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contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 17 novembre 2011

Non è che li conosca tutti.

Di persona solo uno: il professor Ornaghi, mio indimenticabile docente di Politologia alla Cattolica nell'anno accademico 1990-91.
Severissimo, invitava ad allontanarsi dall'aula chiunque osasse parlare durante le sue lezioni ed era il terrore di molti. Ma da lui abbiamo imparato moltissimo, innanzitutto la passione per quello che si fa, e in secondo luogo che non si ottiene nulla senza impegno e sudore. Le sue lezioni le sbobbinavamo quasi tutti, per non perderci una parola, con i nostri gracili registratori appoggiati sul bancone in quel cinema; quante ore passate a riscrivere.
Ce li ho ancora quei quadernoni, letti, sottolineati, risottolineati, imparati, anzi, uno dei miei grandi rimpianti è di aver venduto, tra gli altri, i libri di testo del suo esame, che non erano suoi ma di Miglio (quando non si era ancora invaghito della Lega) e altri. Alla fine presi un bel 27, che contribuì alla media ma non mi permise comunque di fare la tesi con lui, che accettava soltanto studenti dal 28 di media in su.

Su Monti e gli altri, di cui conosco vagamente le biografie professionali, una considerazione si impone: sono tutti esperti di qualcosa, per la precisione di quel qualcosa che gestiranno come ministri. Per una volta (la prima e l'ultima) vedremo occupato ogni dicastero da una persona che ha studiato e lavorato tutta la vita in quel settore.
Per una volta non vedremo Mastella o Castelli alla Giustizia, Giovanardi alla famiglia, Burlando ai Trasporti, la Carfagna alle Pari Opportunità, Rutelli che non sa neanche l'inglese ai Beni Culturali.

Governo delle banche? Governo della Goldman Sachs? Governo dei bocconiani? Sono solo sciocchezze un tanto al chilo.
A prescindere che, da anni, mi sono convinta che noi italiani non siamo ancora maturi per la democrazia (vedi anche il gustoso sfottò su Carmilla...) e che andremmo direttamente commissariati dalla UE.

Ma comunque la si voglia vedere, resta il fatto che, ad esempio, le donne chiamate da Monti non sono le mogli, le amanti, le pretoriane di qualcuno: sono lì per i loro meriti personali e non per quelli del loro chirurgo plastico.
Prendiamo la Cancellieri: già prefetto di lungo corso, fu inviata da Maroni a salvare la città di Bologna, in qualità di commissario, quando lo scandalo Cinzia Cracchi travolse l'indegno sindaco Delbono, Pd e pure mantovano d'origine; poi, quest'anno, lo stesso compito le è toccato per Parma, dove è toccato alla stracorrotta giunta di centrodestra guidata da Pietro Vignali dimettersi in blocco dopo che da mesi i cittadini esasperati chiedevano loro di sparire.
E chiediamoci: è di destra, è di sinistra, è un'incapace, questa signora? Non credo, credo anzi che sia uno di quei personaggi poco glamour ma con molta sostanza che vengono spediti a recuperare le situazioni disperate quando gli eletti, i democraticamente eletti, si mostrano incapaci e soprattutto indegni.

Passera, al di là delle facili ironie che anche a me vengono spontanee (con un nome così in organico, neppure Berlusconi può avere qualcosa da ridire), è quello che ha risanato i bilanci del carrozzone Poste Italiane e creato il gruppo bancario Intesa-San Paolo.

La Fornero, allieva di Castellino e moglie di Deaglio (l'economista, non il giornalista), è una superesperta di welfare e soprattutto di pensioni, e sta già pensando a una riforma più equa per tutti e più flessibile per tutti, nonché a maggiori tutele per le donne lavoratrici in maternità.

E potrei continuare, ma lo spread non è ancora sceso e i ministri non hanno ancora avuto il tempo di fare niente.
Per cui mi limito agli auguri di fare bene, di fare il bene del Paese e di farlo in fretta. Peggio dei precedenti, non è possibile.

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