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contributo inviato da team_realacci il 27 dicembre 2011
Il rapporto del comitato di esperti indipendenti nominato dal governo giapponese punta il dito contro le inadempienze dell'azienda elettrica e dell'ente statale: "Misure di prevenzione inadeguate"

TOKYO - La Tepco, la società proprietaria della centrale nucleare di Fukushima, e l'Agenzia giapponese per la Sicurezza Atomica, non "avevano adottato quelle misure di sicurezza precauzionali" per fare fronte ad un disastro come il terremoto (di magnitudo 9) e il devastante tsunami che l'11 marzo scorso colpirono l'impianto e la costa occidentale nipponica. E' quanto ha stabilito il rapporto ufficiale della commissione d'inchiesta indipendente istituita dal governo.

"Né la Tepco, né l'Agenzia statale di controllo avevano adottato in anticipo le misure precauzionali che un granve incidente, come quello causato dallo tsunami", si legge nel documento, che smentisce le indagini interne condotte da Tepco secondo la quale l'impianto e i suoi sei reattori non si sarebbero potuti proteggere in alcun modo da un evento di quella portata.

La commissione di inchiesta composta da dieci esperti indipendenti nominati al governo ha lavorato per sette mesi ispezionando divesi siti e ascoltando quasi 500 persone. In particolare, tra le accuse rivolte all'azienda, il rapporto ricorda che il quartiere generale per le operazioni di emergenza era stato realizzato in un edificio inadatto a sopportare elevate quantità di radiazioni e privo persino di filtri per la depurazione dell'aria. 

In seguito all'incidente dello scorso 11 marzo esplosioni si sono registrate in ben tre reattori della centrale con il rilascio di forti quantità di radioattività nell'aria e in mare. Un'area dal raggio di circa 20 chilometri circostante la centrale è stata chiusa al pubblico e oltre centomila persone sono state evacuate, mentre non sono ben quantificabili i gravissimi danni provocati all'agricoltura e alla pesca.  

Recentemente il primo ministro giapponese Yoshihiko Noda ha dichiarato che "i reattori danneggiati della centrale nucleare di Fukushima Daiichi sono in stato di cold shutdown", cioè in arresto a freddo. Il governo giapponese  e la Tokyo electric power company (Tepco) avrebbero così messo sotto controllo la centrale rispettando il calendario approvato ad ottobre, che fissava il raggiungimento di questo obiettivo entro la fine del 2011. Il governo ha dichiarato che "i requisiti sono stati rispettati" e "la seconda fase completata".

Rassicurazioni che non convincono però gli ambientalisti. Secondo Junichi Sato, direttore esecutivo di Greenpeace Giappone, "le autorità giapponesi sono chiaramente ansiose di dare l'impressione che la crisi sia giunta al termine, ma questo non riflette chiaramente la realtà. Invece di usare i media per alzare una cortina di fumo per nascondere il fallimento negli aiuti alle persone che vivono con le conseguenze del disastro, la priorità del governo dovrebbe essere quello di garantire la sicurezza pubblica e iniziare la chiusura di tutti i reattori nucleari in Giappone".

"Tepco - aggiunge -  non ha raggiunto realmente l'arresto a freddo, quindi né la società né il governo dovrebbe rivendicare che il lavoro è quasi finito. Materiale radioattivo sta ancora fuoriuscendo dal sito, e non è dato sapere lo stato esatto delle tonnellate di combustibile fuso all'interno dei reattori. Decine di migliaia di tonnellate di acqua altamente contaminata si trovano ancora nei reattori e negli edifici che contengono le turbine, con perdite in mare avvenute anche la settimana scorsa. La costante minaccia radiologica posta dal disastro nucleare di Fukushima rimane enorme."

Fonte: la Repubblica 
26 dicembre 2011
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