.
contributo inviato da Marianna Madia il 15 novembre 2011

Interpellanza urgente 2-01228 presentata da

MARIA GRAZIA GATTI
giovedì 6 ottobre 2011, seduta n.530

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:

il decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, «Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo», convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, dispone all'articolo 11 i livelli essenziali di tutela nella promozione e realizzazione dei tirocini formativi e d'orientamento;

la normativa stabilisce che i tirocini formativi e di orientamento non curriculari non possano avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese, e possano essere promossi unicamente a favore di neo-diplomati o neo-laureati entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento del relativo titolo di studio; nell'articolo vengono specificate alcune categorie protette (disabili, invalidi, e altri);

la direzione generale per le politiche dei servizi e la direzione generale per l'attività ispettiva del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha emanato, in data 12 settembre 2011, la circolare n. 24, concernente: «articolo 11 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, livelli essenziali in materia di tirocini formativi: primi chiarimenti»;

la circolare oltre a ribadire la competenza esclusiva delle regioni nella regolamentazione dei tirocini - stabilita dalla sentenza della Corte costituzionale n. 50 del 2005 - amplia il campo di esclusione dell'articolo 11, specificando che non rientrano nella nuova normativa «i tirocini di cosiddetto reinserimento/inserimento al lavoro svolti principalmente a favore dei disoccupati, compresi i lavoratori in mobilità, e altre esperienze a favore degli inoccupati la cui regolamentazione rimane integralmente affidata alle regioni fermo restando, per quanto attiene la durata massima, il disposto di cui all'articolo 7, comma 1, lett. B)» del decreto ministeriale 25 marzo 1998 n. 142;

la Camera dei deputati ha approvato, in data 14 settembre 2011, l'ordine del giorno 9/4612/105, a prima firma dell'onorevole Madia, che impegna il Governo: a promuovere un'intesa complessiva con le regioni in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano per l'individuazione dei livelli essenziali di tutela in materia dei tirocini formativi e di orientamento, secondo criteri che valorizzino il percorso formativo e di orientamento al lavoro del tirocinante, e impediscano un uso distorto e abusivo dello strumento dei tirocini;

l'ordine del giorno impegna altresì il governo a promuovere, ferma restando la piena autonomia regionale in materia, la diffusione di buone pratiche adottate da alcune legislazioni regionali per l'adozione di tirocini che: creino un contatto diretto tra una persona in cerca di lavoro ed un'azienda allo scopo sia di permettere al tirocinante di acquisire un'esperienza per arricchire il curriculum sia di favorire una possibile costituzione di un rapporto di lavoro con l'azienda ospitante; abbiano un contenuto formativo evidente e non siano utilizzati per funzioni meramente esecutive; non vengano attivati dalle aziende per sostituire i contratti a termine nei periodi di picco delle attività e non possono essere utilizzati per sostituire il personale dell'azienda nei periodi di malattia, maternità o ferie né per ricoprire ruoli necessari all'organizzazione aziendale; siano realizzati da aziende in regola con la normativa sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, e che non abbiano effettuato licenziamenti, fatti salvi quelli per giusta causa e fatti salvi specifici accordi sindacali con le organizzazioni provinciali più rappresentative nei 24 mesi precedenti l'attivazione del tirocinio e/o non avere procedure di CIG straordinaria o in deroga in corso per attività equivalenti a quelle del tirocinio;

nella stessa seduta dell'Assemblea della Camera dei deputati è stato accolto un altro ordine del giorno, n. 9/4612/106, a prima firma dell'onorevole Gatti, con il quale si impegnava il Governo a inserire espressamente gli stranieri richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale nell'elenco dei soggetti esclusi dalle disposizioni contenute nell'articolo 11;

l'applicazione dell'articolo 11 ha già fatto sentire i suoi effetti, risulta agli interroganti che diverse aziende toscane, nonostante la regione Toscana abbia promosso una propria normativa regionale e ignorando quanto disposto dalla circolare ministeriale, anche per l'incertezza normativa tuttora esistente sulla gerarchia delle fonti e, in particolare, sulla differenza tra tirocini formativi e tirocini di inserimento al lavoro, abbiano inizialmente bloccato i tirocini;

la regione Toscana intende promuovere ricorso alla Corte costituzionale avverso il suddetto articolo 11 in quanto in contrasto con la competenza legislativa esclusiva regionale in materia professionale, di cui all'articolo 117, commi 3 e 4 della Costituzione;

nel frattempo, per ovviare a questa situazione di estrema confusione, la giunta regionale Toscana, «ritenuto che la disposizione dell'articolo 11 del citato decreto-legge n. 138 del 2011 sia limitata alla tipologia dei tirocini di formazione e orientamento e che sia opportuno individuare in via sperimentale, nelle more dell'approvazione della legge regionale in materia, altre tipologie di tirocinio destinate ai soggetti inoccupati e disoccupati nonché a soggetti svantaggiati, per offrire loro un'esperienza formativa e l'opportunità di un inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro», ha deliberato, in data 3 ottobre 2011, l'integrazione della «Carta dei tirocini e stage di qualità in Regione Toscana», la quale permette, fra le altre cose, l'accesso, allo stagista, di un rimborso spese di 400 euro al mese finanziato per metà da stanziamenti regionali;

a parte il caso appena citato, a più di due settimane dall'emanazione della circolare continua a sussistere nelle varie realtà regionali una situazione di confusione tra la normativa regionale, la normativa nazionale che di fatto rischia di vanificare quanto disposto dalle regioni, e la circolare del Ministero che non trova ancora concreta applicazione. A farne le spese sono gli stagisti bloccati nei loro percorsi e le aziende che vorrebbero avvalersene -:

quali iniziative abbia adottato allo scopo di dare attuazione agli ordini del giorno n. 9/4612/105 e n. 9/4612/106 concernenti la definizione dei livelli essenziali di tutela per i tirocinanti e l'esclusione degli stranieri richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale dall'ambito di applicazione dell'articolo 11;

se, vista la situazione di estrema confusione provocata dalla coesistenza di diverse e contrastanti disposizioni normative, di differente livello gerarchico, relative alla disciplina dei tirocini, non intenda intervenire per chiarire, anche attraverso un'iniziativa urgente anche normativa, le disposizioni più controverse del suddetto articolo 11, che sono in contrasto con le normative regionali vigenti e stanno provocando gravi disagi per l'attivazione dei tirocini.

(2-01228)
«Gatti, Madia, Miglioli, Gnecchi, Albini, Murer, Damiano, Bobba, Boccuzzi, Mosca, Bellanova, Vico, Genovese, Miotto, Concia, Cenni, Mattesini, Pollastrini, Pompili, Codurelli, Santagata, Giacomelli, Meta, Lulli, Mastromauro, Trappolino, Giorgio Merlo, Rossomando, Rigoni, Froner, Tocci, Bucchino, Sposetti, Brandolini, Agostini, Bressa, De Torre, Farinone, Fedi, Zampa».
 

20 ottobre 2011 Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 15,40).

(Iniziative per una corretta interpretazione della normativa sui livelli essenziali di tutela nella promozione e realizzazione dei tirocini formativi e d'orientamento - n. 2-01228)

PRESIDENTE. L'onorevole Gatti ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01228, concernente iniziative per una corretta interpretazione della normativa sui livelli essenziali di tutela nella promozione e realizzazione dei tirocini formativi e d'orientamento (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).

MARIA GRAZIA GATTI. Signor Presidente, l'interpellanza urgente in oggetto vuole sollecitare il Governo ad adottare iniziative urgenti, anche di tipo normativo, in grado di risolvere l'estrema confusione che si è generata, nelle diverse regioni, nella gestione dei tirocini, a seguito dell'emanazione, il 13 agosto 2011, del decreto-legge n. 138 e, in particolare, dell'articolo 11, e, successivamente, della circolare datata 12 settembre 2011, relativa al predetto articolo. In tale circolare, si dice di voler dare i primi chiarimenti sui livelli essenziali in materia di tirocini formativi ma, nei fatti, si interviene in modo sostanziale sul provvedimento, creando immediatamente un problema di gerarchia delle fonti. Pag. 39
Faccio notare che, in quest'Aula, abbiamo approvato la legge di conversione del decreto-legge n. 138 il 13 settembre 2011, quindi, il giorno dopo l'emanazione della circolare. Questo significa che vi era stato un grande dibattito, una grande riflessione: si era ipotizzata una soluzione che poteva essere una soluzione normativa, senza ulteriori ingarbugliamenti né problemi di gerarchia delle fonti.
Quali sono i problemi? In primo luogo, la competenza regionale. I tirocini formativi sono di competenza regionale.
In secondo luogo, la necessità di avere, oltre all'accordo della Conferenza Stato-regioni, l'accordo delle parti sociali. Era stato promesso loro, alla fine del procedimento che aveva portato, in modo molto positivo, alla sottoscrizione dell'avviso comune sull'apprendistato, che lo stesso tipo di percorso sarebbe stato fatto in relazione ai tirocini formativi. Questo non è stato.
Il terzo problema è quello che mi sembra più pesante. È come se questa norma fosse stata scritta da qualcuno che conosce solo teoricamente i tirocini formativi e che non ha idea di quale sia la realtà. Provo a dare alcune indicazioni ed alcuni elementi, che sono, fra l'altro, il frutto dell'indagine conoscitiva che stiamo svolgendo presso la Commissione lavoro, in relazione alla difficoltà di accesso dei giovani al mondo del lavoro.
Quanti sono gli stagisti e i tirocinanti? L'ultimo rapporto Excelsior ne censisce 310 mila nel settore privato. Non si sa quanti ne sono stati attivati nel pubblico impiego: avevamo chiesto, anche attraverso un'interrogazione a prima firma dell'onorevole Mattesini, in primavera, di avere informazioni a questo proposito dal Ministro Brunetta, ma ancora non ci è stata data risposta. Tuttavia, alcuni dati di Alma Laurea, alcune stime, parlano di un numero variabile tra i 150 mila e i 200 mila. Quindi, stiamo parlando di circa 500 mila persone ogni anno.
L'utilizzo: sono utilizzati pochissimo per i giovanissimi. I progetti di alternanza scuola-lavoro sono molto pochi e, molto spesso, relegati agli istituti professionali; vengono, invece, molto utilizzati su persone già adulte. È molto frequente lo stage post laurea o post master, fra l'altro, non previsto assolutamente dal provvedimento; vi è, inoltre, una fascia non piccola di trenta-quarantenni, soprattutto, nelle fasi successive alla perdita del posto di lavoro. Si tratta di un altro buco enorme nel provvedimento: sicuramente non è possibile svolgere, entro un anno dalla laurea, uno stage di questo tipo. Esso viene utilizzato per tutti i generi di lavoro, dall'ingegnere alla commessa, al barista, passando per i giornalisti: noi ne abbiamo contezza semplicemente attraversando il «Transatlantico» molto spesso.
Tra l'altro, con riferimento agli stage gratuiti, la situazione è assolutamente sfuggita di controllo: vi sono diverse centinaia di enti promotori che non sono in grado di monitorare gli abusi, che non sono in rete, che non hanno alcun contatto fra di loro.
Qui, permettetemi di riportare una riflessione che la dottoressa Eleonora Voltolina, direttore della testata online Repubblicadeglistagisti.it, ha esposto in una audizione in Commissione lavoro: «Si è creata in Italia una situazione non più sostenibile. Si è spezzato il legame fra lavoro e retribuzione. Ora qualcuno potrà dire: ma gli stagisti e i praticanti non sono lavoratori e per questo non hanno diritto ad una retribuzione? A una retribuzione forse no, è vero. Ma ad un compenso sì. Perché ogni persona che dedichi tempo ed energia ad una attività e che contribuisca attraverso il suo apporto alla quotidianità e al profitto di una organizzazione ha diritto di vedere riconosciuto, anche economicamente, questo apporto». E aggiungeva: «La questione della remunerazione quindi è centrale per ripartire. Non è più accettabile che i giovani passino mesi e mesi devolvendo il loro tempo gratis come se fosse volontariato. Tra l'altro gli stage gratuiti sono pericolosi anche perché alimentano la già preoccupante immobilità sociale del nostro Paese permettendo che soli i figli delle famiglie abbienti possano affrontare periodi di formazione aggiuntiva non pagata». Pag. 40
Ho citato la dottoressa Voltolina perché lei ha rilevato come l'intervento normativo a cui si fa riferimento nell'interpellanza urgente, sul punto del compenso non dice nulla e lei precisa e pensa che sia una mancanza grave. In relazione alla circolare dice che questa in pratica smentisce i paletti posti dalla legge attraverso una sorte di escamotage. Si afferma cioè che quei paletti valgono solo per i tirocini formativi e di orientamento e si pretende che ne esistano altri definiti di cosiddetto inserimento o reinserimento lavorativo per i quali dovrebbero valere altre regole. Quali regole, non è dato sapere, in quanto nell'ordinamento si è sempre e soltanto parlato di tirocini formativi intendendo con questa definizione tutti i tirocini. Questa distinzione rischia di creare una sorta di scappatoia per utilizzare i tirocini ad libitum, anche per persone adulte e che da tempo hanno concluso gli studi. Del resto il provvedimento aveva innescato molte polemiche, sia con le regioni, come dicevo prima, sia con le parti sociali. A questo proposito riporto anche qui le dichiarazioni dell'assessore Simoncini, assessore al lavoro della regione Toscana e coordinatore degli assessori al lavoro nella Conferenza Stato-regioni, che ha dichiarato in un'intervista che contro l'articolo 11 della manovra faranno, come annunciato, ricorso alla Corte costituzionale.
Non possiamo che confermare un parere negativo sia nel metodo che nel merito. Nel metodo perché si tratta di una competenza delle regioni, nel merito perché si rischia di vanificare l'obiettivo di riportare questo strumento ad un corretto uso. Anche la circolare emanata qualche giorno fa dal Ministero del lavoro non rimedia ai limiti inseriti dalla legge, è soltanto una toppa che salvaguarda, è vero, i tirocini attivati in Toscana da giugno fino all'entrata in vigore della legge, ma non basta a mitigare i limiti introdotti nella manovra.
Vi è poi un problema di natura giuridica che appare insormontabile visto che una circolare non può contraddire quello che è sancito da una legge. Per quanto riguarda le parti sociali, sottosegretario, e mi avvio a concludere l'illustrazione, riporto la dichiarazione di Guglielmo Loy, segretario confederale UIL: «La riforma ha ingessato l'istituto» (...), sarebbe stato saggio concludere il dibattito fra Governo, regioni e parti sociali iniziato all'indomani dell'intesa sull'apprendistato (...)». In attesa di delucidazioni, il mondo imprenditoriale potrebbe ridurre il ricorso allo strumento. In effetti, a quanto mi risulta sta succedendo proprio questo. È per questo, sottosegretario, che abbiamo chiesto al Governo se, vista la situazione di estrema confusione provocata dalla coesistenza di diverse e contrastanti disposizioni normative di differente livello gerarchico relativa alla disciplina dei tirocini, non intenda intervenire per chiarire, anche attraverso un'iniziativa urgente, anche normativa, le disposizioni più controverse del suddetto articolo 11 che sono in contrasto con le normative regionali vigenti e stanno provocando gravi disagi per l'attivazione dei tirocini.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Laura Ravetto, ha facoltà di rispondere.

LAURA RAVETTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, l'interpellanza urgente presentata dall'onorevole Gatti concede di precisare le ragioni del recente intervento normativo varato nel contesto della manovra estiva a proposito dei tirocini formativi. In merito, vado a leggere quanto trasmesso dal Ministero competente.
L'articolo 11 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, disciplina soltanto i tirocini formativi e di orientamento, legati alla transizione dalla scuola al mercato del lavoro, mentre non si rivolge ai tirocini che possono essere utilizzati per reimpiegare adulti nel mercato del lavoro.
In questo senso i limiti che vengono introdotti (la durata massima, comprese le proroghe, non superiore a sei mesi; la fruibilità esclusivamente da parte di neo Pag. 41diplomati o neo laureati entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento del relativo titolo di studio) sono funzionali a rendere il tirocinio strettamente correlato all'attività di apprendimento, nonché a evitare quegli abusi che Governo, regioni, province autonome e parti sociali hanno stigmatizzato in occasione della sottoscrizione dell'intesa del 27 ottobre 2010 allorquando, fra i compiti assegnati al tavolo tripartito, hanno demandato la «definizione di un quadro più razionale ed efficiente dei tirocini formativi e di orientamento al fine di valorizzarne la potenzialità in termini di occupabilità».
Tali limiti, però, non operano nei confronti di alcune determinate categorie di tirocinanti, elencate in modo non esaustivo dall'articolo 11, cui continuano ad applicarsi norme speciali. È il caso, ad esempio, delle convenzioni previste al fine di favorire l'inserimento lavorativo dei disabili ex articolo 11, comma 2, della legge n. 68 del 1999. È il caso, altresì, dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale ai quali è possibile accedere ad iniziative di formazione qualificabili come tirocini, soltanto che ad essi si applica la disciplina speciale recata dal decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140.
Conseguentemente, può allo stato affermarsi che l'attuale formulazione dell'articolo 11 non preclude a tali categorie di soggetti, evidentemente meritevoli di particolari tutele, di accedere a tirocini formativi. Più semplicemente, la nuova disciplina introdotta nel corso del 2011 lascia inalterata la possibilità di accedere a forme di tirocini già previste dalla pregressa normativa.
Con riferimento al rispetto degli impegni contenuti nell'ordine del giorno Madia n. 9/4612/105 che possono essere conseguiti attraverso forme di cooperazione istituzionale e non attraverso strumenti normativi (si tratta, infatti, di intese e best practice), segnalo che sono state avviate, nello spirito di leale collaborazione interistituzionale, talune interlocuzioni fra le competenti strutture ministeriali e il coordinamento delle regioni finalizzate a stilare delle linee guida per l'individuazione dei livelli essenziali di tutela in materia di tirocini formativi e di orientamento.
Per quanto concerne, poi, i chiarimenti relativi alla disciplina dei tirocini, si fa presente che le competenti direzioni generali del Ministero del lavoro, già lo scorso 12 settembre hanno emanato una circolare, richiamata dall'onorevole interpellante, nonché hanno attivato un servizio di risposta ai quesiti più frequenti pubblicati e implementati settimanalmente sul sito istituzionale.
Per quanto concerne, infine, l'ipotizzata adozione di un'iniziativa urgente, anche normativa, volta a dirimere le principali questioni interpretative poste dall'attuale formulazione dell'articolo 11, si conferma che è intenzione del Governo assicurare la coerenza ed organicità del quadro normativo in materia, ma che, allo stesso tempo, non appare opportuno porre in essere continue modifiche normative non adeguatamente ponderate nelle loro complesse implicazioni sistematiche.

PRESIDENTE. L'onorevole Gatti ha facoltà di replicare.

MARIA GRAZIA GATTI. Signor Presidente, sottosegretario, in effetti, le mie richieste nell'interpellanza erano due. In primo luogo, come avesse intenzione il Governo di dare attuazione a due ordini del giorno, uno relativo al fatto che nell'elenco delle categorie speciali contenuto nell'articolo 11 non erano previsti i rifugiati, l'altro relativo alla richiesta di trasmissione di buone pratiche, che sono presenti in molte regioni.
La mia regione, in modo particolare, la Toscana, ha adottato una serie di delibere, una Carta dei tirocini ed è partito un progetto, «Giovani sì», che prevede, assieme ad un'altra serie di interventi, la possibilità di attivare stage e tirocini con una serie di caratteristiche e a cui viene anche riconosciuto un compenso.
Per la prima fase metà di questo compenso (200 euro) viene messo dall'impresa che attiva lo stage e altri 200 euro vengono dati dalla regione Toscana, ristabilendo Pag. 42quella sorta di forma di compenso a cui faceva riferimento anche la dottoressa Voltolina di cui ho riportato le considerazioni.
Però, sottosegretario, ero perfettamente a conoscenza del fatto che fosse stata emanata la circolare, conosco perfettamente l'articolo 11 e ho posto un problema relativamente al fatto che c'è una situazione di confusione. Infatti, non è possibile dare delle correzioni sostanziali, per esempio aggiungendo un elemento a un elenco contenuto in una norma con una circolare, oppure, come ha fatto il Ministero con quella circolare, dare una definizione molto fantasiosa di tirocinio.
È veramente molto difficile ritrovare quali siano le norme a cui ci si deve riferire per attivare questi tirocini. Vi chiederei veramente di assumere un atteggiamento più concreto e orientato alla soluzione dei problemi.
Siccome lo spirito originario (cancellare gli abusi nell'utilizzo dei tirocini) è veramente meritorio - penso che ci sia una situazione di estrema confusione e di estremo abuso - la cosa da fare in modo molto esplicito, signor sottosegretario, e che vi chiedo di fare è di riaprire il confronto con la Conferenza Stato-regioni e con le parti sociali e, al prossimo provvedimento, fare un emendamento all'articolo 11 che raccolga gli avvisi comuni e gli accordi fatti nella Conferenza Stato-regioni.
Fra l'altro, nell'intervista che ho letto dell'assessore Simoncini c'è anche una disponibilità in questo senso. Evitate di dare risposte così burocratiche, perché si torna sempre a sottolineare quella cosa che dicevo prima. È come se ci fosse una conoscenza teorica delle cose e non una conoscenza materiale dei processi.
In una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo, con la disoccupazione giovanile a questi punti e con la disoccupazione a questi tassi, c'è un rischio concreto di abuso. Ci sono lavoratori in mobilità a cui vengono prospettati gli stage perché sono l'unica cosa che passa il convento (è questo che gli viene detto dalle agenzie), per cui non è possibile dare una risposta ti questo tipo.
Bloccare questo tipo di intervento e non affrontare il problema del compenso, a mio avviso, è molto grave e quindi sono insoddisfatta della sua risposta signor sottosegretario, mi dispiace (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).



 

TAG:  LAVORO  GIOVANI  GATTI  STAGE  TOSCANA  SACCONI  MADIA 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
7 aprile 2008
attivita' nel PDnetwork