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contributo inviato da Achille_Passoni il 15 dicembre 2011


Dopo che il 30 novembre scorso la Camera ha approvato il disegno di legge che introduce nella Costituzione il principio del pareggio di bilancio, il provvedimento è passato all'esame del Senato. La riformulazione dell’articolo 81 della Costituzione prevede “l'equilibrio tra le entrate e le spese del bilancio”. Il ricorso all’indebitamento sarà consentito solo al fine di tenere conto degli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta, al verificarsi di eventi eccezionali. Tra le novità introdotte dal ddl, c’è anche la creazione di un organismo indipendente presso le Camere che avrà compiti di analisi e verifica degli andamenti di finanza pubblica e di valutazione dell’osservanza delle regole di bilancio.

Come prima cosa, voglio sottolineare che con questo provvedimento si riprende una buona “vecchia abitudine”, per la quale la Costituzione viene modificata insieme da tutti, dopo un’ampia discussione in Parlamento, invece che a colpi di maggioranza. Già questo mi sembra un punto importante di svolta rispetto al passato. In secondo luogo, è necessario sfatare l'immagine semplicistica che troppo spesso è stata attribuita a questa revisione, ovvero di essere il frutto di un diktat da parte dell’Europa. E’ questa un’idea profondamente sbagliata, che non tiene conto del fatto che la necessità di questo provvedimento deriva da ritardi e mancanze da parte della politica del passato, di cui il nostro Paese si trova oggi a dover pagare il prezzo. Se il nostro debito pubblico è arrivato al 120% non è certo colpa dell’Europa. E certamente l’assenza di una misura costituzionale come quella che stiamo approvando ha consentito il disastro attuale.

Va anche detto che l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione non è altro che un completamento di un percorso nato già nell’Assemblea Costituente, dalla cui discussione nacque quell’articolo 81 che ha rivelato però molti limiti nella sua applicazione concreta. Solo oggi, di fronte all’enorme crisi del debito che sta colpendo il Paese, si capisce fino in fondo quanto il problema del pareggio di bilancio sia strutturale e strategico per il futuro e per la sostenibilità stessa della nostra economia.

Oltretutto, anche tenendo conto delle poco entusiasmanti prospettive economiche che abbiamo davanti, tenere i conti in ordine sarà ancora più decisivo per poter operare politiche protettive ed espansive, necessarie per favorire la crescita, tutelare i lavoratori e creare nuovi posti di lavoro. E senza scordarci del fatto che tanto più alto è il debito pubblico rispetto al PIL, tanto maggiore è il rischio che il deficit esploda, andando a sua volta a incrementare il debito: un circolo vizioso che rappresenta una spada di Damocle sulle prospettive di crescita e sul futuro delle nuove generazioni.

Si tratta dunque di un provvedimento che è nell’interesse del nostro Paese, e che, insisto, non risponde a un diktat europeo. Ma, sempre in una logica europea, il pareggio di bilancio fa parte di una strategia più a lungo termine che deve portare a una maggiore integrazione politica ed economica dell’Unione, un obiettivo questo che è e deve essere sempre al centro dell’azione di un partito come il Pd. Per tutte queste ragioni, sosteniamo con convinzione l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione, consapevoli che si tratta di un tassello di una strategia più ampia per dare stabilità all’Italia e favorire una più salda unione con gli altri Paese europei, dalla quale abbiamo soltanto da guadagnare.
TAG:  SENATO  PAREGGIO DI BILANCIO  COSTITUZIONE  ARTICOLO 81  EUROPA  DEBITO  DEFICIT  RIGORE 

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commenti a questo articolo 0
commento di frapem inviato il 18 dicembre 2011
Sono ben altri gli articoli da far entrare in Costituzione, altro che il pareggio di bilancio, in una fase di recessione che ci impiccherebbe all'albero dell'immiserimento totale. Anzitutto facciamo entrare in costituzione la nuova architettura dello stato, disfaciamoci di questa che ha prodotto disuguaglianze stratosferiche, infiltrazioni mafiose, affollamento, feudalesimo e arroganza della classe politica. La Manistra Fornero dice che per abbassare gli alti stipendi e pensioni bisogna valutarne l'incostituzionalitaà. Ma dove c'è scritto che un manager pubblico, o un presunto servitore dello stato debba gudagnare 500 volte un impiegato delle poste? Se trovo l'articolo in questione, me lo mangio.
commento di frapem inviato il 18 dicembre 2011
Sono ben altri gli articoli da far entrare in Costituzione, altro che il pareggio di bilancio, in una fase di recessione che ci impiccherebbe all'albero dell'immiserimento totale. Anzitutto facciamo entrare in costituzione la nuova architettura dello stato, disfaciamoci di questa che ha prodotto disuguaglianze stratosferiche, infiltrazioni mafiose, affollamento, feudalesimo e arroganza della classe politica. La Manistra Fornero dice che per abbassare gli alti stipendi e pensioni bisogna valutarne l'incostituzionalitaà. Ma dove c'è scritto che un manager pubblico, o un presunto servitore dello stato debba gudagnare 500 volte un impiegato delle poste? Se trovo l'articolo in questione, me lo mangio.
commento di seamusbl inviato il 16 dicembre 2011
"Si tratta dunque di un provvedimento che è nell’interesse del nostro Paese, e che, insisto, non risponde a un diktat europeo"

comrade Achille altre sciocchezze in liberta'.
commento di pasquino50 inviato il 16 dicembre 2011
Quel tasselo che tu indichi è il tasselo d'angolo di un puzzle che non riuscirà a completarsi per la mancanza di "vocazione politica" applicabile "all'europeismo" monetario, finanziario, "mercantile".
Un'economia di mercato veramente sana e concorrenziale non pone limiti alla sovranità monetaria di un paese se non di fatto assoggettato a quelle regole "neoliberiste" di cui, apparentemente, lamentiamo il danno subito e subendo.
A meno che non si voglia sognare un'europa "univoco nuovo mondo".
I sogni non è possibile realizzarli "ad occhi chiusi"...e se si aprono, la realtà ci "distoglie" dal sogno...
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