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contributo inviato da Achille_Passoni il 13 marzo 2012


E' stata presentata in Consiglio regionale della Toscana una legge per contrastare le dimissioni in bianco, ovvero la pratica di obbligare le lavoratrici al momento dell’assunzione a firmare una lettera di dimissioni priva di data. Un sistema per licenziare i dipendenti in qualunque momento e senza doverne spiegare il motivo.

Ne ho parlato spesso sul blog, da ultimo per segnalare un’interrogazione al Senato di Vittoria Franco e gli appelli della società civile e di movimenti come “Se non ora quando?”: è un fenomeno che in Italia interessa circa due milioni di lavoratori, per il 60% donne.

Secondo l'Istat, sono circa 800 mila le lavoratrici che nel corso della loro vita sono state licenziate o messe in condizioni di non lavorare, proprio con questo odioso strumento, perché entrate nel periodo di maternità. Una pratica che colpisce soprattutto le più giovani (il 13,1% delle nate dopo il 1973), le residenti al Sud (il 10,5%) e quelle con bassi titoli di studio (10,4%). Tra loro, soltanto il 40% ha ripreso a lavorare dopo la gravidanza.

Con la nuova norma, la Regione Toscana si impegnerà a revocare i benefici economici concessi a un'impresa qualora questa faccia ricorsa alla pratica delle dimissioni in bianco. Verificherà inoltre che nei propri appalti per beni e servizi non si ravvisino situazioni di questo tipo, inserendo clausole che, una volta verificata la richiesta di dimissioni in bianco, prevedano la recessione del contratto. Ancora una volta dunque, la Toscana dà prova di politiche virtuose sul mondo del lavoro.
TAG:  DIRITTI  LAVORO  LAVORATORI  SINDACATO  TOSCANA  IMPRESE  DIMISSIONI IN BIANCO 

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