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contributo inviato da Achille_Passoni il 25 gennaio 2012


Quella delle dimissioni in bianco è una piaga sommersa, che si vede poco e di cui si parla ancora meno. Eppure è una vergogna che dilaga nel mercato del lavoro del nostro Paese, come clausola nascosta in almeno il 15% dei contratti a tempo indeterminato che colpisce due milioni di persone, per la maggior parte donne. Una pratica che nell’80% dei casi resta impunita, sommersa, come se non esistesse.

Ma cosa significa dimissioni in bianco? L’idea è spaventosamente semplice: quando lavoratrici e lavoratori sono più deboli - ovvero nel momento dell’assunzione - il datore di lavoro gli fa firmare un bel foglio bianco o una pagina già compilata - ma senza data - in cui il neo-assunto presenta le proprie dimissioni. Poi la lettera finisce nel cassetto del datore di lavoro, che potrà tirarla fuori nel momento più opportuno per licenziare immediatamente il malcapitato senza paura di dover affrontare contenziosi legali. E d’altra parte, è estremamente difficile dimostrare di essere stati costretti a firmare quella lettera.

Un meccanismo subdolo, che consente di liberarsi facilmente di chi cade in malattia, ha rapporti troppo frequenti con i sindacati, sta incominciando ad invecchiare oppure - e questa è una delle casistiche se possibile ancora più vergognosa delle altre - delle donne che rimangono incinta. Sono ottocentomila infatti le donne nate dopo il 1973 che secondo l’Istat sono state licenziate o costrette a dimettersi dopo la maternità, in quel momento in cui, compiuto l’anno del bambino, non sono più protette dalla legge 1204 del 30 dicembre 1971 sulla “Tutela delle lavoratrici madri”, e dunque sono più deboli.

Eppure c’era una legge pensata proprio per contrastare questo fenomeno, che imponeva che le dimissioni fossero presentate su moduli identificati da codici numerici progressivi e validi non oltre 15 giorni dalla data emissione. C’era, ed era stata approvata dal governo Prodi, ma uno dei primi atti del governo Berlusconi è stato proprio quello di cancellarla, con il placet dell’ex ministro Sacconi.

Adesso però le cose potrebbero cambiare nuovamente: le parole del ministro Fornero sulla necessità di affrontare una volta per tutte il problema delle dimissioni in bianco lasciano ben sperare. Il Pd preme perché si agisca in fretta, perché siamo di fronte a un’ingiustizia davvero intollerabile.
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