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contributo inviato da verduccifrancesco il 12 gennaio 2012
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Secondo il presidente di confindustria, Emma Marcegaglia, l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori rappresenterebbe un’anomalia nel sistema italiano. Questo a fronte delle proposte avanzate dal ministro Fornero e, attualmente, in discussioni tra le parti sociali.
L’affermazione della Marcegaglia è suffragata da un documento, presentato all’incontro con il ministro, che proverebbe l’anomalia tutta italiana del reintegro al lavoro dopo il licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo.
Il reintegro, dice Marcegaglia, esiste anche in altri paesi europei ma non viene applicato.  Marcegaglia spiega che Confindustria non affronta il tema "in modo ideologico", ma dai dati emergono "anomalie nel sistema italiano" sulle flessibilità in uscita.

Dunque, il problema posto da confindustria è la “flessibilità in uscita” ovvero, la possibilità di licenziamento.
Innanzi tutto va detto che in Europa prevale un welfare molto più corposo rispetto a quello italiano incluso il salario minimo per i disoccupati che hanno alle spalle alcuni anni di lavoro. In secondo luogo, la proposta del contratto unico in discussione include anche la possibilità di licenziamento; possibilità prevista anche dalla finanziaria di Tremonti.

E allora perché tanto accanimento contro l’articolo 18?  
Il problema di confindustria col  contratto unico è l’aumento dei costi rispetto al contratto a termine e la fine della chiusura del rapporto di lavoro determinato, qualora si renda necessaria la diminuzione del personale, senza conseguenze.

Sotto i punti essenziali del contratto unico:
1) assunzione a tempo indeterminato
2) Stipendio dignitoso, allineato ai contratti nazionali di categoria o ai contratti aziendali, e comunque mai inferiore al salario minimo.  
3) diritti dei neo assunti (ferie, malattia, maternità e tfr)
4) contributi più alti per la pensione
5) soldi di buona uscita in caso di licenziamento
6) soldi di sussidio fino a tre anni in caso di licenziamento e collegamento automatico all9welfare nazionale
7) servizio di ricollocamento
8) divieto di licenziamento per discriminazione
E’ ovvio che il contratto unico è migliorativo per il neo assunto rispetto ai contratti a tempo determinato, ma è proprio questo che preoccupa confindustria. Oltre ai costi, che verrebbero distribuiti tra pubblico e azienda, rimane sempre, per il datore di lavoro, l’incognita della effettiva possibilità di licenziare perché è proprio questo che vorrebbero. L’articolo 8 della finanziaria di Tremonti lascia mano libera ai datori di lavoro sui licenziamenti (salvo quelli discriminatori e della lavoratrice in concomitanza col matrimonio), la lasciava ancora in essere il contratto a tempo determinato che consente al datore una maggiore flessibilità in uscita dal momento che alla scadenza non è obbligato a confermare il lavoratore che non può protestare in alcun modo perché non si trattava di licenziamento.
Con l’eliminazione del contratto a tempo determinato, anche se rimane in essere la possibilità di licenziare per ragioni economiche,  il datore di lavoro perde la possibilità di chiudere il contratto    senza problemi come nel caso di contratto a tempo determinato.

Concludendo, confindustria vorrebbe avere la possibilità indiscriminata di licenziare eliminando il problema alla base perché, comunque, l’articolo 18 rimarrebbe un punto di riferimento giuridico.
TAG:  LAVORO  ARTICOLO 18 STATUTO DEI LAVORATORI  MARCEGAGLIA  GOVERNO   

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