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contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 16 marzo 2012

"La letteratura sudafricana è una letteratura in stato di schiavitù.

È una letteratura non completamente umana.

È proprio quel genere di letteratura che ci si aspetterebbe fosse scritta da persone in prigione."

(discorso di ringraziamento di J.M. Coetzee per il Premio Jerusalem, 1987)

 

 

Sei una persona matura, esperta della vita, colta. Fai il professore universitario, “hai gli strumenti” per fronteggiare alla grande la complessità del mondo esterno. Anche perché ti è toccato vivere in un Paese, e in un’epoca, di crescente complessità.

Certo gli anni passano, anche in negativo, e le capacità di seduzione declinano in modo inversamente proporzionale, ma tutto sommato le cose ti andrebbero bene.

Ah: sei un uomo.

 

Però nel giro di qualche mese, e con un certo attivo contributo da parte tua, questo altipiano senza nuvole si trasforma in un piano inclinato e tu ti trovi davanti a grandi interrogativi che non ti saresti mai aspettato.

Interrogativi che il tuo autore è così abile da non farli esprimere in diretta da te, ma da farli elaborare al lettore, cui sorgono spontanei osservando il corso dei tuoi pensieri e delle tue azioni, soprattutto di quelle che compi inconsapevolmente.

 

Del tipo: come possiamo convivere con noi stessi e con i nostri errori e crimini?

Quanto tempo possiamo impiegare prima di accorgerci delle conseguenze delle nostre azioni?

Quanto è alto il nostro grado di sopportazione dell’ingiustizia?

È giusto ripagare i torti della Storia accollandoseli sulla propria pelle anche se, personalmente, non abbiamo colpe verso la Storia?

C’è differenza tra crimini personali e collettivi?

Esiste una nemesi, un Dio, un destino che punisce secondo l’efficace metodo occhio per occhio dente per dente?

Quanto influisce il nostro orgoglio sulle decisioni che prendiamo?

Tutti gli uomini hanno una coscienza?

Che cosa sono le donne per gli uomini, alla fine? Solo strumenti di piacere?

E gli animali? Per quanto a lungo possiamo pensare, biblicamente, che gli animali siano solo oggetti al nostro servizio e non esseri senzienti degni di rispetto?

 

E no, non è Rieducational Channel, non ci sono risposte facili e non c’è niente da ridere.

 

Vergogna è una lettura dolorosa, una delle più dolorose che possano capitare. Una lettura che fa tremare di rabbia e di sdegno in vari passaggi. Una lettura alla quale difficilmente siamo pronti.

Già a metà romanzo ho pensato a quanto quest’uomo meriterebbe il Nobel; poi mi è venuto in mente che gliel’hanno già dato.

 

 

John Maxwell Coetzee

Vergogna

traduzione di Gaspare Bona

Einaudi, Torino, 2002

TAG:  CULTURA  LETTERATURA  LIBRO  RECENSIONE  VERGOGNA  JOHN MAXWELL COETZEE  PREMIO NOBEL  SUDAFRICA 

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