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contributo inviato da Achille_Passoni il 28 febbraio 2012


I dati sugli stipendi pubblicati dall’Eurostat evidenziano bene quale sia una delle principali emergenze del nostro Paese. Il salario di un lavoratore italiano è addirittura un terzo di un pari livello danese, la metà di un tedesco o un olandese e comunque inferiore a paesi come la Spagna, Cipro e persino la Grecia.

Il nostro Paese si trova alle ultime posizioni dell’Eurozona, e se a questo dato aggiungiamo il fatto che circa l’80% dello stipendio va via nelle spese giornaliere, comprendiamo bene come buona parte del cosiddetto ceto medio stia perdendo il suo status e scivolando sempre più verso situazioni di nuova povertà.

Non solo: sempre ieri, uno studio dell’Ocse mostrava come in Italia, al contrario della percezione diffusa, si lavorino in media più ore rispetto ai paesi più virtuosi come ad esempio Germania, Olanda e Norvegia. Eppure, la produttività delle ore di lavoro nel nostro caso è molto bassa, al contrario dei paesi che ho appena citato: insomma, in Italia si lavora molto e male, e spesso per uno stipendio da fame. E’ facile comprendere come la causa principale di questa situazione sia la precarietà, che in un colpo solo costringe i lavoratori più deboli a lavorare più a lungo e sottopagati, senza che le aziende investano davvero a medio e lungo termine per aumentare la produttività.

I dati evidenziano sempre più come l’Italia sia entrata in un circolo vizioso, dal quale si può uscire soltanto mettendo in campo politiche per la crescita e con una lotta senza quartiere alla precarietà. Il negoiato sulla riforma del mercato del lavoro è un'opportunità eccezionale per prendere di petto proprio il problema della precarietà: mi auguro che si arrivi a un accordo costruttivo tra le parti, perché da questo dipende il futuro stesso del nostro Paese.
TAG:  LAVORO  CRISI  ECONOMIA  UE  POVERTÀ  OCSE  CONSUMI  DATI  EUROSTAT  REDDITI 

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