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contributo inviato da Achille_Passoni il 16 novembre 2011


A sette mesi dalla sentenza sul rogo della Thyssen che aveva condannato il manager Herald Espenhahn a 16 anni e 6 mesi per incendio, omissioni dolose di norme antinfortunistiche e soprattutto per omicidio volontario, i giudici della Corte d'Assise di Torino hanno reso pubbliche le motivazioni di quella storica condanna.

Nel fascicolo di oltre 500 pagine, i giudici chiariscono che l’ad tedesco, persona definita “autorevole, competente e scrupolosa”, era ben consapevole dei rischi che si correvano nello stabilimento e nonostante ciò “decideva di non fare nulla in tema di fire prevention nella fabbrica torinese, pur mantenendola attiva, pur continuando la produzione in quelle condizioni di completo azzeramento delle condizioni minime di sicurezza”.

E’ la conferma di come quel rogo fu una strage sul lavoro provocata da un insieme di noncuranza e spietati interessi economici: sarebbe bastato infatti un investimento di un milione di euro (sugli oltre 16 stanziati dal gruppo tedesco per la sicurezza in Italia) per dotare la linea 5 di un impianto automatico di spegnimento del fuoco. L’investimento però fu posticipato alla chiusura e al trasferimento degli impianti a Terni, costringendo gli operai a lavorare in condizioni di assoluta insicurezza ed esponendoli a un rischio enorme, concretizzatosi in quel maledetto incendio in cui persero la vita sette di loro.

Sono motivazioni molto chiare, a giustificazione di una sentenza senza precedenti e per questo importantissima per tutti i lavoratori, che mi auguro servirà per evitare il ripetersi in futuro di simili terribili tragedie.
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