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contributo inviato da Stefano51 il 27 marzo 2012

I timori di Alfano, che alle prossime amministrative si squagli il Pdl con i suoi elettori. Le “polpette” sindacali che la Fornero definisce indigeste e avvelenate, forse per questo ha deciso di mettere a dieta lavoro dipendente e pensioni; il premier Monti, che si sente sempre di più commissario dell’Italia e si dichiara pronto a lasciare se non gradito. E infine Bersani, che trova in extremis la quadra e dichiara la sua fiducia a Monti ma al tempo stesso l’insopprimibile necessità di un passaggio parlamentare che chiarisca dove dovrà andare a parare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

Il paese aspetta, sempre più spaventato, intimorito dai presagi di sciagure che di volta in volta parlano greco, spagnolo, portoghese e forse anche italiano. Il famigerato spread, chetato ma non troppo, ha messo la morsa a tutti i governi europei, esclusion fatta naturalmente per gli americani d’Europa, la Germania prima della classe che di quello spread è in fondo madre e matrigna al tempo stesso. Perché il dorato isolamento tedesco è tale perché esiste l’euro, con le sue regole e i suoi vincoli europei. Regole che dovrebbero spingere verso quegli Stati Uniti d’Europa che però la stessa Germania, con la sua intransigenza fondamentalista ( pensiamo agli eurobond mai varati) verso gli stati in maggiore sofferenza, intende tenere lontani, almeno fino alle prossime elezioni politiche.

Con Aprile si apre in Italia un trimestre terribile. Oggi è giorno di paga per i lavoratori dipendenti, è c’è un primo sostanzioso prelievo suppletivo (addizionali regionali e comunali) nelle buste paga. Poi toccherà all’IMU sulla prima casa e all’Ici sulle seconde, una stangata destinata a intaccare anche la spesa per le necessità fondamentali, come l’alimentazione, perché per la mobilità già ci ha pensato la benzina, che dappertutto sfiora i due euro al litro.

A bocce ferme, se non cambierà qualcosa e in fretta, questo paese non potrà farcela. L’inflessibilità e l’attenzione del governo Monti verso i soliti noti, martirizzati e salassati per primi, responsabilizzati per l’ennesima volta a dover ritirare su il paese, si distrae e si ammorbidisce molto di fronte alle corporazioni (niente liberalizzazioni), ai potenti (niente asta tv), ai portatori di interessi privati e privatissimi ( le banche). Lui continua a dire che occorre tempo, che in qualche modo la sua tassa patrimoniale l’ha “spalmata” su mille iniziative che presto o tardi daranno i loro frutti.

Sarà, ma intanto i soldi li viene a prendere subito dalle nostre tasche, come al solito, come faceva prima Berlusconi. E se glielo facciamo notare si offende pure. Come si offende la ministra Fornero se la paragonano a un coccodrillo che piange dopo aver sbranato un vitello indifeso. Si è fatto notare in questi giorni, da parte della destra, che questa alzata di scudi a sinistra per l’articolo 18 non c’è stata quando Monti ha toccato le pensioni. È vero, incontestabilmente vero, avremmo dovuto combattere, scendere in piazza già allora in tutto il paese. Forse si è avuto paura dello spread, forse era tale il sollievo per la caduta di Berlusconi che la gente si è distratta, e i partiti del centrosinistra hanno fatto ben poco per richiamarla all’attenzione di quell’emergenza. Modifiche legislative che hanno segnato, e segneranno per il futuro, il tenore di vita di milioni e milioni di pensionati e pensionandi italiani, teniamolo presente. Mentre ricchi, furbetti ed evasori continueranno a fare la loro spensierata vita nel bel paese.

Ora la stretta sul lavoro. Questo accanirsi sull’articolo 18 ha fatto smarrire il senso vero dell’operazione governativa, che è un altro, e di portata storica: tagliare alla radice, come fossero ortaggi, tutti i contratti di categoria, e abbassare paghe e stipendi al lavoro dipendente. Perché se a qualsiasi contratto togli la sicurezza della conservazione del posto, tutto il resto è aria fritta e il padrone può fare il prezzo che vuole. È questo l’intendimento, questa la velina mai esplicitata. Se uno stato europeo non può più deprezzare il denaro per risollevarsi, ecco trovato l’antidoto, semplice semplice. Si deprezza il prezzo del lavoro, così si creano le condizioni (vero, ministro Fornero? È stata proprio lei ad ammetterlo, involontariamente) di creare un po’ di Serbia, un po’ di Moldavia e di Slovacchia anche qui in Italia, con buona pace del welfare state, che è tutto da ricostruire. L’abbassamento del prezzo della manodopera frutterà margini di guadagno maggiore per le merci e i servizi italiani; i lavoratori staranno peggio ma i padroni meglio, questo è certo. Questa non è roba da governo tecnico, questa è politica bella e buona.

Ripeto, fino alla nausea, e ho cominciato a dirlo in tempi non sospetti, quando il coro di consensi per Monti veniva da tutti i partiti: questa è una manovra di destra, punto. Che considera, anzi classifica per legge il lavoro equivalente a merce, e come tale mercatabile in tutte le sue voci. E sono questi i giorni, queste le ore in cui occorre che il paese testimoni il suo consenso o il suo dissenso, perché dopo tutto sarà più difficile. Però, caso strano, sull’asta tv il governo, per bocca di Passera, ha rimandato tutto di tre mesi. Sul lavoro, invece, vorrebbe chiudere subito. 

Ma un uccellino, all'ultimo momento, deve aver suggerito prudenza perfino a Monti, tant’è che non si fa più la legge delega bensì il disegno di legge, dunque spazio al parlamento. Benissimo, facciamo che di questa roba si parli dopo le elezioni amministrative, che cancelleranno il Pdl dall’Italia. Poi ne riparleremo, di chi intende strozzare il lavoro dipendente. E magari anche di pensioni.

Ma il PD deve capire che cosa vuol fare da grande. Deve conoscere una buona volta il suo elettorato di riferimento, altrimenti non si va da nessuna parte. Si deve svoltare verso una crescita sostenibile e giusta. Che tuteli il lavoro, l’ambiente, il talento e sanzioni e punisca chi fa soltanto il proprio interesse. Che faccia pagare il giusto a tutti, sempre. È ora di cambiare spartito e l’Italia ce la può fare. Nel solco della nostra Costituzione, non del mercato.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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