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contributo inviato da verduccifrancesco il 25 febbraio 2012
E’ quanto sta succedendo a molti padri divorziati che, a causa della crisi o per essersi risposati, si trovano in difficoltà a versare l’assegno.
Un caso emblematico è quello di un cinquantenne disoccupato di Trento, divorziato e risposato con una figlia di undici anni a carico, che, senza lavoro da un anno, riesce a sopravvivere con il sostegno dei servizi sociali ma non riesce, comunque, a versare l’assegno di mantenimento per la figlia ventunenne  avuta dalla prima moglie. Per questo è stato condannato a due mesi e venti giorni per violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Come possa succedere una cosa del genere è incomprensibile. Che un genitore sia tenuto a versare la sua parte per mantenere il figlio/a è giusto e sacrosanto al di la delle motivazioni che hanno portato al divorzio, ma va anche tenuto conto dell’evoluzione della storia dei due ex coniugi se non si vuole distruggere la vita di persone già di per se provate dalla miseria.
Inutile dire che la legge, quando non tiene conto della dignità umana, diventa un qualcosa di estraneo e ancor più, quando non tiene conto delle difficoltà oggettive della persona.

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