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contributo inviato da Achille_Passoni il 13 febbraio 2012


Nel corso dell’esame in Senato della legge di conversione del cosiddetto “decreto milleproroghe” proseguiamo nell'impegno che ci siamo assunti come Partito Democratico quando votammo la riforma delle pensioni, ovvero quello di cambiarne gli aspetti più squilibrati. Già alla Camera alcune modifiche le abbiamo conquistate, ora ci impegniamo di nuovo al Senato, in particolare per quanto attiene l’impatto della riforma sugli effetti occupazionali derivanti da situazioni di crisi e riorganizzazione produttiva. Abbiamo perciò presentato una serie di emendamenti volti in generale a garantire una maggiore equità e sostenibilità economica per i lavoratori che erano stati ingiustamente penalizzati dalle nuove norme previdenziali. 

Particolarmente importante ed urgente in questo senso il capitolo dei cosiddetti lavoratori esodati su cui siamo intervenuti per chiarire, rendendole certamente esigibili, le tutele già previste dal “Salvaitalia” e per modificarne alcuni aspetti non sostenibili in rapporto alla fase di crisi che il nostro Paese sta attraversando.  

Sul tema abbiamo presentato emendamenti - firmati anche dal Popolo della Libertà, aspetto questo molto importante ai fini della loro approvazione - che riguardano quei lavoratori che a seguito di situazioni di crisi aziendali, o di processi riorganizzazione produttiva, si sono visti costretti ad accettare i cosiddetti "scivoli", cassa integrazione, mobilità ed incentivi all'uscita, che portano alla pensione. Per come è scritta la norma, essi rischiano di ritrovarsi in una situazione drammatica, senza più lavoro e ancora senza pensione, proprio in virtù del consistente prolungamento dell'età pensionabile. Proponiamo dunque di escludere dalla nuova normativa gli esodati, la cui risoluzione del rapporto di lavoro consegue da accordi individuali, oppure da accordi collettivi raggiunti nell'ambito di processi di ristrutturazione o di crisi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, anche se la cessazione dell’attività lavorativa è successiva a questa data. In questo modo sarà consentito loro di andare in pensione con le vecchie regole ed evitare, quindi, di trovarsi in quella sorta di limbo che non gli permette di andare in pensione e li lascia senza lavoro, senza cioè alcun reddito sul quale contare.    

Abbiamo poi proseguito il nostro impegno nei confronti dei lavoratori precoci. Abbiamo presentato emendamenti – in questo caso firmati solo dal Pd – finalizzati a consentire ai precoci di andare in pensione senza alcuna penalizzazione; alla Camera è stato conseguito l’importante risultato di togliere ogni penalizzazione fino al 2017. Continuiamo a  Iavorare per sancire il diritto per chi ha iniziato a lavorare anche a 16 anni di andare in pensione dopo 41-42 anni di lavoro, rispettivamente per le donne e per gli uomini. Inoltre, per effetto delle modifiche introdotte alla Camera, al momento tale anzianità contributiva può essere conteggiata se deriva da prestazione effettiva di lavoro, includendo anche i periodi di astensione obbligatoria per maternità, cassa integrazione ordinaria, leva, infortunio e malattia. Riteniamo importante che per ragioni evidenti di equità siano inclusi in questo calcolo anche i periodi di cassa integrazione straordinaria ed in deroga, che non derivano certo da libere scelte dei lavoratori, ed i periodi di astensione facoltativa, cioè i congedi materni e paterni, che sono frutto di una scelta che deve essere sostenuta se vogliamo cambiare l’Italia attraverso la partecipazione delle donne.  

Oltre a questi due grandi capitoli, abbiamo presentato anche altri emendamenti per rendere più equa la riforma. Riguardano l'inserimento dei lavoratori esposti all’amianto per almeno 10 anni fra i lavoratori precoci ai quali non si applicano le penalizzazioni previste dalla riforma del sistema previdenziale; stessa condizione pensiamo debba essere riservata ai periodi di congedo straordinario fruiti dai familiari che assistono congiunti disabili, i quali per altro da troppo tempo stanno aspettando una Legge che affronti questa loro condizione; lo spostamento al 31 agosto 2012, in coerenza con il calendario scolastico, della data per il pensionamento per il personale del comparto della scuola; un intervento sulla legge del 2009 per i collaboratori a progetto finalizzata al sostegno al reddito di chi a seguito della crisi ha perso il posto di lavoro, per allargarne la platea di riferimento anche a tutti i lavoratori parasubordinati con rapporti di co,co,co, operanti nella pubblica amministrazione, per ridurre da 5.000 a 4.000 euro la soglia minima di reddito per aver accesso all'indennità ed aumentare la quantità dell'una tantum al 35% (comunque non superiore a 4000 euro) del reddito percepito nell'anno precedente.  

Adesso vedremo come si svilupperà il dibattito e quali posizioni assumerà il Governo.
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