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contributo inviato da Giuseppe Giuffrida il 28 marzo 2012

Pubblichiamo la Relazione di Giovanna Benini reduce dal Forum immigrazione di sabato scorso.

120324 gbenini.jpgBuon dibattito e ottime proposte nell’incontro del Forum immigrazione nazionale del PD a Roma, sabato 24 marzo. Una  giornata di energico lavoro e di impegnativo confronto sul documento PD per una legge quadro immigrazione, per opporre alla Bossi/Fini una buona legge di governo per l'Italia di oggi e del futuro, per la lotta alla clandestinità e per il rispetto dei diritti umani.

Il confronto dovrà proseguire sui territori, nelle federazioni provinciali, con le associazioni e con tutte le realtà coinvolte, per giungere a una più completa definizione della legge quadro.

Gli anni di governo del centro destra hanno provocato macerie sul piano sociale, culturale e normativo. Da qui la necessità di rivedere la disciplina sull’immigrazione, con realistica visione dei processi in corso.
Non è più tempo di dilazioni o di ripiegamenti: chiunque abbia la tentazione di sottrarsi a questo dibattito non ha la chiara percezione del cambiamento in atto.

La presidenza del forum nazionale (on. Turco, on. Zaccaria e il coordinatore nazionale Marco Pacciotti) ha accolto e approvato la mia proposta, (scaturita anche dall’incontro del nostro dipartimento immigrazione provinciale che ho fatto precedere al forum nazionale), di inserire nel documento la drammatica questione relativa ai minori non accompagnati, un’emergenza che esige urgenti nuove regolamentazioni.

Sono circa 7000 i minori  non accompagnati che giungono ogni anno nel nostro Paese. Sono per lo più adolescenti, all'87% fra i 16 e i 17 anni, maschi al 90%, provenienti da Marocco, Egitto e Albania, con valori in forte crescita per Palestina, Afghanistan, Eritrea, Nigeria e Somalia. A Brescia città  ce ne sono più di un centinaio…

Arrivano soli in Italia, nella speranza di trovare insieme a un lavoro anche un futuro migliore. Ma in realtà,  la maggior parte di questi giovani  non hanno futuro, e questo grazie all’attuale normativa che prevede per questi minori una tutela (di solito affidati a comunità o a famiglie affidatarie) esclusivamente fino al compimento della maggiore età, ma poi, al compimento del diciottesimo anno, il conseguimento del permesso di soggiorno, secondo la legge attuale, è possibile solo per chi ha una presenza ufficiale in Italia da almeno tre anni.

Per chi non ha tali requisiti, si apre inevitabilmente la strada della clandestinità.

In altre parole, secondo l’art. 32 del D. lgs. n. 286/98 così come riscritto dal pacchetto sicurezza del luglio 2009, il minore che fa ingresso in Italia a 15 anni e un giorno non ha alcuna possibilità di ottenere un permesso di soggiorno al compimento della maggiore età, a prescindere dal suo inserimento socio lavorativo nel nostro paese.

Siccome circa il 90% di minori non accompagnati hanno un’età compresa fa i 16 e i 17 anni, è evidente che la normativa Maroni altro non è che una gigantesca fabbrica di clandestini, con tutte le conseguenze che ciò comporta: fughe dalle comunità alla vigilia del compimento del 18° anno per sottrarsi al rischio, o meglio, alla certezza dell’espulsione,  microcriminalità, disagi, sofferenze, solitudini…

Oltretutto non c’è nemmeno il tempo sufficiente per una loro adeguata formazione, nonostante gli sforzi delle associazioni e delle comunità che li hanno in carico, con oneri non indifferenti.
Oltre a questo, molti i punti significativi della proposta, di cui riporto una sintesi:
1. La normativa Europea: L’Unione europea non è mai riuscita ad adottare una legislazione orizzontale in materia, ossia un unico atto normativo che coprisse i vari settori connessi alle politiche di asilo, visti e immigrazione.
2. Come intervenire – fase 1: un primo pacchetto di norme immediatamente applicabili
1. l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina;
2. il superamento dei CIE per ricondurre l’istituto del trattenimento al limitato e temporaneo scopo dell’identificazione dello straniero;
3.  la revisione di una serie di reati-satellite di quello di immigrazione clandestina (si pensi al reato di illegale permanenza sul territorio in caso di mancata ottemperanza all’ordine di espulsione, punito fino a quattro ani di reclusione) o la loro depenalizzazione e sostituzione con sanzioni amministrative, fermi restando i reati connessi al traffico di essere umani ed allo sfruttamento degli immigrati;
4. la revisione dei requisiti per i ricongiungimenti familiari relativi al reddito ed alle misure delle abitazioni, che da strumenti di garanzia per i familiari da ricongiungere si sono trasformati in ostacoli all’esercizio del diritto fondamentale all’unità familiare;
5. la modifica dei termini di durata dei permessi, al fine di rendere più stabile il soggiorno regolare e sottrarre alla precarietà indotta dalla perdita del lavoro, consentendo una maggiore possibilità di nuova ricerca di lavoro: questa misura appare ancor più urgente a causa della crisi economica
3. Come intervenire – fase 2: un disegno di legge delega
Bisogna incidere sulla programmazione e la revisione delle procedure, al fine di promuovere l’ingresso regolare e favorire l’integrazione, secondo le seguenti linee guida:
1) Un primo principio della delega, al fine di favorire l'incontro regolare tra la domanda e l'offerta di lavoro straniero, deve consentire l’introduzione di elementi di flessibilità nei meccanismi di programmazione dei flussi di ingresso, prevedendo nuovi canali che assicurino un collegamento più realistico tra la domanda e l'offerta di lavoro
2) Tra questi, la revisione del meccanismo di determinazione delle quote massime di stranieri da ammettere ogni anno sul territorio nazionale, con una programmazione triennale e una possibilità di adeguamento annuale, tenendo conto dei dati sull'effettiva richiesta di lavoro. Nella determinazione delle quote potranno essere considerati i programmi di istruzione e di formazione effettuati nei Paesi di origine e alle procedure di determinazione delle quote prenderanno parte le associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, nonché gli enti e le associazioni rappresentativi sul piano nazionale e attivi nell'assistenza e nell'integrazione degli immigrati.
4. Le espulsioni degli irregolari
Un ulteriore capitolo riguarda la questione della gestione dell’irregolarità e il sistema delle espulsioni.
A questo fine si propone :
a) l’ estensione della “sanatoria” di fine 2009 riservata a “colf e badanti” alle altre categorie di lavoratori;
b) la previsione della possibilità di concessione di regolarizzazioni “ad personam” a immigrati che abbiano determinate caratteristiche, quali un reddito e un lavoro stabili, collegamenti familiari, durata ragionevole del soggiorno, assenza di condanne penali. Le regolarizzazioni potrebbero essere concesse caso per caso dal prefetto su proposta di una commissione territoriale. Questo strumento si aggiunge ai permessi per ragioni umanitarie concedibili secondo le norme in tema di asilo.
5. I rimpatri volontari
Un altro ambito nel quale la delega dovrà intervenire è quello delle forme di rimpatrio volontario, secondo quanto previsto dalla normativa europea e modificando le recenti norme del Governo Berlusconi che ne hanno in buona misura vanificato la portata innovativa.
6. Come intervenire sull’integrazione?
Per quanto concerne le politiche di integrazione, i due capisaldi della riforma sono:
1) nuova disciplina dell’acquisto della cittadinanza, che dovrebbe essere oggetto di un separato e specifico intervento normativo
2) riconoscimento del diritto di voto amministrativo agli immigrati regolari
7. Il Ministro dell’immigrazione
Nel quadro attuale appare preferibile riprendere una proposta già avanzata che punta alla istituzione, secondo un modello attuato in vari paesi europei (es Francia e Regno Unito), di un Ministro per le politiche migratorie per riunire le competenze disperse tra Ministero dell’Interno e Welfare, dopo il fallimento del maxi Ministero del Welfare.
8. Codice delle norme sull’immigrazione.
Questa ulteriore delega, con più lunghi tempi di attuazione, dovrebbe condurre all’accorpamento di tutta la legislazione riguardante gli stranieri non comunitari, al fine di garantire coerenza logica, sistematica e lessicale a tutta la normativa emanata e contenuta in diversi testi di legge.

Giovanna Benini

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