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contributo inviato da enrico.righi il 7 novembre 2011

 

Caro Renzi vorrei essere breve ma non posso, contro ogni luogo comune, perché la brevità se talvolta è una virtù a fronte di argomenti seri e importanti può risultare inopportuna e disadatta.


 

Ritengo che la Leopolda sia stato un momento di grande effervescenza politica ed emotiva. Non credo però che nessuno degli interventi sia stato davvero significativo e capace di proporre idee originali e dal contenuto chiaramente innovativo. Nonostante i contributi pervenuti dal palco siano stati per lo più apprezzabili e condivisibili, e non solo per l'autorevolezza dei relatori, l'intera discussione ha finito per galleggiare sulla genericità di considerazioni, proposte e idee a dire il vero scontate, affatto innovative o addirittura modeste nelle ambizioni. Tutt'altro che un Big Bang.

Piuttosto solo qualche Big e poco o zero “Bang” escluso l'aver indispettito - e speriamo un po' smosso - la gerontocrazia del PD.

A mio avviso l'intera manifestazione è stata contrassegnata da una buona dose d'ingenuità e da fattori di estemporaneità. In sintesi è accaduto qualcosa di meno interessante di quanto si sarebbe potuto realizzare in una qualsiasi aula universitaria aprendola al dibattito e dando voce agli studenti.

Con la differenza che in quelle circostanze si può davvero percepire il linguaggio “imberbe” delle nuove generazioni, i loro pensieri, le loro opinioni e udire, da spettatore e con non poca emozione, quell'immancabile susseguirsi di voci, realmente giovani, piene di fervore ed entusiasmo; magari anche solo per aver ottenuto ascolto, una volta tanto. Se si trattava però di confronto politico e/o sulle idee, e uno avesse voluto prendere appunti su inedite proposte che da lì sarebbero potute scaturire (aggiungo sarebbero dovute), il suo quadernone sarebbe rimasto con le pagine completamente bianche: nessun ragionamento articolato degno di nota, nessuna parvenza di soluzione che valesse la pena trascrivere.

Ciò che ne rimane è un duplice senso di pieno e vuoto, come dopo aver assistito al concerto di uno dei propri cantanti preferiti, nella sua nuova e più attesa veste cantautoriale. Il vuoto sta nelle nella delusione di constatare che le nuove canzoni ci piacciono meno delle vecchie ma l'emozione trasferita al pubblico– ecco il pieno - pur passeggera, è stata grande.

Potrei fare un altro esempio più cinico, per essere chiaro, spostando la scena nell'ambito di una trasmissione televisiva giornalistica in cui i vari ospiti commentano alcune notizie poco approfondite, di cui poco si sa ma delle quali ognuno vorrebbe, per deduzione logica, trarne fatti e dettagli. Le ragioni dell'uno non possono prevalere su quelle dell'altro e questo è ciò che più li rassicura. Ognuno, però, ha potuto esibirsi facendo sfoggio di eloquenza e retorica, di buona comunicazione condita anche di luoghi comuni (quelli sì ti danno sempre ragione) e in quella circostanza, a video, in fondo, era ciò che più importava (l'immagine su tutto).

In definitiva, la sensazione a posteriori, è che lo slogan del big-bang abbia davvero esercitato il suo effetto cosmogonico deflagrante il quale, per ironia della sorte, ha spazzato via - o meglio estinto - non tanto gli ironici brontosauri della politica quanto i contenuti appena esortati dalla convention.

 

Sicuramente non ci piacciono le idee imposte, calate dall'alto, tanto meno riesumare schemi ideologici o assiomi politici cui fare sommessamente riferimento. Nemmeno però ci piace il pragmatismo della prima ora, quel modo pratico e tecnicista di approcciare la politica che se pure ha una sua efficacia immediata è di scarsa durata e, soprattutto, poco alimenta o attinge, che dir si voglia, da quella idea progressista di cambiamento che a me personalmente sta a cuore. Non si tratta di stroncare con il passato, è stata la nostra culla. Si tratta di oltrepassarne i confini, di delineare un progetto nuovo per le generazioni future entro cui possa ritrovarsi un nesso tra ciò che siamo stati e ciò che vorremmo diventare. E' vero, viviamo in una società “liquida”, dice il sociologo Zygmunt Bauman e in molti ormai, ma le grandi idee non lo sono, non soggiaciono alle stesse regole. Esse debbono avere una loro consistenza, “palpabilità” e, in un certo senso, estraniarsi dal contesto in cui vengono formulate per poter sopravvivere a fatti e vicende del tempo presente.

Insomma, è mancato un pensiero politico alto, la forza di fare un balzo oltre il guado; la capacità di cercare per ragionamenti un approdo culturale “alternativo” (che peraltro già esiste pur non godendo di considerazione mediatica) in grado di contrapporsi all'egemonia culturale (per dirla con Gramsci – vedi si può citare) di una classe dominante che adesso, mentre gira le spalle a Berlusconi, si è messa alla febbrile ricerca di un nuovo leader che lo sostutuisca. Non dico un'analisi ma almeno una visione politica e della politica, quella sì, si sarebbe dovuta tracciare.

E dentro il PD, non fuori. Quello che manca, a mio avviso, non sono nemmeno le idee, ma qualcuno in grado di strutturarle in un pensiero compiuto, culturalmente avanzato, incardinato su alcuni punti fermi e su delle priorità ben definite.

Tutto ciò guardando anche indietro, con coraggio, con più coraggio di quanto non si guardi avanti.

Internet, il computer o la mela di Steve Jobs non sono niente, nulla significano e non serve aver letto Neil Postamn per sapere che le nuove tecnologie non sono di per né buone né cattive; soprattutto mai dovrebbero essere usate per sancire divari generazionali. Non basta parlare di meritocrazia a gran voce, non basta proporre ricette e tanto meno amnistie per promuovere l'avvento di una nuova classe dirigente e tenerla al riparo dalla corruzione e dal malaffare. Tutto ciò non è giovane, è puerile.

Ancora meno entusiasmano le 100 ricettine: sono troppe e paradossalmente poche.

Mi permetto di fare ancora qualche considerazione e dare qualche imput.

Per esempio: la liberalizzazione dell'ordini è una proposta già avanzata, e giustamente, dal PD in passato; è ormai usata e consunta per effetto del governo in carica che in queste ore l'ha spacciata come una delle soluzioni per uscire dalla crisi. E poi il nucleare e la privatizzazione dell'acqua: non è credibile sostenerle entrambi. Alla faccia dell'esito referendario e dei cittadini che sono andati a votare. Io non sono affatto sicuro che questi temi collimino con le aspettative del tuo potenziale elettorato.

E ancora: bisognerebbe puntare sulle fonti di energia rinnovabile e sulle tecnologie connesse e, pigiando il piede sull'acceleratore, incrementarne la diffusione e diversificazione su tutto il territorio (dal solare al microeolico alle low-technology in generale) . Se ti piacciono gli slogan perché non lanciare questo: fare dell'Italia “Il Paese più verde del mondo”.

Puntare su un modello diverso di agricoltura, ma ci vuole tanto? Promuovere la produzione alimentare locale, la filiera corta, il biologico e, al contempo, esportare l'immagine migliore dell'italian food nel modo può dare nuovi posti di lavoro.

La scuola: diciamo una volta per tutte che siamo per la scuola pubblica e guai a chi la tocca!

Ma sei d'accordo? Dirottiamole maggiori finanziamenti anche tramite una sorta di 5 per mille obbligatorio per legge; invece di far “cacciare” soldi continuamente alle famiglie che mandano i figli a scuola, senza criterio e con dinamiche assurde che di fatto innestano solo logiche pro-privatizzazione. E ancora: puntiamo sul patrimonio storico artistico del Paese, recuperandolo, valorizzandolo e sul Turismo. Facciamo 100 nuovi musei piuttosto che cento proposte. Investiamo con determinazione su Cultura e Ricerca. Lanciamo una nuova stagione per l'Architettura in Italia, quale motore del riscatto economico. Il paese con la maggiore densità di architetti al mondo non può rimanere condannato ad assistere impotente, e da più di mezzo secolo, allo sfascio del territorio governato esclusivamente da palazzinari immobiliaristi sciagurati e banche (vedi gli effetti devastanti del dissesto idrogeologico di questi giorni). L'Italia può e deve pretendere la migliore architettura possibile. Perché non proporre anche in questo caso lo slogan: “volumi zero”?

Demoliamo, ricostruiamo, sostituiamo, trasferiamo, recuperiamo. La nuova architettura deve stare al posto di quella vecchia e degradata: sta lì il vero giurassico. Rinnoviamo le pubbliche amministrazioni con una legge ad hoc che sostituisca gradatamente l'incompetenza con la competenza ed i requisiti, senza dover far male a nessuno (per esempio diminuiamo l'eccessivo divario tra gli stipendi dei funzionari laureati – elevandoli - e riducendoli a manager e dirigenti secondo criteri di perequazione economica basata sull'effettiva produttività e responsabilità esercitata da ciascun soggetto). Mettiamo in competizione pubblico con pubblico (ok! Buona idea).

Snelliamo la burocrazia, accorpiamo leggi e decreti con testi unici creando ordine nell'immenso guazzabuglio normativo nazionale e facciamo opere di sintetizzazione (più che ridurre le norme, che potrebbe sembrare demagogico, è bene semplificarle, chiarirle e farle rispettare); riduciamo le prassi, imponiamo tempi certi e ridotti per la disbriga delle pratiche e per l'ottenimento delle più disparate autorizzazioni: si tratterebbe di una rivoluzione a costo zero. E poi la famiglia, i giovani e l'occupazione. Agevolazioni, sconti, detrazioni in base al redditto e al numero dei figli, riesumiamo i D.I.C.O.(perché no!?); aiutiamo non solo le imprese ma anche i giovani nello start-up professionale (gratis almeno i corsi di aggiornamento obbligatori, e gli strumenti del lavoro! Un software base per intraprendere la professione di ingegnere, architetto, geometra, agronomo ecc. costa mediamente sulle 6.000 euro....altro che ordini); facciamo una legge per impedire lo sfruttamento di centinaia di migliaia di giovani lavoratori subordinati di fatto, cioè alle dipendenze di qualcuno ma costretti ad apparire “liberi professionisti” con il Fisco. Estendiamo i sussidi di disoccupazione ed assicuriamoli a tutti e introduciamo il salario minimo. Promuoviamo sistemi obbligatori di tutoraggio post-scolastico (il problema dei giovani è spesso la solitudine), almeno per il primo anno di inserimento nel modo del lavoro, implementando anche quelli che già ci sono. Defiscalizziamo in modo drastico le imprese ed in particolare per i primi tre anni, o comunque per un tempo congruo, oltre il quale non è possibile procrastinare questa sorta di regime agevolato (nel senso che se vuoi assumere e sei in grado di assumere, assumi ora, non dopo dieci anni di sfruttamento); impedendo anche la estensibilità e reiterazione del sistema oltre limiti prestabiliti. Imponiamo l'obbligo di responsabilità per le imprese che necessitano di licenziare uno o più dipendenti, per fini meramente speculativi (vedi delocalizzazioni ecc.), attraverso un modello per loro economicamente premiante, di trovare anticipatamente una diversa ed equivalente collocazione occupazionale per il proprio/propri dipendenti (non è fantapolitica).

Una sacrosanta legge contro il conflitto di interessi? Quella ce la siamo dimenticata? E poi ancora: incoraggiamo il business della pace. Un cacciabombardiere F-35 in meno (122 milioni di euro) può significare cinquanta nuovi asili pubblici in più (come minimo e considerando che il governo si è impegnato ad acquistare una dozzina di velivoli l'anno si potrebbe arrivare a 600/anno). Con gli stessi soldi si potrebbe pensare di mettere in sicurezza il Paese da crolli, esondazioni e frane. Quanto consenso potresti attirare con questa idea? Una platea immensa che va dai centri sociali, agli intellettuali di “sinistra” e parte di quelli di “destra”, dall'intero universo femminile (non è una boutade) all'associazionismo “terzomondista” e pacifista di ambito internazionale. A questo punto meglio fermarsi, idee se ne possono avere moltissime ed anche trovarne moltissime, facciamolo però rendendo partecipi i cittadini e mettendo da parte, per una volta, i super-esperti e coloro che hanno già una visibilità ed un ruolo per divulgare le proprie idee, indipendentemente dai partiti e dagli schieramenti politici (in questo senso e solo in questo senso bisogna essere un po' “grillini”). E poi finisco: guarda positivamente anche al social network del PD, è un'ottima cosa, è democratico ed è nato prima d'altri, qualcosa vorrà dire. Non cercare di distinguerti eccessivamente, significherebbe isolarsi. Difendi Bersani, con lui sei un cavallo di razza, senza sei un puledro recalcitrante.

Perdonami per i consigli impudichi di una persona comune, ma parlo da sostenitore (almeno ancora), ovviamente, e da chi non vuole che l'entusiasmo prodotto intorno alla tua persona possa sperdersi ed esaurirsi a causa di proposte usurate e convenzionali.


 

Un caro saluto


 

Enrico Righi

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commenti a questo articolo 0
commento di enrico.righi inviato il 10 novembre 2011
Fatto, e scusate per il disguido. Così potete finalmente leggerlo e, se volete, commentarlo.
Un saluto a tutti
commento di Kurtsack inviato il 10 novembre 2011
Per dare un giudizio su un soggetto che il PD ritiene adatto bisognerebbe conoscere in profondità quali sono i parametri ai quali un partito affida il giudizio sulle doti di un allegro protagonista.
Dire che i partiti rispettano il voto popolare è la più menzognera delle menzogne : i partiti si deresponsabilizzano con la scusa che spetta ai segreatri di circolo come se quest'ultimi non agissero più per manovre personali che per rispetto delle regole democratiche.
E' superfluo riandare sulle nefandezze concesse a cellule del PCI che fondavano la loro cultura politico- amministrativa sulla blasfemia accettata perchè creava consenso da pari bestemmiatori.
Finchè un partito presenta alla opinione pubblica personaggi che non hanno niente di accettabile al di fuori delle cantilene fiorentine non mi potrò identificare in un futuro accettabile per l?Italia .
Qual'è il foglio matricolare dei politici del PD ?
Cosa hanno inteso come servizio alla Nazione ? Essere riformati ?
Allora se ne stiano fra i riformati e non pretendano di mettersi al di sopra di coloro che hanno fatto fino in fondo il proprio dovere.
A Firenze , mi dicono. è ancora attiva la corte di Leopoldo.
Che Firenze voglia seguire la strada secessionista di Bossi .
Non sento troppo italiano nel linguaggio di chi pretenderebbe di dirigere .
commento di magnagrecia inviato il 8 novembre 2011
Comunicazione di servizio:

Lo devi fare tu, usando la funzione "modifica" presente a destra del 'post'.

Il sistema è un po’ incasinato e fa le bizze, ma:
Clicca su “tutti i contributi” e scorri l’indice dei ‘post’ fino a trovare il tuo (ho visto, ora è il primo), poi clicca su “modifica”.

Se occorre, prepara il testo in word, stando attento alle interlinee ed ai caratteri, perché vengono copiati pari pari, poi copi-incolli. Se occorre, fai più tentativi, così impari.

P.S.:
Ogni commento può contenere max 20-21 righe, dimensione carattere 14.


commento di enrico.righi inviato il 8 novembre 2011
TOGLIERE IL MIO CONTRIBUTO! COSì E' TUTTO TAGLIATO, RIMESCOLATO, ILLEGGIBILE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
commento di enrico.righi inviato il 8 novembre 2011
TOGLIERE IL MIO CONTRIBUTO! COSì E' TUTTO TAGLIATO, RIMESCOLATO, ILLEGGIBILE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
commento di enrico.righi inviato il 8 novembre 2011
Di seguito allego il contributo originario, LEGGIBILE. Chiederi alla redazione di aggiornare ed eliminare il contributo come sopra in quanto appare illeggibile e senza alcun senso.

"Caro Renzi vorrei essere breve ma non posso, contro ogni luogo comune, perché la brevità se talvolta è una virtù a fronte di argomenti seri e importanti può risultare inopportuna e disadatta.
Ritengo che la Leopolda sia stato un momento di grande effervescenza politica ed emotiva. Non credo però che nessuno degli interventi sia stato davvero significativo e capace di proporre idee originali e dal contenuto chiaramente innovativo. Nonostante i contributi pervenuti dal palco siano stati per lo più apprezzabili e condivisibili, e non solo per l'autorevolezza dei relatori, l'intera discussione ha finito per galleggiare sulla genericità di considerazioni, proposte e idee a dire il vero scontate, affatto innovative o addirittura modeste nelle ambizioni. Tutt'altro che un Big Bang.
Piuttosto solo qualche Big e poco o zero “Bang” escluso l'aver indispettito - e speriamo un po' smosso - la gerontocrazia del PD.
A mio avviso l'intera manifestazione è stata contrassegnata da una buona dose d'ingenuità e da fattori di estemporaneità. In sintesi è accaduto qualcosa di meno interessante di quanto si sarebbe potuto realizzare in una qualsiasi aula universitaria aprendola al dibattito e dando voce agli studenti.
Con la differenza che in quelle circostanze si può davvero percepire il linguaggio “imberbe” delle nuove generazioni, i loro pensieri, le loro opinioni e udire, da spettatore e con non poca emozione, quell'immancabile susseguirsi di voci, realmente giovani, piene di fervore ed entusiasmo; magari anche solo per aver ottenuto ascolto, una volta tanto. Se si trattava però di confronto politico e/o sulle idee, e uno avesse voluto prendere appunti su inedite proposte che da lì sarebbero potute scaturire (aggiungo sarebbero dovute), il suo quadernone sarebbe rimasto con le pagine co
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17 aprile 2008
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