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contributo inviato da Vincenzo10 il 21 novembre 2011

Ho riletto con curiosità letteraria e molta attenzione il testo della dichiarazione di voto di Bersani sulla fiducia a Monti. Vi dico subito che quest’uomo a me risulta umanamente simpatico e, insieme alla Bindi, contribuisce a determinare un profilo del PD molto più semplice e coinvolgente di tutti gli altri dirigenti. Ma, si sa, la simpatia umana non deve condizionare i giudizi politici. Assolutamente no.
L’alone di simpatia o antipatia ha fortemente caratterizzato quell’altro, quello che se ne sta andando. Verso di lui se gli elettori si fossero sforzati di non cadere nella trappola delle sue burla e delle sue urla avrebbero visto di che pasta era fatto e lo avrebbero abbandonato assai prima dei nostri giorni.
Dunque, dicevo.
Tolta di mezzo la simpatia mi sono messo a giudicare lo strano e per certi versi straordinario modo di parlare di Bersani. Non mi sono dedicato tanto all’analisi di veridicità delle singole affermazioni quanto invece allo stile del linguaggio in quanto specchio del pensiero.
Riporto dunque e commento.

Signor Presidente, voglio rivolgere al Presidente del Consiglio, alle signore e ai signori Ministri gli auguri di buon lavoro. Noi abbiamo apprezzato, ed in larghissima parte condiviso, il discorso del Presidente del Consiglio; ne abbiamo veramente apprezzato lo stile; voteremo la fiducia al Governo senza giri di parole, senza asticelle, senza paletti, senza termini temporali. Abbiamo lavorato perché la svolta ci fosse, abbiamo lavorato perché un nuovo Governo potesse nascere, lo abbiamo fatto con onestà, con unità fra di noi, con disinteresse: prima di tutto l'Italia è stato il nostro slogan. Lo abbiamo fatto con rispettoso riguardo alle indicazioni del Capo dello Stato, che da italiani vogliamo ancora una volta ringraziare.
Rivendichiamo di avere visto, da tempo e per tempo, la crisi; rivendichiamo di aver visto, da tempo e per tempo, l'esigenza di un cambio di rotta; ed è per questo, signor Presidente del Consiglio, che nessuno come noi conosce i compiti pesanti e drammatici che ha di fronte questo Governo. Sia dunque chiaro come ci comporteremo, e voglio dirlo con semplicità, davanti agli italiani. Signor Presidente del Consiglio, in primo luogo noi tuteleremo il suo Governo verso chiunque volesse scaricare su di esso responsabilità che non ha.

Bersani enfatizza ripetendo lo stesso concetto con parole diverse oppure inserisce concetti diversi in una serie unica. E’ lì che imbroglia un poco perché onestà ok, ma unità fra di noi ci credo poco, disinteresse forse. Inoltre nel come ci comporteremo c’è la non necessaria precisazione di voler semplificare il concetto davanti agli italiani. Di li a un attimo arriva infatti l’esempio concreto.

Mi auguro, caro Reguzzoni, che non sia così, perché se così fosse, sia chiaro che noi non stiamo zitti, perché loro sono lì da un giorno, noi siamo qui da tre anni, vi abbiamo visto all'opera negli ultimi otto anni su dieci e conosciamo la colla dei manifesti; sia chiaro.

Questa è una frase che mi sembra un capolavoro. Perché gira su un loro, su un noi e su un voi stupendamente cerchiati dalla colla dei manifesti. La forza evocativa di questa frase è pari alla sua sintetica espressione.

In secondo luogo, noi non pretenderemo mai di dettarvi i compiti e neanche ci aspettiamo che voi facciate, su tutto, quello che faremmo noi; vi sosterremo lealmente e lo faremo però con l'orgoglio delle nostre idee, con la bussola delle nostre idee. Ecco alcune delle nostre idee, vi chiediamo semplicemente di tenerne conto, sto alla sostanza naturalmente, i particolari si vedranno: noi non chiediamo miracoli, ci fa piacere che non ne promettiate; chiediamo sobrietà, ci fa piacere che la stiate dimostrando; desideriamo verità e fiducia, perché la fiducia nasce solo dalla verità, e ci fa piacere aver ascoltato finalmente parole di verità sulla crisi.

Qui la forza dello stesso concetto-parola ripetuto tre volte. Ma è da considerare anche la forza degli incisi. sto alla sostanza naturalmente, i particolari si vedranno…

Noi non pensiamo che la fase finale di una legislatura, senza la spinta di una grande consultazione popolare, elettorale, possa dare vita a quella ricostruzione democratica e sociale che mettiamo nel nostro orizzonte, nel nostro impegno, che continua e rimane quello, e tuttavia confidiamo che una traccia del percorso da fare possa essere posta subito, che l'emergenza possa essere affrontata con vigore, che possano mettersi in cammino processi di riforma, sia su impulso del Governo sia per iniziative parlamentari sui temi elettorali, istituzionali, della sobrietà, del rigore della vita pubblica, della politica. Quella traccia a cui mi riferisco noi desideriamo vederla sui grandi assi, nella prospettiva di ricostruzione e di riscossa che immaginiamo per l'Italia. Noi desideriamo che l'Italia torni al suo posto in Europa con la dignità di un Paese fondatore. Bene, molto bene, Presidente del Consiglio, che noi riprendiamo il nostro posto tra le prime tre realtà di questa Europa; molto bene!

Qui c’è la visione Bersaniana di una auspicabile prospettiva futura. Una traccia di percorso, un vigore contro l’emergenza, un processo di riforma. Sia per impulso del Governo che per iniziative parlamentari. Poi alla fine una grande consultazione democratica per sancire una ricostruzione democratica e sociale affidata al nostro impegno. Quando vinceremo le elezioni.
Mi pare un concetto sobrio che mi consente la seguente considerazione. La destra, questa destra ha vinto le elezioni. Il governo Monti è un governo che non può uscire dai confini di un impegno con il PdL. E' un governo resosi necessario per ragioni che stanno oltre la normale dialettica destra-sinistra. La legge elettorale, a pensarci bene, non sarebbe, forse, nemmeno di sua competenza. E certamente nemmeno le ottime riforme che piacerebbero a Bersani e a noi democratici. Sarebbero una forzatura oggi. Per queste dovremo vincere pienamente le prossime elezioni e impegnarci a governare bene per i futuri cinque anni.

E desideriamo che l'Italia aiuti l'Europa ad essere Europa, perché il problema non è l'euro, ma l'Europa che non c'è e se noi dobbiamo togliere l'Italia dal luogo più esposto della crisi, dove non dovremmo essere, dove siamo stati portati drammaticamente e pericolosamente questo non basta. Infatti se non si correggono alcuni fondamentali delle politiche europee che abbiamo visto fin qui nessuno può davvero salvarsi, nessuno. E desideriamo che l'Europa volga finalmente lo sguardo al Mediterraneo, a proposito del nostro sud, con le enormi novità che stanno avvenendo lì, purtroppo nel nostro assordante silenzio.

E’ difficile che una considerazione del genere, così semplicemente esposta non possa essere condivisa. A meno che uno non si faccia prendere dall’antipatia verso il suo autore. Il Mediterraneo come ponte tra il sud dell’Italia e i paesi arabi può essere una grande opportunità per l’Italia. Ricordo che un intervento militare piuttosto spregiudicato di Sarkosi - a cominciare da quando Bengasi stava per cadere - ci ha soffiato una più stretta amicizia con la nuova Libia. Avremmo dovuto essere noi i principali referenti del nuovo corso dei paesi del Nord Africa. Altro che politica di contenimento e dei respingimenti. Quanto danno ci hanno fatto! Quanta miopia politica andare appresso ai dictat di Bossi e dei leghisti.

Lei ha puntato sulla crescita, bene le dico cosa pensiamo noi. Noi pensiamo che le disuguaglianze sociali e territoriali siano contro la crescita che la dequalificazione, il declassamento del lavoro e della conoscenza, che l'eccesso di precarizzazione siano contro la crescita, che le rendite amorfe, le posizioni di rendite corporative siano contro la crescita che la pletora della pubblica amministrazione sia contro la crescita, che la sottovalutazione dei temi ambientali dell'innovazione tecnologica, dell'efficienza energetica sia contro la crescita. E che in particolare l'egoismo sociale, la vergognosa infedeltà fiscale l'idea di salvarsi da soli sia contro la crescita e contro il Paese. Presidente, basta con l'egoismo sociale! Se le rimanesse un solo euro in cassa, per cortesia lo spenda per un servizio per i disabili, perché senza solidarietà non c'è senso di comunità e senza senso di comunità non possiamo salvarci.

Qui c’è tutto il negativo contro cui si batte un partito come il PD. Contro le disuguaglianze, la dequalificazione, il declassamento, l’eccessiva precarizzazione, le rendite amorfe e quelle corporative etc.
No, non si batte contro il capitalismo…. ma contro le sue storture. C’è l’ipotesi sottintesa che il sistema capitalistico, ( imprenditoriale, commerciale, bancario, consumistico etc. ) possa esser ricondotto a una più equilibrata funzione sociale e questa, più che una ipotesi, è una fede.
Questa posizione è funzionale al Sistema perché genera un contrappeso assolutamente necessario al suo funzionamento.

Ma è un contrappeso assolutamente necessario anche alle vittime di questo meccanismo in una fase in cui l’umanità non ha ancora saputo individuare efficaci forme economiche alternative e compatibili con la democrazia.
Per questo, aver abbandonato completamente ogni sotto pensiero di mutazione radicale della società. ha consentito a un partito come il PD di concentrarsi esclusivamente sulla correzione delle storture, sulla rimozione degli ostacoli alle liberalizzazioni e quindi sulla crescita quale vero fattore di inclusione dei soggetti cosiddetti non garantiti.
La frase sull’euro è una frase “ad effetto” ammettiamolo. Ma non faremo a Bersani il torto di attribuirgli l’idea che i disabili si possano accontentare di servizi a elemosina.

Basta con l'egoismo sociale, ci vuole uno sforzo collettivo, collettivo, dove chi ha di più deve dare di più e dove chi è stato disturbato meno deve esser disturbato di più. E le chiediamo dentro questa ispirazione - lo diceva anche l'onorevole Casini - riprenda il filo del dialogo sociale, partendo dal 28 giugno, da quella base, perché quella base dia nuovi frutti, una vera assunzione di responsabilità. Su ogni singolo tema i nostri parlamentari sono a disposizione e saranno costruttivi per sostenere quello che lei ha definito un Governo di impegno nazionale. Benissimo, un Governo di impegno nazionale: ciascuno si prenda la sua responsabilità, noi non metteremo condizioni e non accetteremo che ve ne siano. Certo, anche oggi lei ha dimostrato di non avere timidezze e questo ci fa molto piacere e così come non ne ha avute, per esempio, nominando le pensioni, sono sicuro che, qualora venisse il caso, non ne avrebbe neanche per nominare, per esempio, i grandi patrimoni immobiliari.

Ecco ha nominato il demonio! I grandi patrimoni immobiliari.
Questo è un argomento che il PD dovrebbe sostenere con più coraggio. Io avrei detto. Caro Monti, sappi che se tu non toccherai i grandi patrimoni li toccheremo noi quando avremo vinto le elezioni…. Con maggiore certezza e margine perché sulla mancata tassazione dei patrimoni noi svolgeremo gran parte della nostra campagna elettorale.

Infine, e concludo su questo, noi desideriamo essere presenti in Europa non solo per gli spread, che sono rilevantissimi anche se vedo già qualche segnale positivo. Ci interessa esserci per i diritti di cittadinanza e di civiltà e riprendo quel che ha detto l'onorevole Franceschini (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Noi, cari leghisti, vi dico dove ci avete portato con un esempio solo: noi abbiamo centinaia di migliaia di figli di immigrati che pagano le tasse e lavorano, che stanno andando a scuola, che parlano l'italiano e che non sono né immigrati né italiani, non sanno chi sono! È una vergogna!

I diritti di cittadinanza. L’assurda posizione di chi è nato in Italia e ha la cittadinanza sospesa. C’è un abisso tra la posizione della Lega e quella del PD su questo punto. Posizione politica ma anche ideale, morale ed economica.
Ma come abbiamo fatto, questi della lega, a sopportarli per tanti anni?

In Europa ci si va con delle misure di civiltà. Non possiamo solo parlare alle tasche degli italiani, dobbiamo parlare anche al cuore degli italiani e al nostro stesso cuore, che si è addormentato dopo la vostra cura. Basta! Basta! Ho finito. Concludo con questo. Solo dieci giorni fa - dicasi dieci giorni fa - si è chiusa qui in Parlamento una fase. Dopo solo dieci giorni siamo in un altro universo. Lo dico per tutti, guardate, per tutti, sentendomi solidale con tutto questo Parlamento. Voglio dire questo: non so in quanti altri posti al mondo, in analoghe condizioni, compresi i Paesi che ci fanno la lezione, sarebbe stato possibile, in dieci giorni, un fatto di questo genere. Questo significa che alla fine siamo italiani e siamo ancora in condizione di stupire, dobbiamo solo avere fiducia in noi stessi.

Tratto dal resoconto stenografico della Camera dei Deputati. Credo che un vecchio comunista non avrebbe usato una frase come questa in risalto. Nemmeno un socialista craxiano, e nemmeno un democristiano. Forse un fascista romantico che però non si sarebbe incluso.
Questa è una frase nuova che rappresenta un appello ad ascoltare il cuore più che i soldi e a svegliare il proprio cuore addormentato. E’ rivolto nella stessa misura agli altri come al proprio partito.
Che in tal modo non è collocato più tra i diversi e superiori ma tra gli umani e tra gli uguali.

TAG:  BERSANI  VOTO DI FIDUCIA  MONTI 

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8 settembre 2010
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