.
contributo inviato da Claudia Castaldini il 17 febbraio 2012

''Stiamo cercando di creare in Italia una bandiera di filiera di auto elettrica, dalla batteria ai sistemi elettronici fino alla produzione del mezzo. Abbiamo firmato un accordo con il ministro cinese della Scienza e Tecnologia, perche' la Cina ha un programma di un milione di auto elettriche circolanti entro il 2015. Purtroppo non riesco a mettere a disposizione l'impresa italiana che produce automobili. Cerchero' di capire in che modo possiamo portare in quel paese le imprese italiane che lavorano nella filiera pur non essendo capaci di avere una grande fabbrica automobilistica che lavora e investe sull'auto elettrica. L'Italia avrebbe molto da dire e da fare, ma manca un gruppo come Renault e Bmw che investa facendo diventare l'auto elettrica uno dei prodotti che fanno competizione''.
Con queste chiarissime parole il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha presentato ieri a Milano l'accordo firmato con il governo cinese per lo sviluppo dell'auto elettrica. Tutte le case automobilistiche mondiali sono impegnate in programmi di produzioni ecologiche, in cui non manca l'auto elettrica, ma non la Fiat.  Nonostante ciò, sarebbe importante riuscire a creare una filiera italiana, per lavorare in un settore rilevante dell'innovazione, ancora con ampie necessità legate a ricerca e sviluppo.
L'automobile elettrica non emette inquinanti direttamente, per cui una sua maggiore diffusione in città darebbe un contributo notevole alla riduzione dell'inquinamento locale. Ma evidentemente le emissioni di un'automobile elettrica dipendono dal modo in cui viene prodotta l'energia elettrica che utilizza: se la Cina continua con l'uso del carbone, le sue auto elettriche saranno pulite durante il viaggio, ma saranno fonte di inquinamento ambientale nei luoghi delle centrali termoelettriche. Ma con l'insieme di fonti che producono attualmente energia elettrica in Italia, è stato calcolato che l'auto elettrica emette la terza parte di quanto emettono le normali vetture a benzina, e meno della metà di un'ibrida o di una vettura a metano: intorno a 60 grammi per kilometro di CO2, che con il continuo aumento delle rinnovabili sono destinati a diminuire. Inoltre, i consumi energetici sono circa la metà delle auto convenzionali, e una penetrazione consistente delle auto elettriche sul mercato comporterebbe una minore necessità di importare petrolio, con conseguente risparmio economico.
Se uno dei problemi principali delle vetture elettriche riguarda la scarsa autonomia, non mancano esempi di ricerca avanzata con prospettive interessanti: la IBM sta lavorando ad una nuova generazione di accumulatori elettrici, Battery 500, che utilizzano il litio in combinazione con l'aria. Questa batteria impiega anodi in carbonio sui quali il litio si combina con l'ossigeno dell'aria in modo reversibile per dar luogo ad accumulo di cariche, ottenendo alta densità energetica, e consente un'autonomia di 800 km, contro quella delle auto elettriche oggi in vendita di circa 120-160 km.

Il sito Ansa con la notizia dell'accordo con la Cina, e il sito IBM con il progetto Battery 500:
http://www.ansa.it/motori/notizie/rubriche/istituzioni/2012/02/16/visualizza_new.html_99706005.html
http://www.almaden.ibm.com/st/smarter_planet/battery/
 

TAG:  AUTO ELETTRICHE  INQUINAMENTO  ENERGIA  ENERGIA ELETTRICA  ELETTRICITÀ  VETTURE ELETTRICHE  AUTONOMIA  BATTERIE  LITIO  FIAT  INNOVAZIONE  EMISSIONI  CARBONE  RINNOVABILI  FONTI RINNOVABILI 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
28 luglio 2010
attivita' nel PDnetwork