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contributo inviato da Olaf_48 il 1 aprile 2012

L'incubo di qualcosa peggio di una nuova Parmalat minaccia Torre del Greco (circa 90mila abitanti) in provincia di Napoli. La crisi della compagnia di navigazione Deiulemar rischia di azzerare i risparmi di diecimila, forse addirittura tredicimila, famiglie di Torre del Greco e della Campania.


Il fatto
Deiulemar aveva emesso nel corso degli anni vari tipi di obbligazioni, sia alcune regolari sia altre irregolari e mai contabilizzate nei bilanci. In pratica,
a) nel 2008 la CONSOB ha autorizzato l’emissione di obbligazioni per circa 45 milioni di euro, regolarmente contabilizzate nei bilanci della Deiulemar
b) negli anni precedenti (dal 1980 circa), la Deiulemar ha emesso altre obbligazioni per un totale di circa 700 milioni di euro, mai autorizzate dalla CONSOB e mai contabilizzate nei bilanci della società

La situazione è venuta alla luce ad inizio 2012 quando si è sparsa la voce che, in seguito al crollo dei noli, la Deiulemar era in difficoltà e non stava più pagando i fornitori per le navi prese in affitto. Si noti che inizialmente la Deiulemar aveva affermato che le obbligazioni irregolari erano false (cioè emesse da falsari), ma poi è stata costretta a ritornare sui propri passi e riconoscerne la paternità.

Nel frattempo si è scoperto che le navi di proprietà, nel corso degli ultimi anni, erano state cedute ad un’altra società (Deiulemar Shipping) di proprietà di una fiduciaria lussemburghese facente capo alla seconda generazione delle tre famiglie (Della Gatta, Iuliano, Lambo) che controllano la Deiulemar Compagnia di Navigazione. Formalmente Deiulemar Compagnia di Navigazione e Deiulemar Shipping sono due società distinte facenti capo a due diverse proprietà.

Questo è il terzo caso di default tra gli armatori torresi nel giro di pochi anni. Circa un anno prima era entrata in crisi la DiMaio Lines. Anche in questo caso erano state emesse obbligazioni irregolari mai contabilizzate nei bilanci.

In questi primi tre mesi del 2012 sono state organizzate manifestazioni di protesta da parte dei vari comitati di obbligazionisti ma anche un tentativo di aggessione ai danni di uno della seconda generazione Deiulemar che girava senza scorta per le vie di Torre del Greco.


Alcune domande
Come è possibile che nessuno si è insospettito quando, per sottoscrivere le obbligazioni, veniva chiesto loro di emettere assegni intestati non a Deiulemar ma a persone fisiche o addirittura senza intestatario ?

Come è possibile che, fino ad oggi, a nessun obbligazionista sia venuto in mente di fare una ricerca catastale a nome sia dei membri delle tre famiglie DEIULEMAR, incluso le relative mogli con i loro cognomi, sia delle tre fiduciarie che controllano la Deiulemar per verificare gli immobili  loro intestati nelle varie città italiane ?

Come è possibile che a nessuno sia venuto in mente che sarebbe opportuno affidarsi a legali con competenze molto elevate e, forse, non campani ? 
Molto meglio affidarsi ad uno di quelli che hanno già fatto vedere i “sorci verdi” ad altri pseudo imprenditori in altri casi di irregolarità amministrative (es.: Montedison-Ferruzzi, Cirio-Cragnotti, Parmalat-Tanzi, ecc.).
Possibile che i torresi si fidano solo degli avvocati locali ?


Amministrazione straordinaria
I possessori di bond ed i loro avvocati dovrebbero richiedere al Tribunale ed al Ministero dello Sviluppo Economico di mettere in amministrazione controllata tutto il gruppo (incluso i beni personali delle 3 famiglie) e nominare come commissario starordinario uno tipo Enrico Bondi. Cioè un manager onesto con competenze adeguate (inclusa testardagine e coerenza nel perseguire i colpevoli per recuperare quanto distolto).

Nella fase di  amministrazione starordinaria, per ritrovare l’equilibrio economico dell’impresa, si decide quali beni aziendali cedere e quale ristruttturazione effettuare.

Nel caso Parmalat, gli obbligazionisti della vecchia Parmalat (gestione Tanzi) che, dopo il crac e l’amministrazione straordinaria, sono diventati azionisti della nuova Parmalat (gestione Bondi) hanno recuperato buona parte di quanto avevano inizialmente investito nel gruppo.

 

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