.
contributo inviato da verduccifrancesco il 27 febbraio 2012
 Terrelibere.org

 
Secondo una denuncia del periodico The Economist, lo sfruttamento dei lavoratori di Rosarno dipende dai prezzi che la multinazionale coca cola applica al succo concentrato delle arance prodotte in Calabria obbligando i produttori a sfruttare al massimo la manodopera e che, perciò, ne sia la causa indiretta.
Sicuramente, la coca cola sta sfruttando una realtà ma, però, è difficile credere che ne sia l’artefice, anche se indiretto. Caso mai sta sfruttando le leggi italiane sull’immigrazione.
Leggi che, invece di regolarizzare l’immigrato, lo rende clandestino, qualora perde il posto di lavoro, pur avendo il permesso di soggiorno, permettendo, così, il suo sfruttamento perché costretto a lavorare in nero.
Non è certo la multinazionale, almeno in Italia, ad obbligare l’assunzione in nero. La causa del fenomeno va ricercata nella struttura socio economica del posto in cui opera, e a cui si adegua.

Detto ciò, va ricordato che, a Rosarno, due anni fa ci fu la protesta dei clandestini contro le condizioni disumane cui erano sottoposti. Proteste che hanno dato origine alla “caccia al negro” e che ha coinvolto parte della popolazione.
Queste proteste, però, non sono hanno prodotto indagini adeguate per eliminare lo sfruttamento dei lavoratori stessi che, dopo i disordini di due anni fa erano stati costretti ad andarsene per poi essere richiamati a lavorare sempre alle stesse condizioni, continuando a percepire stipendi da fame, 20-25 euro al giorno, e a vivere assiepati in strutture fatiscenti per l’impossibilità di pagare l’affitto perché troppo alto o perché sono senza permesso di soggiorno e nessuno vuole rischiare di vedersi requisito l’appartamento..
Ad oggi, la situazione è la stessa anche se l’amministrazione comunale, con associazioni del posto, cerca di arginare il fenomeno.

L’effetto della denuncia di The Economist, però, ha provocato la reazione negativa della coca cola che, dopo aver negato il suo coinvolgimento nello sfruttamento, ha deciso di rompere i contratti con le aziende del posto, mettendo in ginocchio l’economia agricola di Rosarno e dintorni, per salvaguardare la sua immagine.

Concludendo, che gli immigrati siano sfruttati lo si sapeva già senza l’intervento esterno. Sembra, però, che la legge Bossi/Fini, che ne è la causa, sia caduta nel dimenticatoio di quanti sfruttano il momento della disgrazia altrui per poi fregarsene.


TAG:  IMMIGRATI  LAVORO NERO  DIRITTI  COCA COLA 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
10 marzo 2009
attivita' nel PDnetwork