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contributo inviato da pdbergamo7circ il 18 novembre 2011
di Emmanuele Comi

In questi giorni si stanno vivendo momenti che definirestorici per il nostro Paese è poco.

La situazione economica la fa da padrona, entra nelle nostrecase e ci scuote, toccando tutti, specialmente chi si alza la mattina e va allavoro per portare a casa il pane per le proprie famiglie.

Ma abbiamo veramente capito come siamo arrivati fino aquesto punto e cosa c’è in gioco?

Guardando il bombardamento costante di notizie einformazioni più o meno veritiere ci si fa l’idea che la situazione è piuttostoincomprensibile e in continuo cambiamento.

L’aumento dei prezzi avvenuto con l’arrivo dell’euro e ilcalo del nostro potere d’acquisto derivano unicamente dalla cattiva gestionedel controllo da parte di chi ci governava nel 2002, non dalla moneta unica:chiedete all’estero di quanto sono aumentati i loro prezzi e scoprirete chesolo in Italia l’aumento è stato di queste dimensioni.

Non si nega che il “Direttorio franco-tedesco” sia una cosain sé negativa, ma se le istituzioni europee sono deboli, la colpa è solo deigoverni nazionali, soprattutto di destra, incluso quello italiano, che premonoperché l’Unione Europea non funzioni: chi ha sabotato il lavoro dellaCommissione a priori e impedito che il parlamento europeo, espressione deicitadini, avesse un ruolo? Risposte che non hanno un solo nome, ma, in Italia,hanno una chiara colorazione politica: PdL e Lega.

Il ruolo delle banche e del mondo finanziario, in questacrisi, è enorme. Da tempo, anche in Italia, si è abbandonata la produzione perfavorire il mercato finanziario e fare una serie di giochi più o meno sporchiche hanno portato al gonfiarsi di una bolla che è scoppiata sulle nostrespalle. Certo, è più comodo guadagnare senza lavorare, fare impresa senzaprodurre. È anche un insulto a chi lavora e produce. In ogni caso quando labolla è scoppiata si sono trovati aggrediti i più deboli. L’Italia è fra ideboli. È fra i deboli perché ha perso peso a livello internazionale: la nostracredibilità all’estero è portata avanti da pochi imprenditori, ricercatori,missionari e volontari in ONG. Alcune personalità sono rispettate negli altriPaesi. Alcune altre sono considerate dei buffoni o incompetenti, perché da talisi comportano. Negli ultimi dieci anni, a parte una breve parentesi, ci hannogovernato queste ultime.

Un altro motivo della debolezza dell’Italia è il suo debito.Il debito è cresciuto a dismisura negli anni ’80, si è ridotto fra il 1995 e il2008, si è impennato dal 2008 a oggi.


Fig.1 rapporto debito/PIL in ITALIA dal 1960 al 2009

In quegli anni ‘80 al governo e fra i responsabili dello scempio cui assistiamo oggi c’erano persone come Maurizio Sacconi(sottosegretario al Tesoro dall’87 al ‘94), Giulio Tremonti (consigliere delministero delle Finanze dal ‘79 al ‘90), Renato Brunetta (consigliere economicodi Craxi dall’83 all’87). Questi, insieme ad altri, i fautori del debito chetanto ci colpisce.

Il governo Berlusconi nel 2008 ha confermato ifautori del nostro debito nei ministeri economici, lasciando il ministero dellosviluppo economico vuoto per ben 5 mesi in piena crisi economica (affidandoloal condannato per bancarotta Paolo Romani).


Fig.2 rapprto Debito/Pil dal 2007 al 2010

Si parla di scarsa crescita ed è davvero un problema. Perrisolverlo, occorre far sì che le nostre imprese riescano ad accedere alcredito delle banche, paghino meno le tasse sul lavoro e, soprattutto, nonsiano vittime di corruzione, mafia, scarsa trasparenza e burocrazia eccessiva.Eppure si cerca la soluzione in un aumento dell’età per le pensioni e nellapossibilità di licenziare senza costi. Queste idee faranno anche piacere aqualcuno, ma non risolvono i problemi di crescita e disoccupazione, semmai liaggravano.

E veniamo alla nota dolente: l’evasione fiscale. Dati ISTATci dicono che equivale al 18% del PIL (toh, abbasseremmo nettamente ildebito!). Condoni, scudi fiscali, norme per depenalizzare il falso in bilancio(Tremonti e Berlusconi), negare l’esistenza della mafia nel nord Italia (Maronie la Lega): sonotutte cose che possono solo aumentarla! Altro che lotta all’evasione!

Viste le principali cause della nostra crisi, vediamo cosacomporta il fallimento dell’Italia, cioè cosa rischiamo se non poniamo subitomano alla situazione: pensate di andare a prelevare al bancomat e scoprire chenon potete farlo, pensate di arrivare al 27 (o al 10) del mese e scoprire chenon avete una busta paga. Questo è quello che succederebbe.

Cosa fare, quindi, adesso? Pensare di restare nella situazioneattuale anche solo un mese in più porterebbe alla situazione appena detta:fallimento, congelamento dei conti corrente e degli stipendi, disoccupazione einflazione alle stelle. Ritardare anche solo di un mese sarebbe catastrofico.Nuove elezioni significa fermare tutto per almeno 45 giorni (ma ce nevorrebbero anche 70). Chiamarsi fuori dal lavoro necessario per cercare dirisistemare il Paese equivale a condannarci tutti! Chi lo fa, dopo essere statocomplice di quello che è avvenuto, coi propri voti in Parlamento, coi silenzi,con bugie sulla situazione (vero, Lega?), dimostra che o non ha capito nulla o vuolesolo mandarci al macero. Incapaci o opportunisti sulle nostre spalle, dunque,scegliete voi.

Quando il Paese frana, quando c’è un terremoto, tutti sirimboccano le maniche e si danno da fare. Ecco perché partecipare a un governoche metta da parte la competizione politica e pensi al bene dell’Italia, alnostro bene, senza una colorazione politica (larghe intese, grande coalizione,governo di salute pubblica? Chiamatelo come volete, significa mettersi assiemeper provare a salvarci) è l’unico modo per dimostrare che si è responsabiliverso noi cittadini.


Emmanuele Comi

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