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contributo inviato da iociprovo il 9 febbraio 2012

 Decalogo per la legge elettorale

Si torna a parlare di una nuova legge elettorale, ora che la via referendaria è stata bloccata, ora che tutti i partiti sembrano essere d'accordo della necessità di non andare a votare con la vecchia legge elettorale, ora che il parlamento sembra non poter fare altro che occuparsi di questo argomento in quanto delle altre questioni “se ne occupa il governo”, ora che la possibilità di rifare in parlamento la legge elettorale sembra farsi più concreta, i miei timori sulla capacità di questo parlamento di realizzare qualcosa di buono si fanno più forti.

Il mio timore si basa nella possibilità che questa nuova legge nasca quale compromesso fra gli interessi dei partiti rappresentati oggi in parlamento, nasca insomma come il solito mostro assemblato da pezzi diversi di differenti idee. Occorre rendersi conto che questa possibilità, come dimostrano le esperienze passate è quanto di peggio ci si possa attendere.

Nel formulare la nuova legge elettorale i nostri rappresentanti dovrebbero invece guardare solo ed esclusivamente al bene del paese, tenendo conto del fatto che proprio su tale legge si basa il metodo di selezione della classe politica futura, possibilmente non solo della prossima legislatura, e quindi da tali decisioni potranno derivare la qualità della politica nazionale e la possibilità di riduzione della distanza fra la classe politica e l'elettorato.

Vorrei per questo provare a scrivere qui un piccolo decalogo a cui ogni parte dovrebbe attenersi nell'approcciarsi alla discussione sul tema. I titoli sono i seguenti:

  • Congruenza con l'ordinamento istituzionale

  • Rappresentanza democratica

  • Governabilità

  • Rappresentanza locale e sintesi nazionale

  • Partecipazione


Congruenza con l'ordinamento istituzionale

Il primo criterio informatore della impostazione della nuova legge elettorale dovrà essere l'assoluta congruenza della stessa con l'ordinamento istituzionale esistente. Questa necessità corrisponde ad alcune delle più gravi pecche della attuale legge. Essa è stata formulata con lo sguardo ad una ipotetica futura revisione costituzionale, la cosiddetta “costituzione materiale o di fatto” una sorta di semi-presidenzialismo, che in realtà non è mai stato tradotta in vera riforma istituzionale, creando le storture che sono sotto gli occhi di tutti.

La possibilità di indicare “il premier” nella formulazione del voto è in evidente disaccordo con alcune parti della costituzione, in particolar modo con l'art.92, in quanto crea un contrasto fra questo e l'articolo 1 “la sovranità appartiene al popolo”. Infatti l'indicazione elettorale della maggioranza degli elettori di un presidente del consiglio, costringerebbe il Presidente della Repubblica a nominarlo, togliendogli quindi di fatto la sua prerogativa di scelta.

L'indicazione del premier deve essere tolta dalla nuova legge.

L'aver tolto, con l'attuale legge elettorale, la possibilità di indicare una preferenza nominale su un candidato, i quali sono invece scelti esclusivamente dalle dirigenze dei partiti comporta che il parlamentare eletto in effetti rappresenta solo le istanze specifiche del proprio partito e non può rappresentare la “nazione senza vincolo di mandato” come richiesto dall'art.67 della Costituzione.

Di fatto è invece vincolato da un ricatto elettorale al rispetto delle direttive del suo partito.

Deve essere ripristinato l'elezione personale del singolo candidato da parte dell'elettore, anche con sistemi diversi da quello della preferenza, es. elezioni primarie obbligatorie, doppio turno etc.

La introduzione di un premio di maggioranza così accentuato mette in dubbio l'uguaglianza del voto art. 48 “Il voto è personale ed eguale”, in effetti il voto di chi vota con la maggioranza in parlamento ha un peso specifico maggiore di chi vota per la le altre forze, addirittura chi vota per un partito piccolo rischia di non avere nessuna rappresentanza in parlamento grazie allo sbarramento elettorale. Come si può affermare che così il voto è eguale?

Il premio di maggioranza e lo sbarramento elettorale devono essere profondamente rivisti.

 

Rappresentanza democratica

Un parlamento che vuole essere il principale strumento della democrazia, deve costituirsi come rappresentazione, la più fedele possibile, del popolo. Si parla di democrazia rappresentativa, in quanto una selezione della popolazione, in grado di rappresentarne fedelmente le istanze, le necessità, le aspettative e gli interessi, viene delegata ad assumere la “sovranità”. Il parlamento deve insomma dare voce a tutte le voci del paese. A ben leggere la costituzione si capisce come i nostri padri costituenti avevano veramente immaginato, e forse sognato, un parlamento di popolo, e non un parlamento di tecnocrati. Basta pensare all'articolo 51 in cui ci si è preoccupati di precisare il diritto di conservare il posto di lavoro al cittadino temporaneamente impegnato quale rappresentante parlamentare. Ogni legge elettorale che escluda una parte della popolazione dalla rappresentanza parlamentare non può dirsi pienamente democratica. Lo sbarramento elettorale fa proprio questo.

La nuova legge elettorale deve quindi garantire la rappresentatività negata dalla vecchia legge, la necessità di garantire la cosiddetta “governabilità” non può essere il motivo per creare una legge incostituzionale. Una quota proporzionale deve quindi essere garantita. Il premio di maggioranza non può essere così rilevante.

 

Governabilità

Le sopra citate istanze di governabilità sono senz'altro da tenere in conto nella formulazione della nuova legge elettorale. Nessuno vuole un parlamento bloccato, incapace di seguire un indirizzo politico di qualunque tipo esso sia. Soprattutto non è sopportabile l'immagine di un parlamento sotto scacco di forze assolutamente minoritarie, i cosiddetti “aghi della bilancia” sono un'altra stortura antidemocratica. Ma la storia degli ultimi anni ha reso chiarissimo che il cosiddetto “bipolarismo” non garantisce affatto la governabilità. Esso ha si consentito un allungamento della durata dei governi ed un minore ricorso alle elezioni anticipate, una maggiore stabilità a cui però non ha corrisposto una maggiore capacità di governo. In alcuni periodi si è assistito ad una stasi totale ad un blocco di qualsiasi attività legislativa efficace. Anche la qualità della produzione del parlamento è peggiorata, basta a tal proposito pensare a quante leggi incostituzionali è riuscito a produrre. Il sistema elettorale bipolare è la causa di questo sbandamento in quanto, da una parte determina una eccessiva contrapposizione all'interno del parlamento fra i due schieramenti i quali non dialogano ma si scontrano in una guerriglia continua, d'altro canto anche al'interno di ciascun schieramento non c'è vera unità in quanto la presenza del premio di maggioranza obbliga in fase elettorale a caricare nello schieramento il più ampio possibile assortimento di forze politiche, comprendendo anche le ali estreme. L'elezione di elementi oltranzisti è oltretutto garantita proprio dalle liste bloccate e non consentono la selezione dei rappresentanti in base alla loro effettiva rappresentatività popolare. Anche in questo argomento la Costituzione sembra aver guardato lontano. Non per niente in nessun punto della costituzione si parla di Maggioranza ed opposizione, tantomeno di schieramenti contrapposti o maggioranze precostituite che devono restare tali per ogni argomento e per tutta la legislatura. La costituzione, a ben leggerla, dice invece che, su ciascun argomento in discussione, il parlamentare deve esercitare il proprio voto di rappresntanza in totale autonomia di giudizio, rendendo conto esclusivamente alla propria coscienza. In nessun punto la costituzione dice che i partiti devono esercitare sul parlamentare una qualsiasi forma di pressione a seguire le direttive dei vertici del partito stesso. In fondo è anche vero che il bipolarismo nella politica italiana non è nato con la seconda repubblica ma era già ben presente anche nella precedente fase. C'erano la Democrazia Cristiana da una parte ed il Partito comunista dall'altra, il paese è sempre stato spaccato in due, non dimentichiamo anche che il tentativo di spezzare questo bipolarismo è stato ucciso sul nascere assieme ad Aldo Moro.

TAG:  LEGGE ELETTORALE GOVERNABILITA RAPPRESENTANZA DEMOCRAZIA ISTITUZIONI 

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commenti a questo articolo 0
commento di iociprovo inviato il 15 febbraio 2012
aggiungo un altro punto del decalogo
Rappresentanza locale e sintesi nazionale
La legge elettorale deve essere pensata per garantire al meglio la rappresentazione della realtà del paese, quindi deve essere in grado di dar voce anche alle diverse realtà locali di cui l'Italia è composta.
Devono essere previsti i collegi locali i quali esprimeranno i loro eletti fornendo al parlamento una parte dei deputati e senatori.
Non solo il senato deve essere composto su base regionale, ma anche la camera dei deputati deve avere una parte di rappresentanza locale.
Peraltro è necessario anche che vengano espresse le esigenze di sintesi nazionale, una parte dei parlamentari deve essere eletta in un collegio nazionale, una buona soluzione potrebbe essere l'avere il 50% di eletti nel collegio nazionale e il restante 50% nei collegi locali.
Ad esempio, nell'ipotesi di un parlamento composto da 200 deputati, 100 deputati potrebbero essere eletti in un collegio unico nazionale in cui i partiti andrebbero a mettere in lista i maggiori esponenti di essi a livello nazionale. Anche in tale meccanismo deve però essere inserito il concetto di elezione diretta di una persona, e non quello del voto al partito, un meccanismo che in qualche modo obblighi l'elettore ad esprimere il nome del proprio deputato preferito.
Dare importanza alla preferenza dà maggiore responsabilità al singolo deputato perché lo rende consapevole di essere stato eletto direttamente dal “popolo sovrano”, inoltre l'elettore ha una maggiore possibilità di riscontro dell'efficacia del proprio voto, sapendo di aver contribuito con il proprio voto all'elezione di una preciso individuo può concentrare il proprio controllo sull'effettiva azione effettuata dal proprio eletto in parlamento.
Peraltro i partiti sono in tal modo “costretti alla democrazia interna”, l'effettiva rappresentanza di ogni partito nel parlamento viene scelta direttamente dall'elettorato.
Resta un importante problema i
commento di magnagrecia inviato il 13 febbraio 2012
Istituzioni e Federalismo
QUEL DOPPIO TURNO CHE MIGLIORA LA VITA *
di Guido De Blasio e Guglielmo Barone 10.02.2012
In tempo di governo dei tecnici, i partiti tornano a discutere di riforma del sistema elettorale, spesso mescolando considerazioni sulla bontà di ciascuna particolare formula con calcoli di convenienza. Un'analisi svolta di recente sui comuni italiani mostra però che il sistema a doppio turno comporta una serie di vantaggi rispetto al turno unico. Ad esempio, favorisce la partecipazione elettorale, la rappresentatività negli organismi elettivi, la qualità della compagine di governo, la qualità delle politiche poste in atto.
QUEL DOPPIO TURNO CHE MIGLIORA LA VITA
commento di pasquino50 inviato il 13 febbraio 2012
...ora che la via referendaria è stata bloccata...

Questa è la "chiave di lettura" dirimente: non si è voluto dare modo di espletare tentativi decisionali "dal basso" con soluzioni "democratiche". Anche se il "punto di ripartenza elettorale"(legge Mattarella) non era il massimo. Insomma le decisione del "come" rimarrà in mano ai "nominati" che, per loro stessa ammissione, non sono certo stati eletti con "trasparenza democratica".
Se la cantano e se la suonano da soli....ma ancora per quanto?
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