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contributo inviato da Achille_Passoni il 3 febbraio 2012


Ieri è ripreso il confronto tra Governo e parti sociali sul mercato del lavoro. Per fortuna stavolta non si è corso il rischio dell'altra volta, ovvero che finisse prima ancora di cominciare: direi che questo è gia un risultato! Prima di entrare più nel merito, voglio dire che riterrei molto utile che il Governo "aggiustasse" la qualità della sua comunicazione. Purtroppo il problema riguarda anche il Presidente del Consiglio che, forse per la prima volta, sulla questione del posto fisso ha proprio sbagliato battuta.

Pur riferendosi ad una ovvietà che gli stessi giovani conoscono benissimo - vale a dire che l'assetto produttivo e il mercato del lavoro oggi non sono più quelli di una volta e che, di conseguenza, è fuori dal tempo immaginare che in questo secolo si entri in un'azienda da giovani e si esca al compimento dell'età della pensione – è decisamente fuori luogo fare assurgere quella ovvietà a paradigma, fino a ironizzare sul fatto che la stabilità, anche solo una certa stabilità, produca monotonia.

Sono certo che nel Premier non vi fosse neppure lontanamente l’intenzione di fare riferimento alla precarietà come modello, perchè tutti sappiamo quanto egli consideri la precarietà stessa una sciagura. Ciò nonostante, coloro che vivono quella condizione, vale a dire la quasi totalità dei giovani, non credo proprio che possano considerare noiosa una condizione di lavoro stabile, anche solo relativamente stabile.

Ma se possiamo derubricare a battuta infelice quella di Monti, non so come definire quella di qualche giorno fa del viceministro Martone sugli "sfigati" che si laureano a 28 anni. Non la definisco e basta! Mi limito a trasmettere al viceministro quanto oggi leggo su Il Venerdi a firma Dario Vergassola. E cioè che esistono migliaia di giovani che non essendo figli di papà devono mantenersi negli studi e magari, vivendo fuori sede, devono anche sobbarcarsi un affitto pazzesco. Una condizione per cui, dopo le lezioni, sono costretti ad "andare in giro a fare mille lavori: camerieri, baby sitter, fattorini, addetti ai call center", riducendo inevitabilmente il tempo per studiare.

La conclusione di Vergassola è quindi che "più che sfigati, io li trovo eroi". Anch'io! Definisco infine deliranti le esternazioni continue del sottosegretario Polillo, da ultimo quelle sul "grande statista e possibile Presidente della Repubblica", riferite a Berlusconi. Capisco che il Sottosegretario sia fermamente convinto delle affermazioni che fa, visto il legame strettissimo che lo lega a quel mondo, a quella persona e ad altre di quel partito, e financo la riconoscenza che può portare al medesimo Berlusconi. Ma non dovrebbe scordare che gira (inopinatamente!) per le tv in quanto sottosegretario del governo Monti: di conseguenza, parli di quello di cui si occupa. Basta e avanza!

Tornando al punto di partenza, all'incontro sul lavoro, direi che anche l'affermazione del ministro Fornero circa la volontà del Governo di ricercare un accordo con le parti sociali ma che comunque il Governo procederà anche da solo, non mi pare adeguata. Anche qui, se la frase fosse annoverabile nella categoria delle ovvietà - anche nella migliore tradizione della concertazione infatti, un eventuale mancato accordo "libera" inevitabilmente il Governo nelle sue decisioni - allora conveniva non dirla.

Se, invece, aveva un carattere e uno scopo diverso, allora è per lo meno inopportuna, se non proprio sbagliata. E' meglio che nessuno auspichi quell tipo di scenario e nemmeno lo consideri come normale, sia per gli effetti sociali che comporterebbe, sia per i rischi di sconquasso che potrebbe determinare anche sul quadro politico. Basti vedere soltanto le dichiarazioni di ieri di alcuni esponenti del Pd, che paventavano “sfracelli”.

E allora, per concludere, il mio punto è semplice. Il Governo torni a quella caratteristica che così tanto abbiamo apprezzato e che tanti frutti positivi ha già dato in Italia ed in Europa: la sobrietà!
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