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contributo inviato da Achille_Passoni il 20 aprile 2012



I lavoratori hanno bloccato le lavorazioni ai Nuovi Cantieri Apuani di Marina di Carrara. Porte chiuse alle merci sia in entrata che in uscita: sono riuniti in assemblea permanente. La situazione che avrete potuto seguire su questo blog durante questi mesi difficili, sino alla risposta in Aula del sottosegretario Vari alla mia interrogazione - dalla quale se ne capiva la gravità - è precipitata.

Ho seguito la vertenza fin dall'inizio, incontrando i lavoratori e preparando con loro anche diverse interrogazioni al Ministero, e posso dire che hanno perfettamente ragione a lamentarsi, anche per il fatto che a questi incontri al Ministero non ci sia mai stata una figura politica forte. Ciò è profondamente sbagliato, perché la politica ha il dovere di mettere la faccia in situazioni di difficoltà come questa, assumendosi la responsabilità di decidere. Da mercoledì pomeriggio i lavoratori sono dunque in assemblea, al termine di una riunione convocata a seguito dell'incontro tenutosi al Ministero che ha chiuso ancora una volta le possibilità di ripresa dell'azienda.

I dirigenti del Ministero hanno di fatto confermato la dismissione del cantiere in assenza di commesse, ma si sono riservati 45 giorni di tempo sia per verificare la concretezza della eventuale proposta industriale, che per sondare la volontà di Ferrovie italiane di realizzare la seconda nave. Non solo, c’è una fumata nera anche per quanto riguarda l'accordo di programma, nonostante gli impegni presi dal precedente Governo e delle assicurazioni pubbliche dell'allora ministro Matteoli. L'accordo è saltato, il Ministero al massimo darebbe il via libera a finanziare eventuali nuove iniziative se cantierabili da subito. In sintesi dunque, il Ministero ha comunicato l'impossibilità di un finanziamento della seconda nave indicando come unico interesse le attività di manutenzione e ristrutturazione, che però impiegherebbero solo dai 30 ai 40 dipendenti.

L'esito al quale pare si vada incontro è inaccettabile sia perchè si impoverirebbe ulteriormente un territorio che ha già diverse crisi industriali, sia perchè a perdere l'occupazione sarebbero più di 100 lavoratori con le loro famiglie. Il rilancio dello sviluppo e della crescita economica del nostro Paese devono iniziare a fare i conti anche con realtà industriali come questa, e con territori come quello di Massa Carrara da tempo in difficoltà.
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