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contributo inviato da Ploff il 12 marzo 2012

 

La nascita del Pd colse le contraddizioni del “berlusconismo” proprio nel bel mezzo della sua costruzione come polo di centro-destra. Ciò ne fece l’antagonista privilegiato, facendolo assurgere al ruolo di polo di centro-sinistra. Tutto ciò avrebbe garantito la durata del bipolarismo ed il suo equilibrio pur in assenza di un “perno” centrale su cui fare leva, infatti un terzo polo di centro avrebbe garantito un’alternanza più omogenea ed equilibrata tra le parti. Il Pd, pur avendo al proprio interno le forze della sinistra, storiche e non, e le forze centrali-moderate, storiche e non, storicamente in antitesi (ma più per un’ideologia di lotta che per una effettiva antitesi di idee) si ammantò del ruolo di “unica alternativa per il cambiamento” (parole altre per significare :moderati di centro ma anche di sinistra socialista e.. sì riformista, nel senso di ammodernamento, innovamento, svecchiamento…) cercando di perdere le identità distintive per assumerne una nuova: tutto ciò che non è berlusconi…  Questo ruolo, molto ridotto per un partito d’innovazione, ben presto fu ampliato all’assunzione del carico di avanguardia sociale per lo sviluppo dell’Italia, cosa che fece molto piacere all’anima “sinistra” del Pd.  Ma gli equilibri nel centro-destra cominciavano a traballare a causa della Lega che mal si adattava a fare la parte del “partito di governo” - ma male si trovava anche all’opposizione-  e proprio questi continui smottamenti impedivano al Pd di spiccare il volo con una propria identità ed autonomia. E ciò fece terminare in fretta l’esperienza del Governo Prodi – Bertinotti a parte. La Lega dunque responsabile delle incertezze del paese da qualche anno a questa parte ? Sembrerebbe di sì, almeno per quanto riguarda la Lega di qualche anno fa, la “vecchia classe dirigente” per intenderci. Questo scenario così incerto e magmatico ha fatto sì che l’antiberlusconismo di cui andava fiero il Pd sia stato il punto di forza ma anche di debolezza del partito dell’ “alternanza” : all’avanzare di altre forze il Pd perdeva terreno e spinta propulsiva e finiva per guardare con “altri occhi” il proprio antagonista Berlusconi. Ma era ancora una minoranza. Al altri affascinava la Lega. Eppure la Lega non è partito di governo, questo lo sanno bene in cuor loro i dirigenti leghisti. E’ più espressione di un ceto italiano, un movimento, un territorio molto circoscritto che si sente erede sia dei normanni che dei galli e che nulla hanno a che fare con i romani – “rozzi e spacconi” – espressione della quasi totalità del popolo italiano. La Lega non è neanche partito d’opposizione perché non ha il retaggio storico dei partiti di sinistra italiana. Sarebbe stata bene con la Dc di Martinazzoli, ma l’allora Segretario della Democrazia Cristiana aveva una chiara propensione per il centro-sinistra, proprio con il trattino. Invece proprio al finire della Dc, con il suo ultimo Segretario,  Martinazzoli, per l’appunto, ed al nascere del neo Pci di Occhetto - la cosa -, scendeva in campo Forza Italia, e l’alleanza fu “fatale”. Quindi la Lega, al finire del berlusconismo che li ha inseriti nella compagine governativa , avrebbe potuto avere, anche lei,  seri problemi di rappresentanza. E fu così che nel sottobosco parlamentare nacquero alleanze inconfessabili. Il famoso magma in movimento, lento e con un proprio peso… Con la possibile nascita di un Terzo polo di centro, più improbabile che altro perché anche per questo ulteriore Polo gli equilibri sarebbero incerti ed instabili. Questo il motivo dei continui cambi di vertice all’interno del Pd. Fino all’avvento di una nuova Segreteria, quella di Pierluigi Bersani. Chissà come ci sono rimasti male i vertici della Lega, al cadere di Berlusconi, pur rimanendo in piedi   perché non sono ancora avvenute nuove elezioni, scoprire che Bersani non ha spalancato tutte le porte come si sarebbero aspettati. In realtà la Lega, proprio per il suo essere così “guerriero normanno” ha la tendenza a fare l’asso pigliatutto, a volersi imporre. Si è vista ridimensionata da Monti e da Bersani e non sarà stato quanto meno “agevole”. Quindi Bersani sta agendo per il meglio ? Così sembrerebbe. Anche quel suo tentennare sui temi più “popolari” quasi a voler atteggiarsi a Partito di Governo? Così sembrerebbe. E tuttavia Bersani non dovrebbe commettere l’errore, ma son sicura che non lo farà -  ed infatti sembra non andare in quella direzione -, di dimenticare le istanze più proprie e vive nel suo partito: quelle che guardano con occhio molto attento al sociale: non solo lavoro (tema principale fuor di dubbio) ma terzo settore, donne, bambini, anziani, tecnologie, infrastrutture, cultura, … tutto il quotidiano possibile. Io credo che lo stia facendo. Il “bersanismo” che sta vivendo il Pd è un mix ben ponderato tra laburismo all’inglese temperato dal liberalismo all’italiana, una mistura non ancora ben definita, poiché è tutta nella mente del Segretario, ma che lentamente prende corpo… poi chi vivrà vedrà … J

Intanto il partito di Berlusconi è più in fibrillazione che mai in quanto si è reso conto che “l’operazione di facciata” che comunque è avvenuta con il governo Monti, non è poi servita tanto: Lega, Pd e Udc, sono più in piedi che mai e la costrizione di Sel ed Idv – un po’ stretti all’angolo - non è tanto riuscita. Che il “sociale” è più sveglio che mai e che persino certe “teorie economiche” del suo governo sono risultate non molto fertili sul piano pratico, e che forse qualche cambiamento potrebbe esserci sul serio … (non credo che gli faccia molto piacere…  neanche pensarlo!)

 

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