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contributo inviato da moreno bucci il 25 febbraio 2012

Il discredito europeo e internazionale del governoBerlusconi era tale che le sue dimissioni e la chiamata di Monti (dopo la suanomina a senatore a vita) è stata percepita come una benedizione dallastragrande maggioranza degli italiani.

Una chiamata tutta giocata in punta di fioretto dalpresidente Napolitano che gli ha assegnato anche un “dies ad quem”: la finedella legislatura in corso.

C’era da riprendere la fiducia internazionale, c’era darispondere alle sollecitazioni provenienti dall’Unione europea e dalla BCE,c’era, insomma, da darsi una mossa dopo l’inerzia e la disistima. 

Monti ha messo in piedi un governo di tecnici, un governopienamente costituzionale, che risponde formalmente al Parlamento, dal quale haavuto e continua ad avere la fiducia quando ce n’è bisogno. Il governo si èmosso subito, con autorevolezza, rispondendo alle sollecitazioni europee einternazionali, facendosi forte della personalità del presidente del consiglioe della sua esperienza nell’Unione europea e in campo internazionale.

Ha affondato subito, Monti, il coltello nella piaga, senzaalcuna remora. Deciso, puntuale, sereno, sicuro di essere sulla via giusta dapercorrere. 

Questo governo, costituito da una squadra di personalità dirango, legate dalla omogeneità di pensiero dei suoi componenti, da comuniindirizzi nella veduta del mondo, da una sostanziale alta gamma di redditi e dipatrimoni personali, della permanenza nella migliore borghesia nazionale, vaavanti sulla strada segnata, senza remore, senza preoccupazioni.  Aderisce pienamente a BCE, FMI, UE, senzapreoccuparsi del ritorno negativo delle misure prese per le classi menofortunate insistendo anche per adeguarsi nel campo della regolamentazione deirapporti di lavoro, statuto dei lavoratori compreso. 

Monti è a suo agio in Europa, mette in guardia Merkel eSarkozy, sottoscrive la lettera di Cameron, incontra Obama; insomma sa il fattosuo e lo dimostra. Ha il sostegno pieno di Napolitano.

Appare, Monti con il suo governo, come un taumaturgochiamato “ad hoc”, che non si cura di ciò che accade “in corpore vili”, cioètra i cittadini, di ciò che provoca nella vita politica e nel sistema deipartiti. Sono certi che le loro misure sistemeranno tutto.

Monti ed i suoi, sanno tutto e sanno come fare per tutto.Senza dubbi e senza tentennamenti. Stanno emergendo come una “nuovaaristocrazia” fondata sul merito, sul guadagno, sul patrimonio, sulla sobrietàdei costumi, sui sacrifici che gli italiani debbono fare per rimediare aglisbagli del passato e per rispondere alle sfide del mondo capitalistico di oggi.

Insomma, messi lì da Napolitano, non hanno problemi di sortae marciano compatti.

Peccato che stiano piano piano stravolgendo la vita politicaitaliana. Forse svolgono anche la funzione di catalizzatore dei processipolitici. Il ventennio berlusconiano aveva prodotto, da un lato, partitipersonali, fragili, legati ad un capo, mentre dall’altro aveva provocato lametamorfosi del post comunismo nel PD, il partito che raccoglieva il meglio deiriformisti post-comunisti e cattolici.

Il PdL pare non riuscire a svincolarsi da Berlusconi e quasisicuramente a lui resterà legato anche nell’immediato futuro; forse Berlusconiriuscirà ancora una volta, con una piroetta, a ridarsi lustro ed a continuarela sua avventura politica ancora da protagonista. Forse pagando un prezzonell’area cattolica. E’ proprio qui che si riscontrano i travagli più fortiall’interno del PD, dove la politica del lavoro divide gli epigoni della difesadei lavoratori e chi, anche in nome di una solidarietà più sfumata aderisce conpiù slancio alle spinte in atto.

In effetti, il nodo è tutto nel dislocamento dei cattolici,resi più audaci dai recenti incontri, poiché qui si gioca il ruolo delcosiddetto “Terzo Polo” che sotto l’egida di Casini ha la non malcelatavocazione di distaccare i cattolici da PdL e PD per costruire un’aggregazionenuova al centro, con la funzione di soggetto politico determinante. E’ unasfida forte che si prospetta. E’ una sfida che non è aliena dal futuro diMonti. Se il Terzo Polo, che anela ad un “Partito della Nazione” riuscirà aportare in fondo l’idea di un proseguimento dell’esperienza di Monti anche aldi là delle elezioni del 2013, operazione che si aggancia anche al nodo dellanuova legge elettorale, non è impossibile pensare che si passi dal “governo delsovrano” ad una sorta di “gollismo all’italiana”.

 

TAG:  MONTI  NAPOLITANO  BERLUSCONI  BCE  FMI  UE  NUOVA ARISTOCRAZIA  PDL  PD  TERZO POLO  GOLLISMO ALL'ITALIANA 

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