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contributo inviato da Claudia Castaldini il 7 febbraio 2012

Prendo atto che il gas basterà, ma anche che abbiamo fatto ben poco per efficienza e rinnovabili termiche, e passo a commentare gli ultimi rilievi riguardanti lavoratori e giovani precari, finiti come non mai nelle dichiarazioni del nuovo governo - sostenuto anche dal mio partito.
Vogliamo dirlo chiaramente che la questione posta sull'articolo 18 è un pretesto?
L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori disciplina le conseguenze di un licenziamento ingiustificato sulla base di quanto stabilito nella legge 604/'66, dunque stabilisce che il lavoratore può ricorrere al giudice per regolare tale evento. Il giudice può annullare il licenziamento ingiustificato (a norma della legge 604), ordinare il reintegro, e stabilire un risarcimento. L'art. 18 si applica alle aziende con più di 15 dipendenti, o a datori di lavoro agricolo con più di 5 dipendenti in ciascuna unità produttiva.
Dunque, l'art. 18 non definisce il licenziamento senza giusta causa, come di solito si dice, ma regola le sue conseguenze. Esso è di grande importanza giuridica in quanto è la fonte della tutela reale dei lavoratori. L'art. 18 dà forza giuridica al lavoratore. Se qualcuno ritiene che un articolo di legge di questo tipo sia un freno alla crescita economica italiana, deve anche spiegare perchè, sulla base dei fatti e non di dichiarazioni ideologiche.
A mio avviso, non c'entra nulla. Anzi: penso che questo sia l'ennesimo pretesto per portare avanti scelte economiche di impronta marcatamente neoliberista, ovvero proprio quelle che ci hanno portato alla presente crisi economica. Deregolazione, riduzione del welfare, privatizzazioni, prevalere della finanza, minor intervento dello Stato per aprire al mercato, marginalizzazione del concetto stesso di lavoro: questi sono stati i temi prevalenti negli ultimi vent'anni - capaci di influenzare culturalmente anche l'area progressista. Si tratta precisamente del quadro in cui è nata e si è sviluppata la crisi che ancora stiamo attraversando, una crisi dovuta ad un modello di sviluppo economico che non regge più in quanto procura diseguaglianza sociale, danni ambientali, e stagnazione o recessione economica. Insomma, investe la stessa economia, che finisce per fagocitare sè stessa. Ritenere di uscirne spingendo ancora sulle leve che hanno creato la crisi significa crearne un'altra, più profonda della precedente, nel momento in cui si rilascieranno i paletti posti a salvare momentaneamente i conti.
Il sistema richiede un modello nuovo che coinvolga la società fatta di cittadini, che promuova l'economia verde, ovvero l'unica possibilità di fare crescere l'economia in modo pulito e addirittura in grado di ridurre gli impatti attuali. Un modello in cui l'economia di mercato sia figlia del sociale, e non viceversa (in Germania la chiamano "economia sociale di mercato", e la trovo ancora un'ottima via).
In un sistema del genere, forse troverebbero lavoro i giovani precari, forse si potrebbe migliorare la situazione dei nostri istituti di ricerca, forse si potrebbero trattenere i laureati che oggi vanno all'estero a produrre ricchezza per altri dopo che sono stati formati (spendendo soldi) dalle università italiane. Perchè, è bene ricordarlo, i laureati in materie scientifiche (e non solo) vanno all'estero da anni a lavorare, e il più delle volte vi restano per tutta la vita: è questa la prospettiva per il futuro? Ed è questo il bene dell'Italia?
Spiace rilevare, al contrario, che il Ministro Cancellieri entri anche lei nell'ormai nutrito novero di coloro che da un po' di tempo offendono i precari italiani. La sua affermazione "gli italiani vogliono il posto fisso, magari vicino a mamma e papà"  è inaccettabile (e misuro le parole).  In un Paese dove mancano le prospettive, dove la crisi lascia a casa soprattutto i giovani, dove non si fa carriera se non hai parenti che te la procurino, tale affermazione è semplicemente un'offesa gratuita e incomprensibile.
I giovani devono avere un futuro, esattamente come l'Italia deve avere un futuro, e le due cose sono legate. Per impostare tale futuro, è necessario innanzitutto prendere atto che il sistema neoliberista ha fallito. Questo è compito, a mio avviso, del centrosinistra, del Partito Democratico innanzitutto, per il suo ruolo centrale nella politica italiana, e per la possibilità unica che ha di trovare una via che non guardi al passato, ma al futuro.
 

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