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contributo inviato da CARMEN2009 il 23 febbraio 2012
Giorni fa, stavo seguendo l'intervista del ministro della giustizia Paola Severino che discuteva sul ruolo che l'informatica può avere per snellire e ridurre i costi della giustizia.
Il ministro parlava con cognizione di causa, asserendo i principi e le regole che un piano informatico deve avere per raggiungere i propri obiettivi. "Un progetto informatico che parli la stessa lingua a livello nazionale" e non, come sempre accade, per dipartimenti stagni, il cui unico obiettivo è stato quello di spendere soldi pubblici a fondo perduto. Quanto detto dal ministro Severino è stato musica per le mie orecchie, ma, nello stesso tempo mi fa rabbia, perchè è da 15 anni che vedo l'informatica utilizzata male ed in modo sconsiderato.
Lavoro nel campo tecnico, ho una laurea in scienze dell'informazione, titolo di studio che in Italia non è mai stato riconosciuto per il suo valore. Non abbiamo un albo. Mi sono sempre battuata in questi anni per un approccio all'informatica differente, più pragmatico ed a valore aggiunto.
Ma in tutti questi anni la classe dirigente ha nicchiato, non ha saputo cogliere l'opportunità, oppure è solo ignoranza. Finalmente dopo tanti anni, un ministro riconosce, seppure in maniera superificiale, il ruolo che l'informatica può avere nel ridurre i costi ed aumentare l'efficenza dei servizi pubblici.
Un' Italia che si avvia alla proprio risanamento ha un gap digitale rispetto agli altri Paesi europei altissimo, causa di una vecchia classe dirigente. Questo divario,che ci portiamo dietro, ha contribuito ad aumentare il debito e la poca crescita. Ogni età storica ha  i propri punti di innovazione ed è compito della propria classe politica saperne incanalare le risorse per creare sviluppo. Il ruolo che l'informatica ha ed avrà nella ricostruzione del benessere economico e quindi sociale di un Paese non può essere disconosciuto ma valorizzato in un quadro socio-economico più ampio.

TAG:  INFORMATICA  SEVERINO  GIUSTIZIA  MINISTRO 

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