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contributo inviato da Achille_Passoni il 2 dicembre 2011


Nell’attesa di poter esaminare il “pacchetto” di riforme del ministro Fornero, credo sia utile come contributo alla discussione parlarvi delle proposte di riforma previdenziale contenute in un disegno di legge di Tiziano Treu che ho sottoscritto con altri senatori del Partito Democratico.

Innanzi tutto, mi sembra doveroso premettere che il sistema pensionistico italiano è già stato oggetto di diversi interventi che lo hanno rafforzato notevolmente in termini di sostenibilità finanziaria. Non sono necessarie dunque particolari “rivoluzioni” sul tema, e questo vale anche per quanto riguarda le donne, che anzi subiranno un allineamento progressivo dell’età di pensionamento a quella degli uomini, senza peraltro che si sia intervenuti sulle discriminazioni e le disparità di trattamento sul posto di lavoro cui sono ancora oggi soggette.

Il nostro ddl propone di aggiornare il sistema pensionistico in base certamente alle esigenze dettate dal rigore che ci impone la crisi, ma tenendo bene a mente il principio dell’equità. L’idea è quella di portare a 62 anni l'età minima e a 69 anni quella massima di accesso alla pensione di vecchiaia per i lavoratori cui si applica il sistema contributivo puro. In continuità con la “riforma Dini” ad ogni modo, è mantenuto fermo il requisito dei 40 anni per ottenere la pensione di anzianità, cui viene però affiancato un sistema di incentivi al posticipo dell'età di uscita: il mantenimento del limite dei 40 anni è un punto per me molto importante, che mi auguro non venga modificato.

Si prevede inoltre che fin dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di entrata in vigore della nuova disciplina si applichi anche ai lavoratori soggetti ai sistemi retributivo e misto un meccanismo di penalità/premialità per il calcolo della pensione analogo a quello previsto nel sistema contributivo puro. Sia per le pensioni calcolate con il contributivo che per quelle calcolate con i regimi retributivo e misto poi, si prevede un sistema premiale che porta al riconoscimento alle lavoratrici di un anticipo di età pari a dodici mesi per ogni figlio, nel limite massimo di ventiquattro mesi.

Infine, il punto politicamente principale, anche se non certo risolutivo della questione previdenziale delle future generazioni e in attesa di un intervento fiscale per coprire i periodi di scopertura contributiva tra un lavoro e l’altro (anche attraverso una riforma profonda del sistema di ammortizzatori sociali, di cui ho parlato spesso): i giovani e ai precari, costretti a cambiare lavoro con frequenza e spesso con discontinuità nelle prestazioni. Attraverso una modifica dell’attuale disciplina in materia di regime di totalizzazione dei periodi assicurativi, la nostra proposta garantisce che anche un solo giorno di lavoro regolare possa concorrere alla formazione del montante pensionistico di ciascun lavoratore.
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