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contributo inviato da Achille_Passoni il 16 febbraio 2012


Entra nel vivo il negoziato sulla riforma del mercato lavoro, dopo l'incontro di ieri tra Governo, sindacati e imprese. E soprattutto - finalmente - la discussione entra nel merito del problema partendo dal punto più giusto, ovvero l'avvio al lavoro e la lotta alla precarietà.

Il Governo ha messo sul piatto i temi concreti della trattativa, dichiarando la propria disponibilità a discutere su ogni tema senza aut aut. E subito una prima convergenza si è registrata sull'apprendistato come forma tipica per l'ingresso nel mondo del lavoro per i giovani, con un rafforzamento dei contenuti formativi per combattere gli abusi. Per quanto riguarda la precarietà, la proposta del Ministro è quella di favorire la trasformazione dei contratti da atipici a tempo indeterminato, con un sistema di incentivi e disincentivi in base al quale i contratti precari costeranno di più all'azienda, ma una volta trasformati in tempo indeterminato l'aggravio verrà restituito.

Non posso che apprezzare questo approccio che è musica per le mie orecchie, avendo sempre considerato sbagliata l'idea dei "contatti unici" nelle loro varie formulazioni - perfino a prescindere (si fa per dire) dalle lesioni dell'articolo 18, temporanee o definitive che portavano con se. D'altra parte, la filosofia del disegno di legge che presentammo assieme ai senatori Rita Ghedini e Tiziano Treu era esattamente uguale a quella di cui, se capisco bene, si sta parlando al tavolo della trattativa. E cioè combattere la precarietà facendola costare di più, predisponendo strumenti per disincentivarne il ricorso e incentivare proprio la trasformazione in contratti a tempo indeterminato.

E ancora a proposito dell'incontro di ieri: la lotta agli abusi per favorire un'occupazione giovanile che sia davvero di qualità passa anche per il contrasto alle false partite Iva, dietro alle quali ci sono veri e propri lavoratori subordinati. Anche in questo campo, il ministro Fornero ha mostrato la volontà di intervenire con decisione, per favorire soprattutto coloro che si trovano in una situazione di mono-committenza.

Insomma, anche se la trattativa è complessa, mi pare che si sia partiti con il piede giusto, soprattutto perché si è deciso di affrontare i temi veri lasciando da parte le questioni più controverse e i falsi problemi, come quello dell'articolo 18. Se le parti continueranno a tenere a mente il vero obiettivo della riforma del mercato del lavoro - favorire l'ingresso dei giovani e l'occupazione stabile - è lecito essere ottimisti, con cautela.
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