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contributo inviato da verduccifrancesco il 26 dicembre 2011
Fa male, fa veramente male leggere la cronaca di assurde liti che sfociano in drammi e di sequestri che, sfociano in crudi pestaggi. Fa male anche perché avvengono alla vigilia di una giornata che, se pur vissuta laicamente, rappresenta comunque un momento di riflessione.

Un vicino, per un vecchio dissidio, uccide tre persone (madre e due figli), suoi vicini di casa, e ne ferisce gravemente un quarto (marito). Due balordi sequestrano uno straniero originario dell’India e lo massacrano di botte.
I due episodi, pur rappresentando due situazioni diverse, hanno in comune la violenza. Una violenza cieca, incapace di mediazione nel confronto col prossimo, sia esso vicino come nel primo caso, o lontano come nel secondo.
Il confronto, che è alla base di ogni rapporto umano, diventa, per certi individui, motivo di odio invece che di sviluppo delle proprie idee. I motivi visibili dell’aggressione sono, però, solo il pretesto, il motore che fa scattare la molla della violenza.
Come nel caso del razzismo, è la paura che rende l’uomo intollerante e, di riflesso, violento; è essa la causa prima che fa montare dentro la rabbia. Ma la paura, a sua volta, deriva dall’incapacità di comprendere ciò che sta accadendo.
Una incompressione che, a sua volta, deriva dall’ignoranza (nella sua accessione di non conoscenza). Questo non implica necessariamente che il portatore di violenza sia asociale, anzi, il più delle volte vive una condizione di normale socialità, ovvero, conduce una vita all’interno delle istituzioni partecipandovi. Implica , però, una tendenza a credere che le proprie idee siano le uniche, le sole in grado di risolvere ogni problema, che tutto ciò che è diverso è pericoloso per il mondo in cui vive. Questo, a sua volta, implica la repulsione verso ogni avvenimento che possa implicare un cambiamento nel sul modo di vivere, nella sua quotidianità.

Quello del violento è’ un mondo chiuso dove le proprie idee sono poste al centro dell’universo per evitare che siano contaminate dal diverso. Vive, cioè, in un circuito chiuso dove paura e ignoranza si alimentano a vicenda col solo scopo di escludere/escludersi dal mondo esterno così diverso dal suo.

Concludendo, il violento, non vuole condividere se stesso col mondo, anzi, cerca in tutti i modi di isolarsi da esso creandone uno a sua misura dove possa vivere tranquillo. Il grande problema che deve affrontare è l’impossibilità di escludersi perché, l’uomo, pur essendo un individuo, dipende comunque dagli altri per la sua sopravvivenza. E allora ...


TAG:  VIOLENZA  CRONACA  RAZZISMO 

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