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contributo inviato da Achille_Passoni il 14 aprile 2012


Vi segnalo di seguito il mio articolo su esodati e ricongiunzioni onerose pubblicato oggi su Europa: buona lettura!

È una vicenda “strana” questa dei numeri sugli esodati. Dopo settimane nelle quali sono circolate cifre di ogni grandezza, con i risultati del tavolo tecnico predisposto dal ministro Fornero si è tornati ai 65 mila con cui si era partiti, peraltro alla vigilia della manifestazione dei sindacati, cosa che, lo confesso, nella mia precedente vita di sindacalista mi avrebbe fatto innervosire alquanto. Una questione che poteva e doveva essere risolta subito si è trascinata, così, sino ad oggi, lasciando che migliaia di persone vivessero una situazione di drammatica ansia e incertezza per il proprio presente e futuro, attanagliati dalla paura di restare senza pensione e senza reddito.

Parliamo di lavoratori che rivendicano semplicemente i loro diritti. Persone che hanno lavorato per tanti anni e che a causa di una crisi o ristrutturazione aziendale sono state costrette a lasciare anzitempo il posto di lavoro, nella certezza che a distanza di pochi e certi anni sarebbero approdate alla pensione. E invece, con la riforma della previdenza, si sono trovate spostata - e di molto - in avanti l’età per accedere alla pensione, col risultato di restare senza alcun reddito. In sostanza, lo Stato ha cambiato loro le regole in piena corsa: cosa questa inconcepibile sempre, addirittura intollerabile quando in gioco vi è la sussistenza di migliaia di famiglie.

Tornando ai numeri, pur non disponendo di tutti gli strumenti tecnici dell’Inps e del Ministero, ma semplicemente monitorando il mio collegio elettorale e non solo, ho sempre pensato che il numero di cui si parlava - 350mila - fosse davvero esorbitante. Allo stesso modo tuttavia, qualche dubbio mi resta anche sulla reale entità del dato fornito ieri dal Ministero. Ma soprattutto, non riesco a capire per quale ragione si è fatto passare tutto questo tempo. Questo tavolo tecnico che si è aperto dieci giorni fa non poteva essere istituito subito? E l’Inps, così informatizzato ed efficiente, ha avuto bisogno di mesi per prepararsi a sedersi al tavolo?

Possibile, alla luce di quanto accaduto, che il Presidente dell’Inps non senta anch’egli una qualche responsabilità per questo tempo infinito? Già qualche settimana fa, nel corso di un’audizione in Commissione Lavoro al Senato, avevo chiesto al dottor Mastrapasqua perlomeno una stima delle cifre sulle quali l’Istituto stava lavorando. Ma niente, non ho ricevuto risposte. E intanto il tempo passava. Adesso che finalmente il dato è arrivato, giusto o sbagliato che sia, c’è soltanto una cosa da fare: il Ministro convochi i sindacati, metta a disposizione i risultati dello studio e predisponga subito un provvedimento per risolvere alla radice e per tutte le tipologie di lavoratori coinvolti questa coda velenosa della riforma previdenziale.

E quell’incontro affronti e risolva anche un’altra questione che sta creando problemi serissimi ad altre migliaia di famiglie, ovvero quella delle ricongiunzioni onerose. Mi riferisco alla legge 122 del 2010 del governo Berlusconi, che ha eliminato la possibilità di trasferire gratuitamente all'INPS la contribuzione versata in fondi diversi, rendendola onerosa. Anche qui, lo Stato si mostra inaffidabile e irresponsabile perché determina, con improvvise e improvvisate norme finalizzate unicamente a far cassa a tutti i costi, conseguenze pesantissime per tantissimi lavoratori. Lavoratori “colpevoli” di essere passati, assai spesso per scelte obbligate dalle aziende nelle quali lavoravano, dal pubblico al privato (ad esempio a causa di privatizzazioni e processi di esternalizzazione) pur non cambiando mai lavoro e azienda. A causa di questo voltafaccia dello Stato, ora quella “colpa” costerà a migliaia di lavoratori il versamento all'Inps di cifre enormi, anche centinaia di migliaia di euro, per poter ottenere la ricongiunzione.

Ovviamente, su entrambi i fronti, il fattore tempo è assolutamente decisivo: il Governo deve ascoltare e dare una risposta immediata e positivamente risolutiva alle richieste emerse dalla manifestazione unitaria di ieri dei sindacati.
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