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contributo inviato da verduccifrancesco il 15 gennaio 2012
IGN  La Presse   La Presse   Reuters

Europa in fibrillazione per un’ulteriore declassazione dell’Italia da A a BBB+ e altri 8 paesi europei  operata dall’agenzia di rating Standard & Poor’s.
Secondo S&P, "Crediamo che un processo di riforma basato solamente sul pilastro dell'austerità di bilancio rischi di diventare autolesionista, dal momento che la domanda interna si ridurrebbe a seguito delle crescenti preoccupazioni dei consumatori riguardo alla sicurezza dell'occupazione e ai redditi disponibili, erodendo il gettito fiscale".
Dalle motivazioni date dala società, emerge chiaramente l’azione politica nei confronti dell’Italia e degli altri paesi europei. Mentre il giudizio di queste società dovrebbe riguardare gli investimenti dei privati in società finanziarie, e comunque private, giudizi atti a mettere in guardia gli investitori, in questo caso si tratta di una vera e propria intrusione negli affari di stati sovrani che, invece di aiutare le politiche di risanamento degli stati in crisi, non fanno altro che gettare discredito sugli interventi dei governi.
Che le politiche di austerità adottate ridurranno inizialmente i consumi a causa della preoccupazione dei consumatori sulla sicurezza dei redditi e del lavoro è vero. Ma è altrettanto vero che le ultime aste dei titoli di stato in Italia sono andate a buon fine dimostrando, se non la fiducia, almeno la disponibilità degli investitori a sostenere gli sforzi del governo. Inoltre, gli interventi per la crescita, che comunque stanno per essere presi, avranno una valenza di medio e lungo termine, mentre il debito a bisogno di essere stabilizzato nell’immediato per dimostrare la solvenza dei debiti contratti in modo che gli investitori tornino a investire in Italia.
E’ più importante dimostrare la capacità di solvenza del debito prima di stabilizzare il rapporto tra debito e Pil, anzi, se non si riesce a dimostrare la capacità di solvenza, ogni sforzo di risulterà vano perché nessuno investirà mai senza la certezza della solvenza impedendo la crescita necessaria alla stabilità del rapporto debito e Pil.

Detto ciò, la domanda ovvia è: perché si declassa l’Italia se sta cercando di adottare politiche atte a ridurre il debito, causa dell’attuale sfiducia degli investitori?
Secondo l’Abi (associazione banche italiane) la decisione di S&P è ingiustificata, incomprensibile e irresponsabile e auspica che la BCE (banca centrale europea)  completi ed approvi nel minor tempo possibile la disciplina europea sulle agenzie di rating e che, assieme alle Autorità di vigilanza riconsiderino da subito l'utilizzo dei rating esterni nelle loro procedure e nei modelli di valutazione".
La questione, perciò, è politica prima che economica. Abbassare il rating non aiuta certo i paesi in difficoltà col debito, anzi, peggiorerà la situazione perché metterà gli investitori nella condizione di non sottoscrivere i titoli di stato ritenuti inaffidabili. Questo avviene proprio nel momento in cui, i paesi debitori hanno maggior bisogno di fiducia. Se all’inizio si trattava di mettere sull’avviso i paesi debitori per spingerli ad adottare misure adeguate, ora sta degenerando al punto che ogni decisione negativa servirà unicamente a peggiorare la situazione, almeno nelle intenzioni, vanificando le misure stesse.

A chi giova, dunque, questo “gioco”?
Considerando che sono coinvolti una buona parte dei paesi europei, è giusto sostenere che l’attacco, più che verso i singoli paesi, è rivolto alla moneta unica europea. Moneta che, da quando è in essere, viene valutata più del dollaro e, pertanto, ha maggior valore sul mercato. In modo particolare nell’acquisto delle materie prime che, con il cambio euro/dollaro, vengono a costare meno rispetto al prezzo di mercato.
Oltre a ciò, l’attacco, almeno nelle intenzioni, anche se non dichiarate, serve anche a impedire il formarsi di un’entita politica europea (stato sovrano), logica evoluzione dell’attuale assetto europeo, che porterebbe l’Europa, e i paesi aderenti, a essere maggiormente competitiva.
Considerando anche che le tre agenzie di rating sono americane, viene spontaneo chiedersi se non sia proprio l’america ad aver sferrato l’attacco.
In fondo, un’europa più competitiva sarebbe più forte anche nella diplomazia internazionale e potrebbe avere maggior voce in sede ONU.
TAG:  ECONOMIA  RATING  FINANZA  EUROPA  DEBITO  ITALIA 

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