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contributo inviato da salernorosario il 26 febbraio 2012
           

Anno 2012 N°  09 dell' 26-02-2012.

IL MEGAFONO.

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE.

26 febbraio 2012

Anche la sentenza di ieri, dunque, è il frutto avvelenato di questa scandalosa semina berlusconiana. Un irriducibile cortocircuito tra istituzioni. Un insostenibile conflitto tra poteri. L'esecutivo militarizza il legislativo per sottomettere il giudiziario

(di Massimo Giannini La Repubblica.it 26 febbraio 2012).

1.     Un lasciapassare ad personam.

(di Massimo Giannini La Repubblica.it 26 febbraio 2012).

Le sentenze si rispettano. Sempre. Sia quando esaudiscono un'aspettativa, sia quando la frustrano. Promanano dai tribunali della Repubblica, dunque da un potere riconosciuto dalla Costituzione. Per questo, anche la sentenza che ha salvato Silvio Berlusconi dalla condanna per il caso Mills merita rispetto. Ciò non toglie che anche questa, come molte altre che l'hanno preceduta, sia l'ultima ferita allo Stato di diritto. L'ennesimo salvacondotto "ad personam", che ha permesso all'ex presidente del Consiglio di sottrarsi al suo giudice naturale. I luogotenenti della propaganda arcoriana sono già all'opera. Raccontano la solita favola, che purtroppo abbiamo imparato a conoscere in questi quasi vent'anni di eclissi della ragione. "È finita la folle corsa dei pubblici ministeri", esulta Ghedini. "La persecuzione è fallita, ho subito oltre 100 processi e sono stato sempre assolto", ripete il Cavaliere. Manipolazioni e mistificazioni, ad uso e consumo di un'opinione pubblica narcotizzata e di un'informazione addomesticata. .

La prima bugia. La corsa dei pm non è stata affatto "folle". Nella vicenda Mills, come la sentenza della Corte di Cassazione ha già certificato nell'aprile 2010, confermando sul punto le due precedenti pronunce di primo e secondo grado, è scritto nero su bianco: Berlusconi fu il "corruttore" dell'avvocato inglese, che ricevette 600 mila dollari per testimoniare il falso nelle inchieste sui fondi neri depositati nelle società offshore della galassia .

Mediaset. Ora sarà necessario aspettare il deposito delle motivazioni, ma anche quest'ultima pronuncia del tribunale di Milano riconferma quell'impianto accusatorio. Mills fu corrotto dal Cavaliere, come il pm Fabio De Pasquale, tutt'altro che folle, ha tentato di dimostrare in questi cinque lunghi anni di processo. E se il Cavaliere non subisce la condanna che merita, questo non accade perché "non ha commesso il fatto", o perché "il fatto non sussiste", come prevedono le formule di assoluzione piena. Ma dipende solo dal fatto che il reato è prescritto. E non è prescritto per caso. Le irriducibili tattiche dilatorie della difesa da una parte, le insopportabili pratiche demolitorie del governo forzaleghista dall'altra, hanno "cucito" la prescrizione sulla figura dell'ex premier. .

Qui sta la seconda bugia. Berlusconi ha subito finora non 100 processi, ma 17. Di questi 4 sono ancora in corso: diritti Mediaset, Mediatrade, Ruby e affare Bnl-Unipol. Di tutti gli altri, solo 3 si sono conclusi con un'assoluzione, per altro con formula dubitativa. Tutti gli altri 11, compreso l'ultimo sul caso Mills, si sono risolti grazie alle norme ad personam che lo stesso Berlusconi, usando il pugno di ferro del governo, ha imposto al Parlamento per fuggire dai processi, invece che difendersi nei processi.  Depenalizzazione dei reati di falso in bilancio (da All Iberian alla vicenda Sme-Ariosto), estensione delle attenuanti generiche (dall'affare Lentini al Consolidato Fininvest), riduzione dei tempi della prescrizione (dal Lodo Mondadori al caso Mills, appunto). Sono tante le "leggi-vergogna" con le quali il presidente-imputato è intervenuto nella carne viva dei suoi processi, per piegarne il corso e l'esito in suo favore. .

Anche la sentenza di ieri, dunque, è il frutto avvelenato di questa scandalosa semina berlusconiana. Un irriducibile cortocircuito tra istituzioni. Un insostenibile conflitto tra poteri. L'esecutivo militarizza il legislativo per sottomettere il giudiziario. Quella stagione, per fortuna, è politicamente alle nostre spalle. Ma i danni collaterali, purtroppo, continuano a scuotere il Paese. In una destra ormai popolata di anime perse, ma non per questo meno irresponsabili, c'è già chi vede in questa prescrizione processuale l'occasione di un riscatto politico per il Cavaliere. Questa sì, è una vera follia. L'incubo berlusconiano l'abbiamo già attraversato, e continuiamo ancora a pagarne il prezzo sulla nostra pelle e con le nostre tasche. A chi oggi continua a protestare a vanvera per il "golpe in guanti bianchi" di Mario Monti, bisognerà ricordare che se in Italia c'è stato davvero un ciclo di "sospensione della democrazia", l'abbiamo vissuto con il governo del Cavaliere. Non certo con quello del Professore.

La striscia rossa del 13 febbraio 2012

Le famiglie italiane stanno accettando con responsabilità e senso civico i tagli imposti dalla crisi. Le priorità del Paese non possono essere i cacciabombardieri.

Umberto Veronesi

2.     Fisco, salta il tagla-tasse. Monti: «No a tesoretti».

 ( l'Unità 25 febbraio 2012).

Un consiglio dei ministri durato quasi sei ore ieri sera ha varato il pacchetto semplificazioni fiscali con le norme anti-evasione. Molte le novità. Saltato il cosiddetto fondo taglia-tasse, al quale avrebbe dovuto affluire il gettito della lotta dell'evasione fiscale per il calo delle tasse dal 2014. .

 Un consiglio dei ministri durato quasi sei ore ieri sera ha varato il pacchetto semplificazioni fiscali con le norme anti-evasione. Molte le novità in arrivo alcune delle quali stabilite nel corso della stessa riunione di oggi. Tra queste, la decisione di presentare al dl liberalizzazioni l'emendamento per il pagamento dell'Imu per gli immobili della Chiesa adibiti ad attività commerciali. .

È saltato però dalla versione finale il cosiddetto fondo taglia-tasse, al quale avrebbe dovuto affluire il gettito della lotta dell'evasione fiscale per il calo delle tasse dal 2014. Il motivo a quanto emerge è che promettere fin d'ora sgravi fiscali sarebbe prematuro date le condizioni dell'economia e l'obbiettivo del pareggio di bilancio. La norma prevedeva che dal 2014 le risorse che nel 2012 e nel 2013 fossero arrivate dalla lotta all'evasione fiscale sarebbero state destinate a misure, anche non strutturali, a favore delle fasce deboli, con particolare riferimento all'incremento delle detrazioni fiscali per i familiari a carico. Varata invece l'Imu anche per la Chiesa: l'imposta sugli immobili colpirà anche i locali ecclesiastici non strettamente dedicati al culto. Molte le altre novità al decreto, alcune delle quali introdotte direttamente nel corso del Cdm fiume. .

I LAVORATORI INTERINALI: vengono equiparati ai colleghi dipendenti all'interno della stessa impresa: regolamentati gli orari di straordinario, di lavoro, di pausa, i riposi, le ferie, i giorni festivi e il lavoro notturno. Facilitazioni e semplificazioni fiscali includono limitazioni alle riscossioni da parte di Equitalia: rateizzazione dei debiti, limite al pignoramento degli stipendi, no ai sequestri sotto i 20 mila euro di contestazione fiscale. .

TRACCIABILITÀ: slitta al primo maggio 2012 l'obbligo di non usare contanti per stipendi e pensioni superiori ai mille euro. .

EVASIONE: sul fronte delle misure arrivano le liste nere per i recidivi e maggiori poteri saranno dati alla Guardia di Finanza. Sarà diminuito il numero dei dirigenti dell'Agenzia delle Entrate per aumentare il personale per le operazioni dirette. .

EXPORT di capitali all'estero: norme più severe con una sanzione del 30% per la somma eccedente i 10mila euro. .

IMMOBILI ALL'ESTERO: l'Imu non è dovuta se l'importo è inferiore ai 200 euro, la base di calcolo sarà il valore usato nel paese estero per le imposte patrimoniali. .

DETRAZIONI IMU: saranno valide per una sola casa a famiglia. .

La striscia rossa del 10 febbraio 2012

La corruzione non è diminuita, è diminuita la scoperta della corruzione, sono diminuiti i processi ma non la corruzione.

Gherardo Colombo, dal libro «Farla Franca», Longanesi

3.     Perché nel Paese si continua a rubare.

(di EUGENIO SCALFARI 19 febbraio 2012).

VENT'ANNI dopo Tangentopoli la Corte dei conti, ripetendo una denuncia più volte portata all'attenzione del governo, del Parlamento e della pubblica opinione, ha segnalato che la corruzione è il male più diffuso nella società italiana e l'ha quantificata in 60 miliardi annui. Sommandola all'effetto tributario di minori entrate derivanti dall'evasione (quantificabile in 120 miliardi), si ha una cifra complessiva di 180 miliardi.

C'è una differenza tra il 1992 ed oggi, è stato chiesto a Gerardo D'Ambrosio che fu uno dei protagonisti della stagione di Mani pulite? Ha risposto: "Sì, allora si rubava per il partito, oggi si ruba per se stessi". Comunque si continua a rubare. Abbiamo un primato sugli altri Paesi dell'Occidente, in fatto di corruzione li superiamo largamente ed invece siamo largamente in coda alla classifica per quanto riguarda la competitività. Evidentemente esiste un nesso tra quei due fenomeni.

Ci sono poi altri aspetti della nostra società che fanno riflettere: la disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni è del 31 per cento (nel Sud molto di più); il precariato è alto in tutte le fasce di età (fino ai 50 anni) e rappresenta ormai un quarto della forza-lavoro; la criminalità organizzata accresce il suo peso delinquenziale e il suo reddito, ha ormai invaso anche il Nord e fa parte di una vasta rete internazionale con propri codici di comportamento, propri valori, proprie istituzioni. Insomma quasi uno Stato nello Stato.

Tutti questi elementi non fanno che creare un clima di corruttela generale. Non a caso l'inizio di Mani pulite coincise con l'assassinio di Falcone e Borsellino.

Ha detto D'Ambrosio rispondendo ad una domanda dell'Avvenire: "Emerse un sistema generalizzato che aveva contribuito ad una spesa pubblica fuori controllo. Si arrivava perfino a bandire appalti inesistenti pur di ottenere denaro per i partiti. Gli imprenditori sapevano che non c'era altra possibilità di ottenere lavoro se non quella di trovarsi padrini politici, con ripercussioni deleterie nella pubblica amministrazione". .

I partiti dal canto loro partecipavano collegialmente al ladrocinio; esistevano percentuali di ripartizione stabilite di comune accordo; la Dc e il Psi incassavano dal 10 al 15 per cento del valore dei lavori appaltati, gli altri decrescevano secondo il peso elettorale e politico; l'opposizione, più che denari contanti, otteneva quote di lavoro per le cooperative ed erano poi queste a trasferire una parte del ricavato al Pci.

Mani pulite rivelò che lo Stato era corrotto fino al midollo perché la partitocrazia aveva occupato le istituzioni. Di qui partì la questione morale denunciata da Enrico Berlinguer. Interrogati oggi su Tangentopoli, alcuni degli esponenti del "pool" di Mani pulite, rispondendo alla domanda del perché le Procure si siano mosse soltanto nel 1992 mentre il fenomeno era in atto dai primi anni Ottanta, hanno risposto che non sapevano nulla fino a quando scoppiò il caso Chiesa e le mazzette del Pio Albergo Trivulzio. Forse non leggevano i giornali quei procuratori, o almeno non leggevano Repubblica. Noi denunciammo sistematicamente la corruttela di Stato a partire dal 1985. Nel '87 denunziammo anche il corrotto sodalizio Craxi-Berlusconi. .

Conclusione: Mani pulite fu una benedizione. L'effetto di quell'inchiesta fu l'affondamento della partitocrazia. Ma purtroppo non bastò.

***.

Non bastò per tre ragioni. La prima: non vi fu una lotta continuativa […], La seconda ragione fu il berlusconismo che era caratterizzato da una polemica di alta intensità contro la magistratura inquirente e giudicante e da leggi che indebolirono fortemente le sanzioni contro i reati tipici della corruzione, a cominciare da quelli sul falso in bilancio. .

La terza fu l'ischeletrirsi dei partiti che si preoccupavano sempre meno del loro rapporto con gli elettori e si rattrappirono su se stessi.. […]  Il solo punto di riferimento positivo e in controtendenza fu la presidenza della Repubblica durante i settennati di Ciampi e di Napolitano.

[…] Stimolare la domanda nei singoli Stati è un'impresa necessaria. Il governo Monti ci sta pensando ed è auspicabile che dai pensieri si passi ai fatti. Dal recupero dell'evasione e dal taglio delle agevolazioni fiscali inutili (spending review) ci si possono attendere una ventina di miliardi. La riforma delle pensioni e le liberalizzazioni ne possono dare almeno altri dieci e forse più, ma non prima del 2013-14. .

[…] Il temuto default del debito greco sarà certamente tamponato fin da domani, ma lascia quel Paese in condizioni drammatiche. Sappiamo quali sono stati gli errori colposi e per certi aspetti perfino dolosi dei governi greci degli ultimi dieci anni (compreso il dispendio per le Olimpiadi). Ma la responsabilità dell'Europa tedesca in questa triste vicenda è stata gravissima. .

Non si può commissariare un Paese solo per tutelare la propria ricchezza nazionale. Non si può giocare con i bisogni primari di un popolo sovrano. Non si può provocare una quasi guerra civile per una manciata di spiccioli lesinati. Non si può mettere a rischio il sistema bancario internazionale.

Due parole ancora sulla Germania. È il nostro principale alleato europeo ma nessuno può dimenticare che la Germania è responsabile di due guerre mondiali e di un genocidio. Dovrebbe tener presente questi dati della sua recente storia e operare con estrema cautela prima di assumersi altre altrettanto gravose responsabilità. Mettere a rischio non solo la Grecia ma il destino stesso dell'Europa è un pericolo che  -  se non segnalato in tempo  -  può creare una situazione politicamente invivibile nel nostro continente e nella sua pubblica opinione che finirebbe con l'additare la Germania per la quarta volta in un secolo come il nemico pubblico numero uno.

Forse è venuto il momento che le voci autorevoli dell'Europa politica, culturale e mediatica lancino questo avvertimento alla Germania democratica. Bloccato il default a durissime condizioni, la Grecia deve essere aiutata a ritrovare un minimo di prosperità alla quale i suoi cittadini, che sono anche cittadini europei, hanno anch'essi diritto.

Post scriptum. Bene Elsa Fornero e bene i sindacati confederali. Il negoziato è cominciato costruttivamente e ci si augura che così possa concludersi togliendo al mercato del lavoro tante inutili ingessature che favoriscono la precarietà e impediscono la necessaria flessibilità in tempi di globalizzazione. Lascino da parte l'articolo 18. La sua esistenza è utile soltanto per impedire licenziamenti discriminatori che vanno comunque bloccati e sanzionati. Per il resto è un numero che non ha alcun significato, sia che rimanga sia che venga abolito.

22 gennaio 2012

"Dipende da noi. Dissociarsi per riconciliarci" "Non possiamo fermarci a Monti, rinunciare alla politica è un pericolo".

Gustavo Zagrebelsky22 gennaio 2012) 

4.     Libertà e Giustizia, 11mila firme anche Benigni, Magris e Saviano .

(La Repubblica.it 22 gennaio 2012) .

L'appello "Dipende da noi. Dissociarsi per riconciliarci" sottoscritto tra gli altri anche da Nicoletta Braschi, Salvatore Veca, Valerio Onida, Gad Lerner.

ROMA - Non rassegnarsi alla supremazia della tecnica sulla politica, non accettare riforme costituzionali da un Parlamento screditato, sottoporle tutte a referendum, perché a decidere possano essere i cittadini. L'appello di Libertà e giustizia - "Dipende da noi. Dissociarsi per riconciliarci" - ha già raccolto oltre 11mila firme, tra cui quelle di Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Claudio Magris, Roberto Saviano, Salvatore Veca, Valerio Onida, Gad Lerner, Roberta De Monticelli, Michele Ainis. .

Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Consulta, che quell'appello lo ha scritto, ha spiegato ieri su Repubblica 1: "Non possiamo fermarci a Monti, rinunciare alla politica è un pericolo". È d'accordo Gennaro Migliore, di Sel: "Siamo di fronte a un Parlamento al minimo del suo consenso, profondamente segnato da una stagione politica che fa dubitare che sia quella la sede per attuare le riforme costituzionali di cui necessita il nostro sistema. Si facciano quelle urgenti, a partire dalla legge elettorale, ma si proceda affinché gli elettori possano pronunciarsi col referendum". Sandro Gozi, pd, pensa invece che l'esperienza Monti "non sia una parentesi da chiudere il prima possibile. E' il passaggio tra un ventennio che volge alla sua fine e un nuovo ciclo politico che dovrà avere nuovi protagonisti, nuovi dirigenti, partiti credibili".

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