei partiti ed è questo che crea i fenomeni di casta e di corruzione di cui sopra.
Riporto una riflessione suggerita ieri sera durante una conversazione con Massimo Toschi, fatta anni fa da don Giuseppe Dossetti: il potere politica deve avere carattere di occasionalità, non per "leggerezza" nel viverlo, ma per schivare le tentazioni deviante che esso contiene in sé. Se questo fosse l'atteggiamento di tutti, o molti, politici certe cronache di malapolitica non esisterebbero nemmeno.
commento di MarcoBorciani inviato il 28 aprile 2012
Mi è chiaro il tuo intervento. E lo condivido appieno.
È proprio questa contaminazione tra chi i partiti li conosce da dentro e li vive e chi li approccia (spontaneamente o per chiamata dall'interno) per la prima volta. La visione "esperta" dei primi (intesa come fondata sulla esperienza) necessita di quella "pura" dei secondi. Questa mescolanza rinvigorisce la forza dei partiti e ne aggiorna e migliora il cammino nel tempo.
Certo, questa è una visione un po' idealizzata. Ma non è così lontana dal vero: nei territori periferici ciò avviene costantemente - parlo anche della mia esperienza diretta - e mantiene i partiti vivi sul territorio. Il problema è che ciò non avviene "al centro" dei partiti ed è questo che crea i fenomeni di casta e di corruzione di cui sopra.
Riporto una riflessione suggerita ieri sera durante una conversazione con Massimo Toschi, fatta anni fa da don Giuseppe Dossetti: il potere politica deve avere carattere di occasionalità, non per "leggerezza" nel viverlo, ma per schivare le tentazioni deviante che esso contiene in sé. Se questo fosse l'atteggiamento di tutti, o molti, politici certe cronache di mala politica
commento di seamusbl inviato il 28 aprile 2012
comrade prolisso lassativo MarcoBorciani mi scuso per essere corto grosso e crudo (short rude and crude in vernacolo) ma hai solo scritto delle cagate mostruose nello stile sinistri lobotomizzati. Potresti dedicarti a un altro hobby, non vi sarebbe alcuna perdita.

PS ho solo letto qualche riga delle tue cagate comparse da queste parti e la nauseante puzza mi ha gia' quasi tramortito, ho visto che citi i partigiani, infatti bisogna ricominciare la guerra di classe e liberazione contro i criminali dell'oligarchai che hanno inculato la massa di cani per decenni e contro doppiogiochisti vari.
take care
commento di pasquino50 inviato il 28 aprile 2012
Concordo nel dare "centralità" all'opera insostituibile che possono dare i "partiti" come si conviene chiamarli. Per questo, per esperienza da militante di partito, occorre "entrare", "contaminarsi" con quelli che, affacciandosi alla strada della politica, "suscitano movimenti". Rimanere fermi nei propri fortini a volte è deleterio. Può essere difficile farsi accettare, ma se si è pronti ad ascoltare senza pregiudizio, il confronto arricchirà senz'altro entrambi. Per far questo, a mio avviso, occorrono partiti solidi, con trasparenza ideale e non somma "trasversale" per il concetto di una effimera "maggioritarietà" elettorale. In fondo a pensarci bene, mi sembra ricordare che i partiti nascono come "avamposti organizzativi" sui cui far coagulare successivamente maggior consenso e adesione. Gli "elettori" seguiranno, se vogliono, su progetto e programma. Se si fà a gara di chi rincorre chi, non ci sarà mai fine... Scusa se non ho articolato molto bene il concetto, ma spero tu capisca cosa io voglia dire concretamente...
commento di MarcoBorciani inviato il 28 aprile 2012
Quello che dobbiamo combattere è il lassismo e il disinteresse dei cittadini. Certamente questi sono due "sentimenti" di pancia, legittimati solo se considerati una prima reazione istintiva di fronte a un auadro politico che, almeno a un primo sguardo, ha del desolante. Ma non si può lasciare che questo sia l'approccio nuovo alla politica: occorre spingere la gente a cogliere la necessità delle organizzazioni partitiche. Non è vero che non se ne sente il bisogno. O meglio, forse non se ne sente il bisogno se si guarda l'agone politico con uno sguardo superficiale e diffidente. Ma se ne dovrebbe avvertire l'urgenza: l'assenza dei partiti sarebbe un errore storico imperdonabile che le generazioni future potrebbero non perdonarci mai.
Quanto all'iniezione di società civile negli attuali partiti, convengo con te sul fatto che questo possa essere un'importante chiave di volta nel ripristino della vocazione primaria dei partiti, quella costituzionale che anche hai richiamato. Sono le nuove leve (giovani e, appunto, la società civile) che, in virtù del loro sguardo disincantato e scevro da ideologismi spesso acciecanti, possono salvare e rilanciare i partiti. Una testimonianza di ciò la vediamo sempre più spesso nelle elezioni amministrative: sono non di rado i nuovi innesti che fanno incetta di voti e si dimostrano la buona scommessa di chi li ha inclusi.
commento di pasquino50 inviato il 28 aprile 2012
"Di fronte, dunque, a nuovi fenomeni di questa natura e alla luce della loro fallacia congenita, occorre mettersi in contrapposizione non con nuove forme partito, ma difendendo e migliorando quelle esistenti."

Chi deve stabilire la fallacia congenita e con quale "strumenti di misura"?
Questa è una risposta che deve dare la "politica", quella che deve rinascere dalla società, diciamo, civile. I "partiti" non dovrebbero essere "sostanza gelatinosa" adattabile alla bisogna e consumabile come prodotto da scaffale, ma "corpo solido"...
La forma partito: non credo di essere fuori dalla realtà, se dico che essa dovrà ritrovare la sua "radice popolare",nello spirito costituzionale, e non la mera necessità di migliorare l'esistente, vista la sua "l'implosione" in atto. Che Napolitano sostenga o indichi il contrario, forse per la sua storia politica personale di "migliorismo", può essere preso come autorevole parere, non certo come "monito", perchè di "democrazia partitica" non se ne è vista molta ultimamente e, onestamente, non se ne sente, ora, grande mancanza.
Quindi cosa dobbiamo combattere?
commento di MarcoBorciani inviato il 27 aprile 2012
In un momento storico-politico come quello attuale in cui serpeggiano molti populismi - come tu stesso hai affermato - è fuorviante nascondersi dietro la "democrazia" della loro libera espressione. Perché è vero che loro libertà di espressione è sacrosanta, e non uscirà mai da mie parole o scritti il diniego a che loro possano sostenere le loro idee. Ma questi sommovimenti, di cui il grillismo è certamente il più eclatante e famoso, vanno "combattuti" e frenati per ribadire la centralità della democrazia partitica. Questo contrasto deve avvenire senza paura di apparire anti-democratici: vanno smontate le loro posizioni e dimostrata la loro fallacia.
D'altronde, ci ricordiamo tutti il fenomeno Lega: nata come contraltare alla politica corrotta dell'era Tangentopoli e giunta fino a posizioni governative, dalle quali, cronache contemporanee, ha tratto profitti personali e particolaristici esattamente come la politica che inizialmente contrastavano.
Di fronte, dunque, a nuovi fenomeni di questa natura e alla luce della loro fallacia congenita, occorre mettersi in contrapposizione non con nuove forme partito, ma difendendo e migliorando quelle esistenti. Lo stesso Napolitano l'altro giorno ha condannato l'idea di una cancellazione totale dei partiti attuali, fondata sul presupposto che non vi possano essere miglioramenti: questo sarebbe un errore storico ripetuto, che va, invece, fermamente e convintamente evitato.
E il miglioramento dell'esistente è compito di tutti noi. Partendo dalla rabbia che proviamo di fronte ai casi da me citati nell'articolo: quegli scempi della democrazia partitica devono indurci a prendere le difese del buono che c'è nei partiti, proponendolo come unica vera alternative alla marcescenza che questi loschi figuri portano in sé.
commento di pasquino50 inviato il 27 aprile 2012
"Si sciacquasse la bocca prima di parlare, a qualunque titolo e in qualunque contesto, di Partigiani e di lotta di Resistenza! Se non altro perché loro, in quei giorni, scelsero da quale parte stare e decisero quale fosse il Bene per il Paese. Cosa anni luce distante dall'attività politico-propagandistica di Grillo e dei suoi compari."
Questo è il sunto del tuo "democratico" pensiero. Domando: quanta "politica pro-bono" a sostegno delle attuali "forme partito" credi possa ancora sopportare il comune senso civico "popolare"? E ancora: quante altrettante demagogie e populismi vengono espressi da chi indica con il dito nel tentativo di deresponsabilizzare se stessi? Tornare ad essere seri e consapevoli, non sembra essere nelle "attitudini politiche" della attuale "classe dirigente"... se poi la vogliamo definire "casta" dimmi dov'è l'errore...
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8 febbraio 2008
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