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contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 11 novembre 2011

estetica del metal

Negli Stati Uniti This is Spinal Tap (di Rob Reiner, USA 1984) è un cult, citatissimo ovunque, Simpson compresi; in Italia non l’ha visto nessuno o quasi, circola in modo carbonaro su internet ma non è mai stato distribuito in lingua italiana, del resto l’originale rende molto di più quindi scaricatevelo o compratelo su Amazon.
Se ancora si trova.

Incredibile a dirsi, ma da noi il regista di una delle più brillanti commedie di sempre, Hally ti presento Sally, che secondo me – grazie soprattutto alla sceneggiatrice Nora Ephron, diamo a cesare quel che è di cesare – ha dialoghi di rara perfezione e comicità, rimane ingiustamente sconosciuto ai più come autore che, se non ha inventato, ha quantomeno codificato il genere mockumentary (falso documentario a scopo parodistico).

E allora io come ho fatto a scoprirlo? Per puro caso, grazie alla recensione di un cinefilo appassionato su Carmillaonline.

In This is Spinal Tap c’è la presa in giro di tutto, ma quasi tutto quello che agita e rende ridicolo il mondo del rock.
Dai passaggi delle mode (innocuo folk, flower power anni 70, heavy metal, satanismo) alle mogli autoritarie dei divi, dalle bionde chiome alla Van Halen a baffoni + capezzoli scoperti + ascelle pelose stile Freddie Mercury, dai batteristi misteriosamente deceduti (come non ricordarsi di Brian Jones) alle groupies, dalle profondissime frasi prive di significato tipiche delle rockstar quando si fanno intervistare alle schitarrate la cui qualità viene certificata dalla durata e dall’uso contemporaneo di violini, dita dei piedi e amplificatori da 11.

Senza contare che, essendo il film girato nei primi anni 80, per noi che lo vediamo oggi c’è anche l’agghiacciante constatazione di quanto in basso la moda maschile e soprattutto femminile sia potuta scendere in quel decennio, tra fiocchettoni, frange, capelli cotonati, balze, trine e altre esuberanze.

Se proprio dovessi trovargli un difettuccio, sarebbe che della famosa triade sex & drug & rock&roll, di droga qui se ne vede pochissima: fumano sempre tutti, ma alla fine non si vedono altre trasgressioni di tipo chimico in scena.
Ma pazienza. Il resto è da sbigolarsi dal ridere.

Personalmente ho sghignazzato per tutto il film, con particolare riferimento all’autocombustione di uno dei tanti batteristi succedutisi in questo ruolo menagramo (“Succede a circa venti persone l’anno”) e alle tutine di latex dei protagonisti (nere, rosse, leopardate, quadrettate, borchiate), ma le scene in cui mi sono scese irrefrenabili lacrime sono state due.

Quella delle tre bare verticali che dovrebbero aprirsi in scena (brrrivido per i fan!), ma in effetti se ne aprono solo due, il bassista rimane chiuso dentro, picchia, arrivano i tecnici e infine lo liberano con la fiamma ossidrica:

ma una bara non si apre...


E quella in cui gli Spinal Tap cantano uno dei loro successoni storici, Stonehenge: nel testo ci sono gatti che miagolano e io e te ci prenderemo per mano, mentre sul palco si avvicendano tenebrosi cappucci medievali, kajal in abbondanza, gotiche voci dall’oltretomba, annunci pseudosatanici, pseudoambientalisti e pseudoneolitici, nani danzanti e – per errore del manager durante l’ordinazione del prodotto – un megalite alto purtroppo 35 cm:

gli Spinal tap, i nani e il megalite



Leggetevi qualche recensione italiana; sono tutti divertiti omaggi al genio di Reiner:

http://www.cineblog.it/post/9583/i-cultissimi-di-cineblog-this-is-spinal-tap-di-rob-reiner-recensione-e-foto-gallery

http://falsidocumentari.blogspot.com/2007/02/this-is-spinal-tap-di-rob-reiner.html

http://www.bizzarrocinema.it/component/option,com_jmovies/task,detail/id,260/

In rete si trovano anche false recensioni di inesistenti album degli Spinal Tap: vedere per credere http://www.debaser.it/recensionidb/ID_33530/Spinal_Tap_Intravenus_De_Milo.htm

http://www.outsidersmusica.it/recensione/spinal-tap-tra-realta-e-finzione/ (dove si sostiene anche che nel 2010 gli Spinal Tap (cioè chi, di preciso?) abbiamo partecipato al Live Earth di Londra.


Comunque, fa sempre piacere scoprire che, ancora dopo venticinque anni e più, Top Secret (di Jim Abrahams, David Zucker e Jerry Zucker, Usa 1984, stesso anno di This is Spinal Tap), fa ancora la sua porca figura.
Anche solo il primo tempo!

TAG:  HARRY TI PRESENTO SALLY  CINEMA  CULTURA  CARMILLAONLINE  MUSICA  FILM  RECENSIONE  ROCK  TOP SECRET  ROB REINER  THIS IS SPINAL TAP  MOCKUMENTARY 

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