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contributo inviato da mario cavallaro il 28 novembre 2011
Nei prossimi giorni, il 29 ed il 30 novembre, il Ministro della Giustizia Paola Severino si recherà nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato per esporre le linee guida a cui intende ispirare il suo mandato.
Vi è un rischio, accentuato dal fatto che Berlusconi ed Alfano, nelle loro più recenti apparizioni pubbliche, sembrano già aver avviato una campagna elettorale scipita e datata, tutta incentrata su argomenti privi di ogni consistenza e - quel che è peggio - del tutto avulsi dal contesto reale, sociale, economico e morale in cui il Paese è stato condotto dalla crisi mondiale e dalla mancanza totale di autorevolezza e di iniziative del governo Berlusconi.
Ma poichè l'uomo ha sempre avuto una volatile memoria politica ed i suoi repentini e contraddittori mutamenti di rotta sono sempre stati proverbiali vi è il concreto rischio che anche sul versante della giustizia e delle riforme necessarie al suo almeno decoroso funzionamento vi sia un improvviso mutamento di rotta.
Dopo aver recitato la parte dello statista pensoso delle italiche sorti si è subito applicato a criticare con argomenti puerili un governo nato per rimediare alla sua inettitudine e la stessa musica preoccupante sta iniziando a suonare nel campo per lui minato della giustizia. 
Ha già riattaccato la solita solfa del bavaglio alle intercettazioni e dell’epocale riforma della giustizia che vuol dire continuare come se nulla fosse successo nella nefasta stagione delle leggi ad personam, che la giustizia e l’uguaglianza l’hanno semmai distrutta. 
Senza volersi intromettere in questioni del tutto private di cui stucchevolmente si è tentata finora la trasformazione in questioni pubbliche o di conflitto istituzionale, Berlusconi vedrà che difendersi nei processi e non dai processi, come del resto fanno tutti gli altri cittadini, non può che avere benefici effetti anche per lui. 
Peccato che, come d’abitudine immemore, dimentichi di aver sottoscritto personalmente una lettera alla UE in cui gli impegni presi dall’Italia sulla giustizia riguardano ben altre materie. 
Si tratta di rendere efficiente la giustizia civile e non più costosa come invece ha fatto il governo uscente, di smaltire l’arretrato di milioni di cause, di riformare senza ideologismi laceranti ma anche senza eccessi di protezioni corporative le professioni ordinistiche fra cui quella forense, che vanno conservate nella loro specificità, ma innervate di robusti elementi di cambiamento e modernizzazione, si deve dare al personale amministrativo del comparto giustizia dignità riconoscendone le professionalità, si deve agire sulla qualità ed efficienza delle strutture organizzative del sistema giustizia e smetterla di operare inutili e continue modifiche dei riti processuali. 
Nella manovra di agosto, nella lettera alla UE, nella Legge di stabilità questi sono gli unici obbiettivi in materia di giustizia che si pone il Paese. 
Sarà necessario aggiungere interventi urgenti sulla tragica condizione del sistema penitenziario, che è indegno di un Paese europeo; si potrebbe affrontare il tema della depenalizzazione e della deflazione generale del sistema repressivo penale nel governo della società, che da decenni senza costrutto tutti hanno concordemente avviato in teoria e contraddetto nella pratica. 
Di questo, che è già moltissimo, si dovrà perciò occupare il Governo, di questo ci auguriamo che un ministro preparato e professionale come Paola Severino dia notizia alle Camere e queste saranno le priorità del Parlamento e certamente le nostre in questa fase finale della legislatura, che può essere proficua, se saremo coerenti con le indicazioni che proprio Berlusconi ha comunicato all’Europa.
Non permetteremo, neppure in questo campo, che una brutta pagina della storia italiana che abbiamo appena voltato ritorni ad incombere sul nostro futuro.
TAG:  GIUSTIZIA BERLUSCONI SEVERINO RIFORME AVVOCATURA GIUSTIZIA CIVILE CARCERI 

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