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contributo inviato da MarcoBorciani il 8 aprile 2012
Le cronache politiche di questi ultimi tempi, del caso Lusi prima e del caso Belsito poi, hanno solo i colori politici differenti, ma nella sostanza ci parlano esattamente dello stesso problema.
Un problema che, apparentemente, è facile da individuare, la corruzione, ma che nasconde, forse, molte declinazioni in sé non immediatamente coglibili.
Non mi pronuncio sulle persone in sé, anche perché la loro "storia politica" non è di certo tra quelle di maggior spicco nella storia della nostra Repubblica, né mai lo sarà, vista la ragione cui si deve la loro notorietà oggi. Credo, invece, sia più costruttivo (anche se arduo) commentare il contesto in cui questi due "ladri pubblici" si sono mossi.

Il primo punto da rivedere, tassativamente in tempi rapidi, è la legge che ha istituito i rimborsi elettorali ai partiti, fregandosene altamente del referendum del 1993 e di quel 90,3% di voti a favore dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Una legge varata solo qualche mese dopo quel referendum, tuttora valida ahinoi, che semplicemente ebbe l'ipocrisia di cambiare nome a quel flusso di denaro, senza cambiare affatto la logica costitutiva. Di fatto, ininterrottamente dal 1974, lo Stato elargisce alle organizzazioni politiche in Parlamento (e non solo) soldi dei contribuenti - che saremmo noi - in quantità enormi e, perlopiù, sconosciute ai finanziatori - sempre noi.
Ora, pazienza che nel 1993 qualcuno abbia pensato che noi italiani fossimo tanto fessi da non cogliere che la nuova legge, parlando di "rimborsi elettorali", fosse solo una frittata girata (in termini), ma non nei fatti. Però, ora basta! Ora che abbiamo scoperto nuovamente che anche in forme diverse, il male assoluto della corruzione personale e partitica esiste, ora che abbiamo riacquistato consapevolezza della "fragilità umana" - il tempo pasquale mi induce a leggere il tutto in spirito evangelico - di chi gestisce ingenti quantità di denaro nostro, è giunto il momento di svoltare definitivamente.
Da più parti, nelle ultime ore, si sono levate voci nel merito di una nuova legge che blocchi immediatamente questi flussi di denaro in uscita dalle Casse dello Stato, a favore di quelle dei partiti. Non so se fidarmi ciecamente, accampare ancora qualche dubbio sulla onestà di quei tali (Casini in primis, perché che ci si capisca subito), o non fidarmi affatto.

C'è, poi, un altro aspetto strettamente inerente al primo. La legge di cui sopra, tutt'altro che mal-pensata dai partiti per i partiti, ha una stortura logica in sé che la rende ancor più detestabile, secondo me, agli occhi di noi cittadini. Trattandosi di "rimborsi elettorali", quei soldi non vengono ripartiti unicamente tra quanti superano la prova del voto e ottengono accesso al Parlamento, ma anche a tutti coloro che abbiano semplicemente partecipato alla tornata elettorale. Non solo, questa elargizione di nostri soldi è stata maleficamente pensata per durare per tutti gli anni di una legislatura, anche laddove la legislatura (la XV, ad esempio, dal 2006 al 2008) termini prima della sua naturale scadenza. Una cosa semplicemente disgustosa. 
Un paio di esempi pratici che aiutino a capire. L'Udeur di Mastella: schierata nel 2006 con la coalizione di centrosinistra, fu la causa (o meglio, tra le cause) della caduta del Prodi II e passò immediatamente dalla parte opposta alle urne del 2008, ma non venne rieletta - e il suo leader/padrone venne, poi, eletto l'anno successivo Eurodeputato del PdL. Fino al 2011, ipotetico 5° anno della XV Legislatura, l'Udeur ha beneficiato dei rimborsi elettorali che spettavano dal 2006: i cambi di bandiera in corso d'opera, i fallimenti elettorali delle successive urne, i cambi di habitat del padrone non contano, quel che conta è esser stati presenti nelle schede elettorali. 
Idem dicasi per la Margherita, o quasi. Nel senso che qui all'obbrobrio della legge, si sommano la "furbizia" degli amministratori di partito. O meglio, anche la Margherita nel 2006 era presente come partito autonomo sulla scheda elettorale e, dunque, fino al 2011 ha beneficiato dei rimborsi. Lo ha potuto fare perché la disonestà dei suoi amministratori, come pure l'ottusità di quella legge, ha consentito che il partito, pur sciolto nella pratica politica per confluenza nel nuovo Partito Democratico, rimanesse formalmente costituito e "amministrato". Qui, dunque, alla stortura congenita della legge sui rimborsi, si aggiunge la malafede di chi, anziché chiudere definitivamente un'avventura politica, l'ha mantenuta in vita per godere dei benefici economici dello Stato.

Sommando, dunque, tutte queste cose, appare urgente anche un'ulteriore modifica dello stato delle cose. A fianco dell'abolizione o revisione totale della legge sui rimborsi, urge la costituzione di una nuova legge che imponga tassativamente e ineludibilmente ai partiti la trasparenza e la correttezza nei bilanci. La proposta del Segretario Bersani, ora accolta e riproposta anche da altri, è oggettivamente una buona soluzione per ovviare all'esplosione di nuovi casi politici Lusi/Belsito. Questo perché i partiti, indipendentemente che ricevano ancora o meno soldi pubblici, sono entità pubbliche, sono protagonisti della res-publica e, come tali, devono mantenersi al di sopra di ogni sospetto di malaffare e per noi, utenti diretti o indiretti, volontari o coatti, devono risultare massimamente trasparenti e insospettabili.

Attenzione, però, a non scadere in quella moda ferina di questi anni, l'antipolitica! Spesso evocata, anche da me nelle righe di questo blog, l'antipolitica è un "male assoluto" dei nostri tempi e della nostra società, ma è una finta evasione dal malaffare odierno.Certo, i partiti politici attuali, popolati da tanti Lusi, Belsito, Scajola, Bertolaso, ... , sono i primi fomentatori dello spirito dell'antipolitica, come lo sono i profittatori alla Beppe Grillo. Ma spetta a noi cittadini non lasciarci tentare dall'illusione di lasciare scorrere tutto verso una deriva qualunquista e "anarchica" (termine fuori luogo, certamente, ma di sicuro effetto).
Noi cittadini dobbiamo pretendere una riforma radicale dello status quo della vita politica italiana. Dobbiamo esigere noi per primi che la nostra Repubblica sia amministrata anche dai partiti, dai loro esponenti e, indirettamente, da noi militanti/elettori/sostenitori: questo, peraltro, è un dettame costituzionale (Art. 49) e, come tale, va attuato e rispettato. Lo dobbiamo esigere anche perché, in fondo, noi stessi cittadini dobbiamo sentirci responsabili del nostro Stato, dobbiamo sentirci coinvolti nel controllo della sua gestione e dobbiamo ritenerci autorizzati a chiedere riscontro di quel che fanno i nostri rappresentanti coi nostri soldi: sia quando si tratta di nostre tasse e dei rispettivi investimenti statali, sia quando si tratta di casse di partito e di "spartizioni" (non nell'accezione corruttiva del termine).

In chiusura, giusto due parole sul caso Lega. Quello che sta emergendo dalle cronache è che anche loro, notori avversari della corruttela da Prima Repubblica fin dagli anni della loro fondazione, ne sono rimasti "vittime". Un sistema di ruberie alquanto complesso e diffuso, da quanto mi par di capire, ben in contrasto con tutti gli slogan da sempre messi in bocca ai loro militanti. Come immagino abbiano già rilevato altri (anche più autorevoli del sottoscritto), la Lega è oggi il più vecchio partito dell'agone politico, forse perché mai travolta da scandali e conseguenti scissioni interne: le cronache giudiziarie di questi giorni, forse porranno fine a questa coesione politica e, allora, finirà anche l'avventura politica dei "nordisti" del Po. Ma con loro, questo sì, finirà anche la Seconda Repubblica, declinante già dallo scorso novembre con "la caduta" dell'impero berlusconiano, e oggi forse con l'eclissi del "partito anziano" del Parlamento.
TAG:  TESORIERI  CORRUZIONE  LUSI  BELSITO  MARGHERITA  LEGA NORD  FINANZIAMENTO PUBBLICO  RIMBORSI ELETTORALI  UDEUR 
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